giovedì 15 marzo 2018

San Longino Martire

Dal Martirologio Romano: “A Cesarea, in Cappadocia, la passione di san Longino soldato, che si dice abbia trafitto colla lancia il costato del Signore”.


PROPRIUM MISSAE
Ex Proprio pro Dioecesi Patriarcali Hierosolimitana


INTROITUS

Thren 3, 32, 33, 35.- Miserebitur, secundum multitudinem miserationum suarum: non enim humiliavit ex corde suo et abjecit filios hominum; bonus est Dominus sperantibus in eum, animæ querenti illum   ~~   Ps 88, 2.-  Misericordias Domini in æternum cantabo; in generationem et generationem   ~~   Glória  ~~  Miserebitur, secundum multitudinem miserationum suarum: non enim humiliavit ex corde suo et abjecit filios hominum; bonus est Dominus sperantibus in eum, animæ querenti illum


Thren 3, 32, 33, 35.- Avrà pietà secondo la sua grande misericordia: poiché contro il suo desiderio egli umilia e affligge i figli dell'uomo. Buono è il Signore con quelli che sperano in Lui, con l’anima che lo cerca   ~~   Ps 88, 2.-  Canterò per sempre le misericordie del Signore, di generazione in generazione   ~~   Gloria  ~~   Avrà pietà secondo la sua grande misericordia: poiché contro il suo desiderio egli umilia e affligge i figli dell'uomo. Buono è il Signore con quelli che sperano in Lui, con l’anima che lo cerca



Gloria



ORATIO

Oremus

Domine Jesu Christe, qui dixisti: Si exaltatus fuero a terra, omnia traham ad meipsum; præsta, quæsumus: ut per intercessionem beati Longini Martyris, tuæ circa nos semper viscera sentiamus. Qui vivis et regnas cum Deo Patre in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia sæcula sæculorum. Amen.


Preghiamo

Signore Gesù Cristo, tu che hai detto “Se sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me”: concedici, per l’intercessione di San Longino Martire, di sperimentare sempre la tua misericordiosa pietà verso di noi. Tu che sei Dio, e vivi e regni con Dio Padre, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.


Si fa la commemorazione della Feria di Quaresima.


LECTIO

Lectio libri Sapientiæ

Eccli 18, 1-9

Qui vivet in æternum creavit omnia simul. Deus solus justificabitur,et manet invictus rex in æternum. Quis sufficit enarrare opera illius? quis enim investigabit magnalia ejus? virtutem autem magnitudinis ejus quis enuntiabit? aut quis adjiciet enarrare misericordiam ejus? Non est minuere neque adjicere, nec est invenire magnalia Dei. Cum consummaverit homo, tunc incipiet: et cum quieverit, aporiabitur. Quid est homo? et quæ est gratia illius? et quid bonum aut quid nequam illius? Numerus dierum hominum, ut multum centum anni, quasi gutta aquæ maris deputati sunt: et sicut calculus arenæ, sic exigui anni in die ævi. Propter hoc patiens est Deus in illis, et effundit super eos misericordiam suam.


Colui che vive per sempre ha creato l'intero universo. Il Signore soltanto è riconosciuto giusto. A nessuno è possibile svelare le sue opere e chi può indagare le sue grandezze? La potenza della sua maestà chi potrà misurarla? Chi riuscirà a narrare le sue misericordie? Non c'è nulla da togliere e nulla da aggiungere; non è possibile indagare le meraviglie del Signore. Quando uno ha finito, allora comincia; quando si ferma, allora rimane perplesso. Che è l'uomo? E a che può servire? Qual è il suo bene e qual è il suo male? Quanto al numero dei giorni dell'uomo, cento anni sono già molti.Come una goccia d'acqua nel mare e un grano di sabbia così questi pochi anni in un giorno dell'eternità. Per questo il Signore è paziente con gli uomini e riversa su di essi la sua misericordia


GRADUALE

Ps 30,3

Esto mihi in Deum protectorem, et in locum refugii, ut salvum me facias

Ps 70,1

In te, Domine, speravi ; non confundar in æternum.


Sii tu, o Dio, mio protettore e mio rifugio perché io sia salvo 

V. In te ho sperato, o Signore: che io non resti confuso in eterno.


TRACTUS

Ps 129, 1-4

De profundis clamavi ad te, Domine;  Domine, exaudi vocem meam.

V. Fiant aures tuæ intendentes in vocem deprecationis meæ.

V. Si iniquitates observaveris, Domine, Domine, quis sustinebit ?

V. Quia apud te propitiatio est; et propter legem tuam sustinui te, Domine.


Dal profondo ho gridato, o Signore: Signore ascolta la mia voce

V. Siano i tuoi orecchi attenti alla voce della mia preghiera.

V. Se consideri le colpe, o Signore, Signore chi potrà sussistere?

V. Ma in te è la clemenza e a motivo della tua legge ho confidato in te, o Signore.


EVANGELIUM

Sequentia ☩ sancti Evangelii secundum Joannem

Joan 19, 31-37

In illo tempore: Judæi ergo (quoniam parasceve erat) ut non remanerent in cruce corpora sabbato (erat enim magnus dies ille sabbati), rogaverunt Pilatum ut frangerentur eorum crura, et tollerentur. Venerunt ergo milites : et primi quidem fregerunt crura, et alterius, qui crucifixus est cum eo. Ad Jesum autem cum venissent, ut viderunt eum jam mortuum, non fregerunt ejus crura, sed unus militum lancea latus ejus aperuit, et continuo exivit sanguis et aqua. Et qui vidit, testimonium perhibuit : et verum est testimonium ejus. Et ille scit quia vera dicit : ut et vos credatis. Facta sunt enim hæc ut Scriptura impleretur : Os non comminuetis ex eo. Et iterum alia Scriptura dicit : Videbunt in quem transfixerunt.


In quel tempo, poiché era il giorno della Preparazione e i Giudei, perché i corpi non rimanessero in croce durante il sabato (era infatti un giorno solenne quel sabato), chiesero a Pilato che fossero loro spezzate le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe al primo e poi all'altro che era stato crocifisso insieme con lui. Venuti però da Gesù e vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua. Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera e egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate. Questo infatti avvenne perché si adempisse la Scrittura: Non gli sarà spezzato alcun osso. E un altro passo della Scrittura dice ancora: Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto.


OFFERTORIUM

Sap 16, 7-8

Qui enim conversus est, non per hoc quod videbat sanabatur,sed per te, omnium salvatorem. In hoc autem ostendisti inimicis nostris quia tu es qui liberas ab omni malo.


Chi si volgeva a guardarlo era salvato non da quel che vedeva, ma solo da te, salvatore di tutti. Anche con ciò convincesti i nostri nemici che tu sei colui che libera da ogni male.


SECRETA

Domine Jesu Christe, misericors et miserator, qui percussos ignitis serpentis per aspectum signi positi sanasti, et sanctum Longinum Militem per apertum latum tuum attraxisti; attrahe nos omnes peccatores, ut ferventes corda nostra præparentur flammis tuæ divinæ caritatis. Qui vivis et regnas cum Deo Patre in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia sæcula sæculorum. Amen.


Signore Gesù Cristo, pietoso e misericordioso, che guaristi mediante l’effige innalzata coloro che venivano morsi dai serpenti brucianti e che attraesti a te il soldato San Longino: attrai pure noi peccatori perché prepariamo i nostri cuori ferventi alle fiamme della tua divina carità. Tu che sei Dio, e vivi e regni con Dio Padre, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.


Si fa la commemorazione della Feria di Quaresima.


COMMUNIO

Ps 30, 17-18

Illustra faciem tuam super servum tuum; salvum me fac in misericordia tua. Domine, non confundar, quoniam invocavi te.


Fa’ splendere il tuo volto sul tuo servo, salvami per la tua misericordia. Signore, ch'io non resti confuso, perché ti ho invocato


POSTCOMMUNIO

Oremus

Deus, innocentiæ restitutor et amator, dirige ad te corda servorum tuorum: ut, spiritus tui fervore concepto, per exemplum sancti Longini Martyris, et in fide inveniantur stabiles, et in opere efficaces. Per Dominum nostrum Iesum Christum Filium tuum: Qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia sæcula sæculorum. Amen.


Preghiamo

Dio, restauratore e amante dell’innocenza, dirigi a te i cuori dei tuoi servi: onde, concepito il fervore del tuo Spirito, sull’esempio di San Longino Martire, siamo trovati stabili nella fede e fruttuosi nelle opere. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.


Si fa la commemorazione della Feria di Quaresima.





domenica 11 marzo 2018

Domenica "Lætare" e la Rosa d'oro

La quarta domenica di Quaresima è la Domenica detta in "Lætare" per la prima parola dell'Antifona d'Introito. Essa segna una sosta nel rigoroso cammino dei digiuni quaresimali. Il Papa in questo giorno celebrava la Cappella a santa Croce in Gerusalemme ad imitazione dei Greci che la Domenica prima venerano il sacro Legno: nella basilica Sessoriana infatti sant'Elena aveva deposto alcune reliquie della Vera Croce portati dalla Terra Santa. Ma questa Domenica nei libri romani la troviamo segnata con l'attributo "de rosa" in riferimento alla Rosa d'oro che a partire dal secolo X veniva benedetta da Papa in questo giorno. Egli si recava alla chiesa stazionale tenendo in mano la rosa d'oro, già benedetta al Laterano, di cui spiegava il significato al popolo, e al ritorno ne faceva dono al Prefetto di Roma. Di qui l'uso tuttora vigente che il Pontefice faccia dono della Rosa d'oro a un principe cattolico o alla sua consorte, e la prescrizione di usare il rosaceo nelle funzioni liturgiche. Questo oggetto prezioso, come spiega Innocenzo III in un suo sermone (Cfr. Migne, Patrologia Latina, CCXVII, 393) è simbolo di Cristo che assume Cefa a parte della pienezza del suo potere quindi per traslato essa rappresenta il Romano Pontefice, successore di san Pietro e Vicario di nostro Signore, che, essendo in possesso della "plenitudo potestatis", trasmette il potere al corpo della Cristianità, ai Vescovi e ai Principi.

Rito della benedizione della Rosa



La rosa viene collocata su una mensa adorna di candele. Il Sommo Pontefice, pronunziati i consueti versetti, dice l’orazione:

«O Dio, che tutto hai creato con la tua parola e la tua potenza, e che ogni cosa governi con la tua volontà, tu che sei la gioia e l'allegrezza di tutti i fedeli; supplichiamo la tua maestà a voler benedire e santificare questa Rosa dall'aspetto e dal profumo così gradevoli, che noi dobbiamo oggi portare fra le mani, in segno di gioia spirituale: affinché il popolo a te consacrato, strappato al giogo della schiavitù di Babilonia con la grazia del tuo Figliuolo unigenito, gloria ed allegrezza d'Israele, esprima con sincero cuore le gioie della Gerusalemme di lassù, nostra madre. E come la tua Chiesa, alla vista di questo simbolo, sussulta di felicità per la gloria del Nome tuo, concedigli, o Signore, un appagamento vero e perfetto. Gradisci la sua devozione, rimetti i suoi peccati, aumentane la fede; abbatti i suoi ostacoli ed accordagli ogni bene: affinché la medesima Chiesa ti offra il frutto delle sue buone opere, camminando dietro ai profumi di questo Fiore, il quale, uscito dalla pianta di Iesse, è misticamente chiamato il fiore dei campi e il giglio delle convalli; e ch'esso meriti di godere un giorno la gioia senza fine in seno alla celeste gloria, in compagnia di tutti i Santi, col Fiore divino che vive e regna teco, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Così sia».

Quindi unge la rosa col balsamo e col muschio, la asperge e la incensa. 


Vedi anche :  La Rosa d’Oro. Storia e significato.



venerdì 9 marzo 2018

Venerdì della Terza Settimana di Quaresima : Le Cinque Piaghe del Signore

Cinque son le sacre Piaghe del Signore per cui siamo stati guariti dal peccato: il foro della mano destra e il foro della mano sinistra, il foro del piede destro e il foro del piede sinistro, e la ferita del costato. Esse restano per sempre impresse nel glorioso Corpo del Cristo vero Uomo e vero Dio. Nostro Signore ha inoltre rivelato a san Bernardo la piaga della spalla che fu oppressa dal peso della Croce.


INTROITUS
Philipp. 2, 8-9.- Humiliavit semetipsum Dominus Iesus Christus usque ad mortem, mortem autem crucis: propter quos et Deus exaltavit illum, et donavit illi nomen quod est super omne nomen.  ~~  Ps 88, 2.- Misericordias Domini in æternum cantabo: in generationem eu generationem annuntiabo veritatem tuam in ore meo  ~~  Gloria  ~~  Humiliavit semetipsum Dominus Iesus Christus usque ad mortem, mortem autem crucis: propter quos et Deus exaltavit illum, et donavit illi nomen quod est super omne nomen.

Philipp. 2, 8-9.- Il Signore Gesù Cristo si umiliò fino alla morte ed alla morte di croce: per questo Iddio lo esaltò e gli diede il Nome che è al disopra di ogni nome   ~~  Ps 88, 2.- Canterò in eterno le misericordie del Signore: di generazione in generazione annunzierò la tua fedeltà  ~~  Gloria  ~~  Il Signore Gesù Cristo si umiliò fino alla morte ed alla morte di croce: per questo Iddio lo esaltò e gli diede il Nome che è al disopra di ogni nome 

ORATIO
Oremus
Deus, qui Unigeniti Filii tui passione et, per quinque Vulnera eius, humanam naturam peccato perditam reparasti: tribue nobis, quæsumus; ut qui ab eo suscepta Vulnera veneramur in terris, eiusdem pretiossimi Sanguinis fructum consequi mereamur in cœlis. Per eundem Dominum nostrum Iesum Christum Filium tuum: Qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia sæcula sæculorum. Amen.

Preghiamo
O Dio, che per la Passione del tuo Unigenito e per le sue cinque Piaghe hai redento l’umana natura perduta a causa del peccato, concedi a noi che veneriamo in terra le Piaghe da Lui ricevute, di meritare di venerare in cielo in frutto del suo Preziosissimo Sangue. Per il medesimo nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

LECTIO
Lectio Zachariæ Prophetæ
Zach 12, 10-11; 13, 6-7
Hæc dicit Dominus: Effundam super domum Davis, et super habitatores Ierusalem spiritum gratiæ et precum: et aspicient ad me, quem tranfixerunt: et plangent eum planctu quasi super unigenitum, et dolebunt super eum, ut doleri solet in morte primogeniti. In die illa magna erit planctus in Ierusalem, et dicetur: Quid sunt plagæ istæ in medio manuum tuarum? Et dicet: His plagatus sum in domo eorum, qui diligebant me. Framea, suscitare super pastorem meum, et super virum cohærentem mihi, dicit Dominus exercituum: percute pastorem, et dispergentur oves: ait Dominus omnipotens.

Il Signore dice queste cose: Riverserò sopra la casa di Davide e sopra gli abitanti di Gerusalemme uno spirito di grazia e di consolazione: guarderanno a colui che hanno trafitto. Ne faranno il lutto come si fa il lutto per un figlio unico, lo piangeranno come si piange il primogenito. In quel giorno grande sarà il lamento in Gerusalemme e gli si dirà: «Perché quelle piaghe in mezzo alle tue mani?», egli risponderà: «Queste le ho ricevute in casa dei miei amici». Insorgi, spada, contro il mio pastore, contro colui che è mio compagno. Oracolo del Signore degli eserciti. Percuoti il pastore e sia disperso il gregge. Oracolo del Signore Iddio

GRADUALE
Ps 68, 21-22
Improperium expectavi cor meum et miseriam: et sustinui, qui simul mecum contristaretur et non fuit: consolantem me quaesivi et non inveni.
V. Dederunt in escam meam fel, etin siti mea potaverunt me aceto

Il cuor mio si aspettava l’oltraggio e l’afflizione. Attesi chi si duolesse meco, ma non vi fa nessuno. Cercai chi chi mi consolasse, ma non lo trovai.
V. Hanno messo nel mio cibo veleno e quando avevo sete mi hanno dato aceto.

TRACTUS
Is 53, 4-5
Vere languores nostros ipse tulit et dolores nostros ipse portavit
V. Et nos putavimus eum quasi leprosum et percussum a Deo et humiliatum.
V. Ipse autem vulneratus est propter iniquitates nostras, attritus est propter scelera nostra.
V. Disciplina pacis nostræ super eum: et livore eius sanati sumus.

Egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori.
V. Noi lo giudicavamo castigato, percosso da Dio e umiliato.
V. Egli è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità.
V. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti.

EVANGELIUM
Sequentia  ☩  santi Evangelii secundum Ioannem
Ioann 19, 28-35
In illo tempore: Sciens Iesus, quia omnia consummata sunt, ut consummaretur Scriptura, dixit: Sitio. Vas ergo erat positum aceto plenum. Illi autem spongiam plenam acero, hyssopo circumponentes, obtulerunt ori eius. Cum ergo accepisset Iesus acetum, dixit: Consummatum est. Et inclinato capite tradidit spirius. Iudæi ergo (quoniam Parasceve erat), ut non remanerent in croce corpora sabbato (erat enim magnus dies ille sabbati) rogaverunt Pilatum, ut frangerentur eorum crura et tollerntur. Venerunt ergo milites: et primi quidem fregerunt crura et alterius, qui crucifixus est cum eo. Ad Iesum autem venissent, ut viderunt eum iam mortuum, non fregerunt eius crura, sed unus militum lancea latus eius aperuit, et continuo exivit sanguis et aqua. Et qui vidit, testimoniom perhibuit: et verum est testimonium eius.

In quel tempo, Gesù, sapendo che ogni cosa era stata ormai compiuta, disse per adempiere la Scrittura: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno d'aceto; posero perciò una spugna imbevuta di aceto in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. E dopo aver ricevuto l'aceto, Gesù disse: «Tutto è compiuto!». E, chinato il capo, spirò. Era il giorno della Preparazione e i Giudei, perché i corpi non rimanessero in croce durante il sabato (era infatti un giorno solenne quel sabato), chiesero a Pilato che fossero loro spezzate le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe al primo e poi all'altro che era stato crocifisso insieme con lui. Venuti però da Gesù e vedendo che era gia morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua. Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera.
  

Credo


OFFERTORIUM
Insurrexerunt in me viri iniqui: absque misericordia quæsierunt me interficere: et non pepercerunt in faciem meam spuere: lanceis suis vulneraverunt me

Gli uomini iniqui insorsero contro di me: mi vollero uccidere senza misericordia alcuna; non si astennero dallo sputarmi in faccia e mi ferirono con le loro lance.

SECRETA
Maiestati tuæ, quæsumus, Domine, Deus noster, accepta sint dona: in quibus ipsa Unigeniti tui Vulnera tibi offerimus, nostra pretia libertatis. Per eundem Dominum nostrum Iesum Christum Filium tuum: Qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia sæcula sæculorum. Amen.

Preghiamo
Siano graditi alla tua maestà questi doni, o Signore Iddio: in essi ti offriamo le Piaghe del tuo Unigenito, prezzo della nostra libertà. Per il medesimo nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

COMMUNIO
Ps 21, 17-18
Foderunt manus meas et pedes meos: dinumeraverunt omnia ossa mea.

Perforarono le mie mani ed i miei piedi: hanno contato tutte le mie ossa.

POSTCOMMUNIO
Oremus
Refecti vitalibus alimentis, quæsumus, Domine, Deus noster, ut, qui Vulnera Domini nostri Iesu Christi hodie devote colimus, hæc in nostris cordibus impressa moribus et vita teneamus. Per eundem Dominum nostrum Iesum Christum Filium tuum: Qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia sæcula sæculorum. Amen.

Preghiamo
Ristorati dal cibo che dà vita, ti preghiamo, o Signore Iddio nostro, perché noi che oggi abbiamo devotamente venerato le Piaghe di nostro Signore Gesù Cristo le teniamo impresse nel cuore nella nostra condotta e nella nostra vita: Egli è Dio e vive e regna con te nell’unità dello Spirito Santo per tutti i secoli dei secoli. Amen





mercoledì 7 marzo 2018

San Tommaso d'Aquino nel magistero di Leone XIII


San Tommaso d’Aquino, nato  a Roccasecca verso il 1225, a cinque anni fu inviato come  oblato presso l’Abazia di Montecassino. A Napoli, dove studiava, entrò nell’Ordine di san Domenico nel 1244. Iniziò subito la sua carriera universitaria come discepolo di Alberto Magno e poi come professore egli stesso in Francia, in Germania e in Italia. Congiungendo in Cristo la sapienza cristiana con quella pagana, diede alla Cristianità validi strumenti per la comprensione filosofica e teologica delle verità della fede. Morì a Fossanova il 7 marzo 1274 mentre si recava al Concilio Lugdunense Secondo. Canonizzato il 18 luglio 1323 da Giovanni XXII, fu proclamato Dottore della Chiesa da san Pio V l’11 aprile 1567 col titolo di Angelico. Leone XIII aggiunse il titolo di Dottore Comune, il Teologo “ufficiale” della Chiesa Latina; e Pio XI il titolo di Dottore Eucaristico, per l’ardente suo amore per Gesù Sacramentato, che si può vedere nell’ufficio del Corpus Domini che ebbe proprio l’Aquinate come autore. Papa Pecci, che restaurò il Tomismo, così insegnava dell'Angelico Tommaso nella sua Enciclica "Æterni Patris" del 4 agosto 1879.



I Dottori del medio evo, che vanno sotto il nome di Scolastici, intrapresero un’opera di grande rilievo, vale a dire raccogliere con diligenza la feconda ed ubertosa messe di dottrina sparsa nei moltissimi volumi dei Santi Padri e, dopo averla raccolta, riporla come in un sol luogo, ad uso e vantaggio dei posteri. Ma quali siano l’origine, l’indole e l’eccellenza della Scolastica, vogliamo, Venerabili Fratelli, qui dichiararlo più diffusamente con le parole del sapientissimo Nostro Predecessore Sisto V: "Per dono divino di Colui il quale, solo, dà lo spirito della scienza e della sapienza, e il quale nel corso dei secoli ricolma di nuovi benefici la sua Chiesa secondo il bisogno, e la munisce di nuovi presidi, fu trovata dai nostri maggiori, savissimi uomini, la Teologia scolastica, che in modo particolare i due gloriosi Dottori l’angelico San Tommaso ed il serafico San Bonaventura, professori chiarissimi di questa facoltà... coltivarono ed illustrarono con eccellente ingegno, con assiduo studio, con grandi fatiche e con lunghe veglie e la lasciarono ai posteri ottimamente ordinata ed in molti e chiarissimi modi esplicata. Per certo la cognizione e l’esercizio di una scienza così salutare, che deriva dalle abbondantissime fonti delle divine Lettere, dei Sommi Pontefici, dei Santi Padri e dei Concili, poterono senza dubbio apportare sempre alla Chiesa grandissimo aiuto, sia per intendere ed interpretare, secondo il loro vero e schietto senso, le stesse Scritture, sia per leggere e spiegare con maggiore sicurezza e con maggiore utilità i Padri; sia per scoprire e confutare i vari errori e le eresie. In questi ultimi tempi, in cui sono giunti quei giorni pericolosi descritti dall’Apostolo, ed uomini blasfemi, superbi e seduttori procedono di male in peggio, errando essi stessi e traendo gli altri nell’errore, essa certamente è oltremodo necessaria per confermare i dogmi della fede cattolica e per ribattere le eresie" . Tali parole, benché sembrino riferirsi soltanto alla Teologia scolastica, nondimeno vanno chiaramente intese come dette anche per la Filosofia e per le sue doti. Giacché quelle chiare doti che rendono la Teologia scolastica tanto terribile per i nemici della verità "vale a dire, come aggiunge lo stesso Pontefice, quella concatenazione delle cose e delle loro cause tra sé, quell’ordine e quella disposizione come di soldati schierati a battaglia, quelle limpide definizioni e distinzioni, quella sodezza di argomenti e quelle sottilissime dispute per le quali la luce è separata dalle tenebre e il vero dal falso, e le menzogne degli eretici, avviluppate da molti inganni ed intrighi, come se fosse loro strappata di dosso la veste, sono rese manifeste e messe a nudo" , codeste preclare e mirabili doti, diciamo, si debbono attribuire al retto uso di quella filosofia, della quale i maestri scolastici si avvalsero assai frequentemente di proposito e con savio intendimento anche nelle dispute di Teologia. Oltre a ciò, essendo una singolarità tutta propria dei Teologi scolastici l’avere congiunto tra loro con strettissimo nodo la scienza umana e la divina, di certo la Teologia, in cui essi furono eccellenti, non si sarebbe acquistata nell’opinione degli uomini tanto onore e tanta lode, se avessero usato una filosofia monca, imperfetta o leggera. Per la verità, sopra tutti i Dottori Scolastici, emerge come duce e maestro San Tommaso d’Aquino, il quale, come avverte il cardinale Gaetano, "perché tenne in somma venerazione gli antichi sacri dottori, per questo ebbe in sorte, in certo qual modo, l’intelligenza di tutti" . Le loro dottrine, come membra dello stesso corpo sparse qua e là, raccolse Tommaso e ne compose un tutto; le dispose con ordine meraviglioso, e le accrebbe con grandi aggiunte, così da meritare di essere stimato singolare presidio ed onore della Chiesa Cattolica. Egli, d’ingegno docile ed acuto, di memoria facile e tenace, di vita integerrima, amante unicamente della verità, ricchissimo della divina e della umana scienza a guisa di sole riscaldò il mondo con il calore delle sue virtù, e lo riempì dello splendore della sua dottrina. Non esiste settore della filosofia che egli non abbia acutamente e solidamente trattato, perché egli disputò delle leggi della dialettica, di Dio e delle sostanze incorporee, dell’uomo e delle altre cose sensibili, degli atti umani e dei loro principi, in modo che in lui non rimane da desiderare né una copiosa messe di questioni, né un conveniente ordinamento di parti, né un metodo eccellente di procedere, né una fermezza di principi o una forza di argomenti, né una limpidezza o proprietà del dire, né facilità di spiegare qualunque più astrusa materia. A questo si aggiunge ancora che l’angelico Dottore speculò le conclusioni filosofiche nelle intime ragioni delle cose e nei principi universalissimi, che nel loro seno racchiudono i semi di verità pressoché infinite, e che a tempo opportuno sarebbero poi stati fatti germogliare con abbondantissimo frutto dai successivi maestri. Avendo adoperato tale modo di filosofare anche nel confutare gli errori, egli ottenne così di avere debellato da solo tutti gli errori dei tempi passati e di avere fornito potentissime armi per mettere in rotta coloro che con perpetuo avvicendarsi sarebbero sorti dopo di lui. Inoltre egli distinse accuratamente, come si conviene, la ragione dalla fede; ma stringendo l’una e l’altra in amichevole consorzio, di ambedue conservò interi i diritti, e intatta la dignità, in modo che la ragione, portata al sommo della sua grandezza sulle ali di San Tommaso, quasi dispera di salire più alto; e la fede difficilmente può ripromettersi dalla ragione aiuti maggiori e più potenti di quelli che ormai ha ottenuto grazie a San Tommaso. Per queste ragioni, specialmente nelle passate età, uomini dottissimi e celebratissimi per dottrina teologica e filosofica, ricercati con somma cura gl’immortali volumi di Tommaso, si diedero tutti all’angelica sapienza di lui, non tanto per averne ornamento e cultura, quanto per esserne sostanzialmente nutriti. È cosa nota che quasi tutti i fondatori e i legislatori degli Ordini religiosi hanno ingiunto ai loro seguaci di studiare le dottrine di San Tommaso, e di attenersi ad esse con la maggiore fedeltà, provvedendo che a nessuno sia lecito impunemente dipartirsi anche di poco dalle orme di tanto Dottore. Per non dire dell’Ordine domenicano, il quale come per suo proprio diritto si onora di questo sommo maestro, sono tenuti da tale legge anche i Benedettini, i Carmelitani, gli Agostiniani, la Compagnia di Gesù e parecchi altri, come attestano i loro specifici statuti. E qui con grande diletto il pensiero corre a quelle celebratissime Accademie e Scuole che un tempo fiorirono in Europa, quelle, cioè, di Parigi, di Salamanca, di Alcalà, di Douai, di Tolosa, di Lovanio, di Padova, di Bologna, di Napoli, di Coimbra, e moltissime altre. Nessuno ignora che il nome di tali Accademie è venuto crescendo in qualche modo con il tempo, e che negli affari di maggior momento i loro responsi ebbero presso tutti grandissimo peso. Ora non è men certo che in quelle grandi sedi dell’umano sapere, Tommaso aveva un posto come il principe nel proprio regno, e che gli animi di tutti, vuoi maestri, vuoi discepoli, si ritrovavano pienamente, con meraviglioso accordo, nel magistero e nell’autorità del solo Aquinate. Ma, quel che più conta, i Romani Pontefici Nostri Predecessori esaltarono con singolari manifestazioni di lodi e con amplissime testimonianze la sapienza di Tommaso d’Aquino. Infatti Clemente VI , Nicolò V , Benedetto XIII ed altri attestano che tutta la Chiesa viene illustrata dalle sue meravigliose dottrine; San Pio V poi confessa che mercé la stessa dottrina le eresie, vinte e confuse, si disperdono come nebbia, e che tutto il mondo si salva ogni giorno per merito suo dalla peste degli errori. Altri, con Clemente XII , affermano che dagli scritti di lui sono pervenuti a tutta la Chiesa copiosissimi beni, e che a lui è dovuto quello stesso onore che si rende ai sommi Dottori della Chiesa Gregorio, Ambrogio, Agostino e Girolamo. Altri, infine, non dubitarono di proporlo alle Accademie e ai grandi Licei quale esempio e maestro da seguire a piè sicuro. A conferma di questo Ci sembrano degnissime di essere ricordate le seguenti parole del Beato Urbano V all’Accademia di Tolosa: "Vogliamo, e in forza delle presenti vi imponiamo, che seguiate la dottrina del Beato Tommaso come veridica e cattolica, e che vi studiate con tutte le forze di ampliarla" . Successivamente Innocenzo XII , nella Università di Lovanio, e Benedetto XIV , nel Collegio Dionisiano presso Granata, rinnovarono l’esempio di Urbano. Ma a questi giudizi dei Sommi Pontefici su Tommaso d’Aquino mette come una corona la testimonianza d’Innocenzo VI: "La dottrina di questo (di Tommaso) possiede sopra tutte le altre, eccettuata la canonica, la proprietà delle parole, la forma del dire, la verità delle sentenze; così che non è mai capitato che abbiano deviato dalla verità quelli che l’hanno professata, e sempre sono stati sospetti circa la verità quelli che l’hanno impugnata" . Gli stessi Concili Ecumenici, nei quali risplende il fiore della sapienza raccoltovi da tutto l’universo, si adoperarono per onorare in modo singolare Tommaso d’Aquino. Nei Concili di Lione, di Vienna, di Firenze e del Vaticano si direbbe che Tommaso abbia assistito e quasi presieduto alle deliberazioni ed ai decreti dei Padri, combattendo con invincibile valore e con lietissimo successo contro gli errori dei Greci, degli eretici e dei razionalisti. Ma somma lode e tutta propria di Tommaso, concessa a nessun altro dottore cattolico, è che i Padri del Concilio Tridentino hanno voluto che nel mezzo dell’aula delle adunanze, insieme con i codici della Sacra Scrittura e con i decreti dei Romani Pontefici, stesse aperta, sull’altare, anche la Somma di Tommaso d’Aquino per derivarne consigli, ragioni e sentenze. Infine parve riservata ad un uomo così incomparabile anche la palma di strappare di bocca agli stessi nemici del nome cattolico ossequi, elogi ed ammirazione. Infatti, è cosa nota che fra i capi delle fazioni eretiche non mancarono coloro che confessarono pubblicamente che, tolta una volta di mezzo la dottrina di Tommaso d’Aquino, "essi potrebbero facilmente affrontare tutti i dottori cattolici, vincerli, ed annientare la Chiesa". Vana speranza senza dubbio; ma non vana testimonianza.


venerdì 2 marzo 2018

La Sacratissima Sindone di nostro Signore Gesù Cristo

Torino «custodisce come prezioso tesoro la Santa Sindone, che mostra a nostra commozione e conforto l'immagine del Corpo esanime e del divino volto affranto di Gesù» (Pio XII, Radiomessaggio a per il XIV Congresso nazionale di Torino, 13 settembre 1953). In quel telo di lino san Giuseppe d'Arimatea ravvolse il Corpo del Cristo al momento di seppellirlo. La luce soprannaturale che rifulse il mattino di Pasqua fissò perennemente sul lino l’immagine del Copro morto del Redentore con tutte e singole le piaghe della Passione. Già venerata a Gerusalemme, passò ad Edessa nel secolo VI e infine a Costantinopoli nel secolo X. Arrivata in Europa nel secolo XIII, dopo la Quarta Crociata del 1204, venne in possesso della Casa Savoia nel 1453. Fu custodita a Chambery fino al 1694 quando fu traslata nella Cattedrale di Torino. Nel 1983 Umberto II di Savoia cedeva il possesso della Reliquia alla Sede Apostolica, affidandone però la custodia agli Arcivescovi pro tempore di Torino, Nel 1506 Giulio II ne permetteva il culto pubblico, approvandone la Messa e l'Ufficio proprii. Leone X estendeva tale festa all'intera Savoia (al di là dei monti) e Gregorio XIII al Piemonte (al di qua dei monti). La festa della Sacratissima Sindone si fa come devozione il Venerdì della Seconda Settimana di Quaresima e come solennità propria il 4 maggio. 



PROPRIUM MISSAE
Ex Appendice Missalis Romani pro aliquibus locis
duplex maius - paramentis rubeis

INTROITUS
Philipp. 2, 8-9.- Humiliavit semetipsum Dominus Iesus Christus usque ad mortem, mortem autem crucis: propter quod et Deus exaltavit illum, et donavit illi nomen quod est super omne nomen. (T.P. Alleluia, alleluia)  ~~  Ps 88, 2.- Misericordias Domini in æternum cantabo: in generationem et generationem annuntiabo veritatem tuam in ore meo.  ~~  Gloria  ~~  Humiliavit semetipsum Dominus Iesus Christus usque ad mortem, mortem autem crucis: propter quod et Deus exaltavit illum, et donavit illi nomen quod est super omne nomen. (T.P. Alleluia, alleluia).

Philipp. 2, 8-9.- Il Signore Gesù Cristo si umiliò fino alla morte ed alla morte di croce: per questo Iddio lo esaltò e gli diede il Nome che è al disopra di ogni nome. (T.P. Alleluia, alleluia).  ~~  Ps 88, 2.- Canterò in eterno le misericordie del Signore: di generazione in generazione annunzierò la tua fedeltà  ~~  Gloria  ~~  Il Signore Gesù Cristo si umiliò fino alla morte ed alla morte di croce: per questo Iddio lo esaltò e gli diede il Nome che è al disopra di ogni nome. (T.P. Alleluia, alleluia).


Gloria (non si dice nella commemorazione durante la Quaresima)


ORATIO
Oremus
Deus, qui nobis in sancta Sindone, qua Corpus tuum sacratissimum, e cruce depositum, a Ioseph involutum fuit, passionis tuæ vestigia reliquisti: concede propitius; ut per mortem et sepulturam tuam ad resurrectionis gloriam perducamur: Qui vivis et regnas cum Deo Patre in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia sæcula sæculorum. Amen.

Preghiamo
O Dio, che ci lasciati le impronte della tua Passione nella santa Sindone in cui Giuseppe avvolse il tuo sacratissimo Corpo deposto dalla croce, concedici, propizio, che per mezzo della tua Morte e della tua Sepoltura, giungiamo alla gloria della Resurrezione: Tu che sei Dio, e vivi e regni con Dio Padre, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

LECTIO
Lectio Isaiæ Prophetæ
Is. 62, 11; 63, 1-7
Hæc dicit Dominus Deus: Dicite filiæ Sion: Ecce Salvator tuus venit: ecce, merces eius cum eo. Quis est iste, qui venit de Edom, tinctis vestibus de Bosra? Iste formosus in stola sua, gradiens in multitudine fortitudinis  suæ. Ego, qui loquor iustitiam, et propugnator sum ad salvandum. Quare ergo rubrum est indumentum tuum, et vestimenta tua sicut calcantium in torculari? Torcular calcavi solus, et de gentibus non est vir mecum: calcavi eos in furore meo, et conculcavi eos in ira mea: et aspersus est sanguis eorum super vestimenta mea, et omnia indumenta mea inquinavi. Dies enim ultionis in corde meo, annus redemptionis meæ venit. Circumspexi, et non erat auxiliator: quæsivi, et non fuit, qui adiuvaret: et salvavit mihi brachium meum, et indignatio mea ipsa auxiliata est mihi. Et conculcavi populos in furore meo, et inebriavi eos in indignatione mea,et detraxi in terram.

Questo dice il Signore Iddio: «Dite alla figlia di Sion: Ecco, arriva il tuo salvatore; ecco, ha con sé la sua mercede, la sua ricompensa è davanti a lui». Chi è costui che viene da Edom, da Bozra con le vesti tinte di rosso? Costui, splendido nella sua veste, che avanza nella pienezza della sua forza?  «Io, che parlo con giustizia, sono grande nel soccorrere». Perché rossa è la tua veste e i tuoi abiti come quelli di chi pigia nel tino? «Nel tino ho pigiato da solo e del mio popolo nessuno era con me. Li ho pigiati con sdegno, li ho calpestati con ira. Il loro sangue è sprizzato sulle mie vesti e mi sono macchiato tutti gli abiti, poiché il giorno della vendetta era nel mio cuore e l'anno del mio riscatto è giunto. Guardai: nessuno aiutava; osservai stupito: nessuno mi sosteneva. Allora mi prestò soccorso il mio braccio, mi sostenne la mia ira. Calpestai i popoli con sdegno, li stritolai con ira, feci scorrere per terra il loro sangue».

GRADUALE
Ps 68, 21-22
Improperium expectavi cor meum et miseriam: et sustinui, qui simul mecum contristaretur et non fuit: consolantem me quaesivi et non inveni.
℣. Dederunt in escam meam fel, etin siti mea potaverunt me aceto

Il cuor mio si aspettava l’oltraggio e l’afflizione. Attesi chi si dolesse meco, ma non vi fu nessuno. Cercai chi mi consolasse, ma non lo trovai.
℣. Hanno messo nel mio cibo veleno e quando avevo sete mi hanno dato aceto.

In Quaresima si dicono il Graduale e il Tratto 
Is 53, 4-5
Vere languores nostros ipse tulit et dolores nostros ipse portavit
℣. Et nos putavimus eum quasi leprosum et percussum a Deo et humiliatum.
℣. Ipse autem vulneratus est propter iniquitates nostras, attritus est propter scelera nostra.
℣. Disciplina pacis nostræ super eum: et livore eius sanati sumus.

Egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori.
℣. Noi lo giudicavamo castigato, percosso da Dio e umiliato.
℣. Egli è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità.
℣. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti.

Per la festa del 4 maggio che cade durante il Tempo Pasquale si dice l'Alleluia.
Alleluia, alleluia
Ave, Rex noster: tu solus nostros es miseratus errores: Patri obœdiens, ductus es ad crucifigendum, ut agnus mansuetus ad occisionem. Alleluia
℣. Tibi gloria, hosanna: tibi trimphus et victoria: tibi summæ laudis et honoris corona. Alleluia.

Alleluia, alleluia
Ave, o Re nostro: tu solo hai avuto misericordia dei nostri peccati e, obbediente al Padre, sei stato condotto alla crocefissione come un’Agnello portato al macello. Alleluia
℣. A te la gloria, osanna! A te il trionfo e la vittoria! A te la somma lode e la corona di gloria! Alleluia.

EVANGELIUM
Sequentia  ✠  sancti Evangelii secundum Marcum
Marc 15, 42-46
In illo tempore: Cum iam sero esset factum (quia erat Parasceve, quod est ante sabbatum) venit Ioseph ab Arimatæa, nobilis decurio, qui et ipse erat exspectans regnum Dei, et audacter introivit ad Pilatum, et petiit corpus Iesu. Pilatus autem mirabatur, si iam obiisset. Et, accersito centurione, interrogavit eum, si iam esset mortuus. Et cum cognovisset a centurione, donavit corpus Ioseph. Ioseph autem mercatus sindonem, et deponens eum involvit sindone, et posuit eum in monumento, quod erat excisum de petra, ed advolvit lapidem ad ostium monumenti.

In quel tempo, sopraggiunta ormai la sera, poiché era la Parasceve, cioè la vigilia del sabato, Giuseppe d'Arimatea, nobile decurione, che aspettava anche lui il regno di Dio, andò coraggiosamente da Pilato per chiedere il corpo di Gesù. Pilato si meravigliò che fosse già morto e, chiamato il centurione, lo interrogò se fosse morto da tempo. Informato dal centurione, concesse la salma a Giuseppe. Egli allora, comprata una sindone, lo calò giù dalla croce e, avvoltolo nella sindone, lo depose in un sepolcro scavato nella roccia. Poi fece rotolare un masso contro l'entrata del sepolcro.


Credo


OFFERTORIUM
Levit 16, 2 et 5
Ingressus Aaron tabernaculum, ut holocaustum offerret super altare pro peccatis filiorum Israel, tunica linea indutus est. (T.P. Alleluia)

Entrato Aronne nel tabernacolo per offrire l’olocausto sull’altare per i peccati dei figli d’Israele, si rivestì di una tunica di lino. (T.P. Alleluia)

SECRETA
Accepta tibi, Domine, sint hæc munera: cui pro mundi salute grata existit Filii tui passio gloriosa: Qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia sæcula sæculorum. Amen.

Ti siano accetti, o Signore, questi doni, come ti fu gradita la gloriosa Passione del tuo Figlio per la salvezza del mondo: Egli che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.  Amen.

COMMUNIO
Marc 15, 46
Ioseph autem mercatus sindonem, et deponens eum involvit sindone. (T.P. Alleluia)

Giuseppe comprò una Sindone e dopo aver deposto Gesù dalla croce lo avvolse in quella Sindone. (T.P. Alleluia)

POSTCOMMUNIO
Oremus
Satiasti, Domine, familiam tuam muneribus sacris: quæsumus; ut, per temporalem Filii tui mortem, quam mysteria veneranda testantur,vitam te nobis dedisse perpetuam confidamus. Per eundem Dominum nostrum Iesum Christum Filium tuum: Qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia sæcula sæculorum. Amen.

Preghiamo
Saziasti la tua famiglia, o Signore, con i sacri doni: ti preghiamo  che, per mezzo della morte del tuo Figlio, che è significata da questi venerandi misteri, crediamo che Egli ci donò la vita eterna: Egli che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.  Amen.





ARTICOLI SULLA SACRA SINDONE

Il telo della Sindone confermamillimetricamente i Vangeli, Radio Spada, 10 giugno 2015.
La statua in 3D del Cristodella Sacra Sindone, Il Mattino di Padova, 20 marzo 2018.
L’Uomo della Sindone venne crocefisso e trafitto al costato, Radio Spada, 4 Gennaio 2019.




Vigilia della solenne Commemorazione della B.V.M. del Monte Carmelo

  INTROITUS Ger 2, 7.- Induxi vos in terram Carmeli, ut comederitis fructum eius, et optima illius. ~~ Ps  132, 1.- Ecce quam bonum, et iucu...