venerdì 4 ottobre 2019

In solemnitate Sancti Patris nostri Francisci, Confessoris, Trium Ordinum Fundatoris

Francesco nato in Assisi nell'Umbria, seguendo l'esempio del padre, giovanetto si diede al commercio. Un giorno che un povero gli domandava l'elemosina per amor di Cristo, egli, contro l'usato, lo respinse, ma subito turbato da questo rifiuto, gli fece poi un'abbondante elemosina; e da quel giorno promise a Dio di non negare mai più l'elemosina a chi gliene domandasse. Qualche tempo dopo cadde gravemente infermo, e, appena guarito, si dedicò con più ardore agli uffici della carità; nel Quale esercizio fece si grandi progressi, che, desideroso della perfezione evangelica, distribuiva ai poveri quanto aveva. Il padre mal soffrendo questa cosa, lo condusse dal vescovo d'Assisi, affinché davanti a lui rinunziasse ai beni patrimoniali; ed egli, spogliatosi anche delle vesti, rinunziò tutto al padre, dicendo che quindinnanzi avrebbe avuto un motivo di più per ripetere: Padre nostro, che sei nei cieli.
Avendo udito quelle parole del Vangelo: «Non tenete né oro, né argento o moneta nelle vostre borse, né sacca da viaggio, né due vesti, né scarpe» (Matth. 10,9); prese questo passo come regola della sua vita. Pertanto, toltesi le scarpe e contentandosi d'una sola tonaca, unitosi con dodici compagni, istituì l'ordine dei Minori. Quindi l'anno della salute 1209 si portò a Roma, perché la santa Sede confermasse la regola del suo ordine. Il sommo Pontefice Innocenzo III dapprima respinse la sua domanda; ma poi avendo visto in sogno colui che aveva respinto sostenere colle sue spalle la basilica Lateranense vacillante, lo fece cercare, l'accolse con bontà, e ne confermò la regola. Cosi Francesco inviò i suoi frati a predicare il Vangelo di Cristo in tutte le parti del mondo, e lui stesso che ambiva un'occasione d'essere martirizzato, navigò in Siria; dove fu ricevuto dal sultano con ogni riguardo, ma non ottenendo lo scopo, ritornò in Italia.
Dopo aver costruito molte case del suo istituto, si ritirò nella solitudine sul monte dell'Alvernia; dove intrapreso un digiuno di quaranta giorni in onore di san Michele Arcangelo, il giorno della festa dell'Esaltazione della santa Croce, gli apparve un Serafino recante fra le ali l'immagine del Crocifisso; il quale gli impresse nelle mani, ai piedi e al costato le stimmate dei chiodi. E san Bonaventura afferma nelle sue lettere d'aver inteso Papa Alessandro IV dichiarare in un discorso di averle viste. Siffatte testimonianze dell'immenso amore di Cristo per lui, eccitarono sommamente l'ammirazione di tutti. Due anni dopo, sentendosi gravemente infermo, volle farsi portare nella chiesa di santa Maria degli Angeli, affine di rendere l'ultimo soffio di vita là dove aveva ricevuto da Dio la vita della grazia. In questo luogo esortati i frati a osservare la povertà, la pazienza e la fede di santa Chiesa Romana, mentre recitava il Salmo: «Colla mia voce ho gridato al Signore» (Ps. 141,2) a quel verso: «I giusti m'aspettano, finché tu mi retribuisca» (Ps. 141,8), spirò l'anima il 4 di Ottobre. Illustrato da numerosi miracoli, il sommo Pontefice Gregorio IX l'iscrisse nel catalogo dei Santi.



Ex Missale Seraphico.

Paramentis Albis. Duplex Iae classis cum octava


INTROITUS
G
audeamus omnes in Domino, diem festum celebrantes sub honore beati Francisci; de cujus solemnitate gaudent Angeli et collaudant Filium Dei. ~~ Ps 32:2.- Exultate justi in Domino, rectos decet collaudatio. ~~ Glória ~~ Gaudeamus omnes in Domino, diem festum celebrantes sub honore beati Francisci; de cujus solemnitate gaudent Angeli et collaudant Filium Dei.

Rallegriamoci tutti nel Signore, celebrando la festa del beato Francesco: di questa solennità s’allietano gl’Angeli e lodano unanimi il Figliuol di Dio. ~~ Ps 32:2.- Esultate, o giusti, nel Signore: ai retti s’addice la lode. ~~ Gloria ~~ Rallegriamoci tutti nel Signore, celebrando la festa del beato Francesco: di questa solennità s’allietano gl’Angeli e lodano unanimi il Figliuol di Dio.


Gloria


ORATIO
Orémus.
Deus, qui Ecclésiam tuam, beáti Patris nostri Francisci méritis foetu novæ prolis amplíficas: tríbue nobis; ex ejus imitatióne, terréna despícere et coeléstium donórum semper participatióne gaudére. Per Dominum nostrum Jesum Christum, Filium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.


Preghiamo.
O Dio, per i meriti del nostro Padre san Francesco, hai resa più gloriosa la tua Chiesa con una nuova famiglia: concedi a noi, di distaccarci, sul suo esempio, dai beni della terra e di godere con lui i beni del cielo. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

LECTIO
Léctio Epístolæ beáti Pauli Apóstoli ad Gálatas.
Gal 6:14-18.
Fratres: Mihi autem absit gloriári, nisi in Cruce Dómini nostri Jesu Christi: per quem mihi mundus crucifíxus est, et ego mundo. In Christo enim Jesu neque circumcísio áliquid valet neque præpútium, sed nova creatúra. Et quicúmque hanc régulam secúti fúerint, pax super illos et misericórdia, et super Israël Dei. De cetero nemo mihi moléstus sit: ego enim stígmata Dómini Jesu in córpore meo porto. Grátia Dómini nostri Jesu Christi cum spíritu vestro, fratres. Amen.

Fratelli, a me non avvenga mai che mi vanti, se non della croce di nostro Signore Gesù Cristo, mediante il quale il mondo è stato per me crocifisso, così come io lo sono per il mondo. Poiché in Gesù Cristo nessun valore ha il fatto di essere o no circoncisi, ma l'essere una nuova creatura. E quanti seguiranno questa regola, pace su loro e misericordia, e sull'Israele di Dio. D'ora in poi nessuno mi dia più fastidio: io, infatti, nel mio corpo porto le stigmate del Signore Gesù. La grazia del Signore nostro Gesù Cristo sia con il vostro spirito, fratelli. Così sia.

GRADUALE
Eccli. 50, 6-7
Quasi stella matutina in medio nebulae, et quasi luna plena in diebus suis lucet.
V. Et quasi sol refulgens, sic ille effusi in templo Dei.

Egli risplende come la stella mattutina fra le nubi e come la luna nei giorni della sua pienezza.
V. Come risplende il sole, così egli rifulse nel tempio di Dio.

ALLELUIA
Allelúja, allelúja.
O Patriarca pauperum, Francisce, tuis precibus auge tuorum numerum in caritate Christi: quos cancellatis minibus caecutiens, ut moriens Jacob, benedixisti.

Alleluia, alleluia.
Francesco, Patriarca dei poverelli, con tue preghiere aumenta il numero dei tuoi figli: tu che li benedicesti con le mani piagati e cieco come Giacobbe morente.

SEQUENTIA

Sanctitatis nova signa
Prodiderunt laude digna
Mira valde, et benigna
In Francisco credita.

Regulatis novi gregis
Jura dantur novae legis
Renovantur jussa Regis
Per Franciscumtradita.

Novus ordo, nova vita
Mundo surgit inaudita;
Restauravit lex sancita
Statum evangelicum.

Legi Christi paris formae
Reformatur jus conforme;
Tenet ritus datae normae
Culmen apostolicum.

Chorda rudis, vestis dura
Cingit, tegit sine cura,
Panis datur in mensura,
Calceus abjicitur.

Paupertatem tantum quadri,
De terrenis nihil gerit,
Hic Franciscus cuncta terit,
Loculus despicitur.

Quadri loca lacrima rum,
Promit voces cor amarum,
Gemit moestus tempus carum
Perditum in seaculo.


Montis antro sequestratus
Plorat, orat humi stratus,
Tandem mente serenatus
Latitat ergastulo.

Ibi vacat rupe tectus,
Ad divina sursum vectus,
Spernit ima judex rectus,
Elegit caelestia.

Carnem frenat sub censura
Transformatum in figura,
Cibum capit de Scriptura,
Abigit terrestria.

Tunc ab alto vir hiercarcha
Venit ecce Rex monarca,
Pavet iste patriarcha
Visione territus.

Defert ille signa Christi,
Cicatrices confert isti,
Dum miratur corde tristi
Passionem tacitus.

Sacrum corpus consignatur,
Manu, pede vulneratur,
Dextrum latum perforatur,
Cruentatur sanguine.

Verba miscent arcanorum
Multa clarent futurorum,
Videt Sanctus vim dictorum
Mystico spiramine.

Patent statim miri clavi
Foris nigri, intus flavi,
Pungit dolor poena gravi,
Cruciant aculei.

Cessat artis armatura
In membrorum apertura,
Non impressit hos natura,
Non tortura mallei.

Signis crucis, quae portasti,
Per quae mundum triumphasti,
Carnem hostem superasti
Inclyta victoria.

Nos, Francisce, tueamur,
In adversis protegamur,
Ut mercede perfruamur
In caelesti gloria.

Pater pie, Pater sancte,
Ples devota, te juvante,
Turba fratrum comitante,
Mereatur pramia.

Fac consortes supernorum,
Quos informas vita morum,
Consequatur grex Minorum
Sempiterna gaudia. Amen. Allelúja.


Prodigi nuovi di santità,
degni di lode, apparvero,
stupendi e per noi propizi,
affidati a Francesco.

Agli iscritti al nuovo gregge
è data una nuova legge,
si rinnovano i decreti del Re,
ritrasmessi da Francesco.

Un nuovo ordine, una nuova vita,
sconosciuti al mondo, sorgono;
la regola emanata ripropone
il ritorno al Vangelo.

Conforme ai consigli del Cristo,
è dettata la regola;
la norma data ricalca
la vita degli Apostoli.

Corda rude, veste dura
cinge e copre senza cura;
il cibo si dà in parsimonia,
son gettati i calzari.

Povertà soltanto cerca,
niente vuole di terrestre;
quaggiù Francesco tutto calpesta:
rifiuta il denaro.

Cerca luoghi solitari,
ove sfogarsi in pianto;
geme per il tempo prezioso
sciupato nel secolo.

In un antro della Verna
piange, prega, prostrato a terra,
finché l’anima è irradiata
di celeste arcana luce.

Là, protetto dalle rupi,
è immerso nell’estasi;
il Serafico alla terra
preferisce il cielo.

E' trattato con rigore,
il corpo si trasfigura;
nutrìto della parola di Dio,
rifiuta ciò che è terreno.

Dall’alto, un Serafino alato
gli appare: è il grande Re;
sbigottisce il Padre,
atterrito dalla visione.

Nelle membra di Francesco,
tutto assorto in orazione,
imprime il Serafino
i segni del Crocifisso.

E’ suggello al sacro corpo:
piagato mani e piedi,
il lato destro è trafitto,
si irrora di sangue.

Si parlano ; gli son rivelati
i segreti celesti;
il Santo li comprende
in sublime estasi.

Ecco chiodi misteriosi,
fuori neri e dentro splendidi;
punge il dolore, acute
straziano le punte.

Non c’è opera di uomo
sulle piagate membra;
non i chiodi, non le piaghe
impresse la natura

Per le piaghe che hai portato,
con le quali hai trionfato
sulla carne e sul nemico
con inclita vittoria,

O Francesco, tu difendici
fra le cose che ci avversano,
per poter godere il premio
nell’eterna gloria.

Padre santo e pietoso,
il tuo popolo devoto
con la schiera dei tuoi figli,
ottenga il premio eterno.

Tutti quelli che ti seguono,
siano un giorno uniti in cielo ai beati comprensori
nella luce della gloria.
Amen.

EVANGELIUM
Sequéntia  sancti Evangélii secúndum Matthaeum.
Matt 11:25-30
In illo témpore: Respóndens Jesus, dixit: Confíteor tibi, Pater, Dómine coeli et terræ, quia abscondísti hæc a sapiéntibus et prudéntibus, et revelásti ea párvulis. Ita, Pater: quóniam sic fuit plácitum ante te. Omnia mihi trádita sunt a Patre meo. Et nemo novit Fílium nisi Pater: neque Patrem quis novit nisi Fílius, et cui volúerit Fílius reveláre. Veníte ad me, omnes, qui laborátis et oneráti estis, et ego refíciam vos. Tóllite jugum meum super vos, et díscite a me, quia mitis sum et húmilis corde: et inveniétis réquiem animábus vestris. Jugum enim meum suave est et onus meum leve.

In quel tempo, Gesù prese a dire: «Ti glorifico, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai saggi e agli scaltri, e le hai rivelate ai piccoli. Sì, Padre, perché questo è stato il beneplacito davanti a te. Ogni cosa mi è stata data dal Padre mio, e nessuno conosce il Figlio se non il Padre, come nessuno conosce il Padre se non il Figlio, e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete affaticati ed oppressi, e io vi darò riposo. Prendete su di voi il mio giogo, e imparate da me che sono mite ed umile di cuore; e troverete riposo per le vostre anime, perché il mio giogo è soave, e il mio peso è leggero».


Credo


OFFERTORIUM
Phil. 1, 20-21
Magnificabitur Christus in corpore meo, sive per vitam, sive per mortem. Mihi enim vivere Christus est, et mori lucrum.

Cristo sarà esaltato nel mio corpo sia per la vita sia per la morte. Poiché il mio vivere è Cristo e morire è un guadagno.

SECRETA
Múnera tibi, Dómine, dicata sanctífica: et, intercedénte beáto Patre nostro Francísco, ab omni nos culpárum labe purífica.Per Dominum nostrum Jesum Christum, Filium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.

Santifica, Signore, i doni a te consacrati: e per l'intercessione del nostro Padre san Francesco, mondaci da ogni macchia di peccato. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

PRAEFATIO DE SANCTO FRANCISCO
Vere dignum et justum est, æquum et salutáre, nos tibi semper et ubíque grátias agere: Dómine sancte, Pater omnípotens, ætérne Deus: Qui venerandum Confessorem famulum tuum beatum Franciscum, tua Deus altissima bonitate et clementia, sanctorum tuorum meritis et virtutibus sublimasti, mentemque ipsius Sancti Spiritus operatione amor ille Seraphicus ardentissime incendit interius, suumque Corpus sacris Stigmatibus insignivit exterius signo Crucifixi Jesu Christi Domini nostri, per quem majestátem tuam laudant Angeli, adórant Dominatiónes, tremunt Potestátes. Coeli coelorúmque Virtútes ac beáta Séraphim sócia exsultatióne concélebrant. Cum quibus et nostras voces ut admitti jubeas, deprecámur, súpplici confessione dicéntes:

È veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, rendere grazie sempre e dovunque a te, Signore, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno, che con la tua altissima bontà e clemenza hai sublimato ai meriti e virtù dei Santi il venerando Confessore, il tuo servo Francesco. L’amore serafico, per l’azione dello Spirito Santo, all’intero bruciò ardentemente la sua anima e, all’esterno, insignì il suo Corpo colle Sacre Stimmate, segno di Gesù Cristo Crocifisso, per mezzo del quale gli Angeli lodano la tua maestà, le Dominazioni ti adorano, le Potenze ti venerano tremebonde. A te inneggiano i Cieli, gli Spiriti celesti e i Serafini, uniti in eterna esultanza. Al loro canto concedi, o Signore, che si uniscano le nostre umili voci nell'inno di lode

COMMUNIO
Rom 8, 18
Non sunt condignae passiones hujus temporis ad futuram gloriam, quae revelabitur in nobis.

I patimenti del tempo presente non hanno proporzione con la gloria futura che si manifesterà in noi.

POSTCOMMUNIO
Orémus.
Ecclésiam tuam, quaesumus, Dómine, grátia coeléstis amplíficet: quam beáti Patris nostri Francísci Confessóris tui illumináre voluísti gloriósis méritis et exémplis.Per Dominum nostrum Jesum Christum, Filium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.

Preghiamo.
Rifiorisca, Signore, per la grazia celeste la tua Chiesa, che hai voluto far risplendere con i meriti e gli esempi del nostro Padre san Francesco tuo Confessore. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.


Qui la messa del Messale Romano


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