mercoledì 12 settembre 2018

Liturgie Papali : La benedizione dello stocco e del berrettone

«Prima del Mattutino [del Natale, ndr], il Papa compiva un altro rito a lui proprio, la benedizione dello stocco e del berrettone. Lo stocco è uno spadone finemente lavorato, e il berrettone un cappello ducale di velluto rosso, che il Papa soleva donare a un qualche Principe cristiano che si fosse distinto nella difesa della Chiesa. La più antica testimonianza di tale benedizione risale al XIV secolo, anche se già prima il Papa usava benedire delle spade per i Principi cristiani. L’ultimo stocco con il suo berrettone fu donato da Pio IX al generale Kanzler nel 1877. Lo stocco, con il berrettone posato sulla punta, era sostenuto da un Chierico di Camera mentre il Papa ammoniva con un’allocuzione rituale che quella spada indicava il supremo gladio temporale dato da Dio al Papa con l’Incarnazione del Cristo, che avrebbe dominato su tutta la terra, esattamente come la cappa rossa del Pontefice si stendeva a terra da ogni lato. Nella benedizione il Papa invocava Dio per la difesa della Santa Chiesa Romana e della respublica christiana. Poi consegnava le due insegne al Principe rivestito di cotta e di piviale aperto sulla spalla (non sul petto, come poteva fare solo l’Imperatore, ad imitazione dei Vescovi). Se il destinatario non era presente, il dono si faceva inviare»  (Don Mauro Tranquillo, La notte di Natale alla Corte pontificia, Radio Spada, 21 dicembre 2016).

Stocco e berrettone di Giovanni III Sobieski, Re di Polonia, donatigli dal beato Innocenzo XI dopo la vittoria sul Turco a Vienna del 12 settembre 1683
«Questa spada pontificale figura il supremo potere temporale affidato dal Cristo al Pontefice suo Vicario in terra, secondo il detto “Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra”, e altrove “Dominerà da mare a mare, e dal fiume fino ai confini del mondo”, come indica anche la cappa di seta che i Pontefici sogliono portare nella notte del Natale del Signore» (Sisto IV, in Marc Dykmans S.I., Lʼœuvre de Patrizi Piccolomini ou le Cérémonial papal de la première Renaissance, ed. della Biblioteca Apostolica Vaticana, Coll. Studi e testi 293 e 294, Città del Vaticano 1980, in particolare Liber primus, tit. septimus, VII)



Benedizione dello stocco, e berrettone
(Gaetano Moroni, Le Cappelle Pontificie, Cardinalizie e Prelatizie,  I, 46)


Questa benedizione si deve fare prima del mattutino [della Vigilia], sebbene da alcuni Pontefici sia stata fatta particolarmente nella mattina di Natale, perché non intervennero alla funzione della notte precedente, né celebrarono il pontificale della solennità. Clemente XI, nel 1719, l'eseguì dopo la prima messa della notte. Tuttavolta si deve fare la benedizione dello stocco a berrettone prima del mattutino, e se oggidì alcuni Papi eseguirono tal benedizione piuttosto dopo il mattutino, cioè avanti la detta prima messa, ciò fecero perché assistendo al mattutino, vollero intervenire alla sola messa, che suol cantare il Cardinal camerlengo. Prima di cominciare il mattutino della notte di Natale, il Sommo Pontefice ogni anno ha il costume di benedire uno stocco, o una spada, ed un cappello o berrettone ducale di velluto cremisi, che poi suol donare a qualche sovrano, principe, o capitano benemerito della religione, donativo che trae la sua origine dall'anno 1385, e dal Pontefice Urbano VI; non rinvendosi anteriori notizie su questo argomento.
Ecco il rito della benedizione:

V. Adjutorium nostum in nomine Domini.
R. Qui fecit coelum et terram.
V. Dominus vobiscum.
R. Et cum spiritu tuo

Oremus.
Benedicere digneris, quaesumus Domine Jesu Christe, hunc ensem in defensionem sanctae Romanae Ecclesiae, et christianae reipublicae, ordinatum nostrae benedictionis officio ad vindictam malefactorum, laudem vero bonorum: ut per eum, qui te inspirante illo accingitur, vim aequitatis exerceas, molemque iniquitatis potenter evertas, et sanctam Ecclesiam tuam, ejusque fideles, quos, ut pretioso sanguine tuo redimeres hodie in terris descendere et carnem nostram sumere dignatus es, ab omni periculo protegas atque defendas, et famulum tuum, qui hoc gladio in tuo nomine armatus erit, pietatis tuae firma custodia munias, illaesumque custodias. Qui vivis et regnas cum Deo Patre in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.
Preghiamo 
Degnati, Signore Gesù Cristo, di benedire questa spada per la difesa della Santa Romana Chiesa e della Cristianità, ordinata per il ministero della nostra benedizione alla vendetta dei malfattori e alla ricompensa dei buoni: affinché per mezzo di colui che, per tua ispirazione, ne è cinto, Tu eserciti la forza dell’equità; Tu con potenza abbatta la mole dell’iniquità; Tu protegga e difenda da ogni pericolo la tua Santa Chiesa e i suoi fedeli, per redimere i quali col tuo sangue prezioso oggi sei ti sei degnato di scendere sulla terra e assumere la nostra carne; Tu protegga con la salda protezione della tua misericordia e custodisca illeso  il tuo servo che nel tuo nome sarà armato. Tu che vivi e regni con Dio Padre in unità con lo Spirito Santo, Dio, per tutti i secoli dei secoli. Così sia.

Questa benedizione si fa dal Papa nella camera de' paramenti, vestito di camice, cingolo, e stola bianca, assistito dai Cardinali diaconi assistenti, e dal Cardinal primo prete per porre l'incenso nel turibolo, mentre un chierico di camera in cotta e rocchetto, avendo preso dalla mensa, e fra due candelieri con candele accese, lo stocco, e il cappello o berrettone, li sostiene in tempo della benedizione; facendo altrettanto il chierico di camera coll'assistenza d'un mazziere, a cornu epistolae dell'altare, tanto nella messa della notte, che in quella del Pontificale, che poi si dirà. Merita però che qui si osservi che se lo stocco si diede dal Papa a qualche principe, il quale trovavasi presente alla funzione, il medesimo principe si vestiva in cotta, e sovr'essa si cingeva dello stocco benedetto. Si cuopriva di poi col piviale bianco, coll'apertura nel lato corrispondente al braccio destro, e non come l'imperatore, che si eravi presente assumeva il piviale coll'apertura nel davanti, ante pectus, ut episcopi. Tanto il principe quanto l'imperatore si ponevano pure il cappello o il berrettone in capo. Quindi si toglieva il cappello, e lo consegnava ad un familiare, per cantare la quinta lezione del mattutino, che comincia: In quo conflictu. Prima di chiedere la solita benedizione, collo stocco sfoderato, toccava tre volte la terra, e altrettante lo vibrava in aria, e poscia rimessolo nel fodero, diceva cantando: Jube Domine benedicere, e cantava la lezione, terminata la quale si spogliava di de' paramenti descritti [...], partiva dalla Cappella, ed era accompagnato alla sua casa dai famigliari del Papa, e da suoi prelati domestici, dagli oratori o ministri delle corte estere, e da altri nobili, mentre alcuni uffiziali portavano lo stocco col cappello innanzi al principe. Se poi donavasi lo stocco, e berrettone all'imperatore, che si trovasse egualmente presente a questa funzione, in vece della quinta, cantava la settima lezione. 






                       


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