mercoledì 3 ottobre 2018

Pio Transito del Serafico Padre san Francesco

Il 3 ottobre, vigilia della festa di san Francesco, ricorre la memoria del suo piissimo transito avvenuto ad Assisi presso Santa Maria degli Angeli alla Porziuncola la sera fra il 3 e il 4 ottobre del 1226.  
San Bonaventura, nella Leggenda Maggiore, così ce lo descrive: «… Avvicinandosi il momento del suo transito, fece chiamare intorno a sé tutti i frati del luogo e, consolandoli della sua morte con espressioni carezzevoli li esortò con paterno affetto all’amore di Dio. Si diffuse a parlare sulla necessità di conservare la pazienza, la povertà, la fedeltà alla santa Chiesa Romana, ma ponendo sopra tutte le altre norme il santo Vangelo. Mentre tutti i frati stavano intorno a lui, stese sopra di loro le mani, intrecciando le braccia in forma di croce (giacché aveva sempre amato questo segno) e benedisse tutti i frati, presenti e assenti, nella potenza e nel nome del Crocifisso. Inoltre aggiunse ancora: “State saldi, o figli tutti, nel timore del Signore e perseverate sempre in esso! E, poiché sta per venire la tentazione e la tribolazione, beati coloro che persevereranno nel cammino iniziato! Quanto a me, mi affretto verso Dio e vi affido tutti alla Sua grazia!”. Terminata questa dolce ammonizione, l’uomo a Dio carissimo comandò che gli portassero il libro dei Vangeli e chiese che gli leggessero il passo di Giovanni, che incomincia: “Prima della festa di Pasqua...” (Gv 13, 1). Egli, poi, come poté, proruppe nell’esclamazione del salmo: “Con la mia voce al Signore io grido, con la mia voce il Signore io supplico” e lo recitò fin al versetto finale: “Mi attendono i giusti, per il momento in cui mi darai la ricompensa” (cfr. Sal 141, 1-8). Quando, infine, si furono compiuti in lui tutti i misteri, quell’anima santissima, sciolta dal corpo, fu sommersa nell’abisso della chiarità divina e l’uomo beato s’addormentò nel Signore (cfr. At 7, 60)» (FF 1241 - 1242 - 1243).


Annualmente le varie famiglie Francescane celebrano una apposita cerimonia commemorativa che qui presentiamo secondo il  Breviarium Romanum ad usum Ordinis Fratrum Minorum Conventualium (1910).
Per le edizioni del 1931 e 1955 di questa stessa cerimonia nella forma in uso presso i Minori Osservanti, rimandiamo a Il transito di san Francesco nella tradizione liturgica francescana, Rerum Liturgicarum
La funzione si svolge presso l’altare di san Francesco, su cui è esposta una reliquia. La si può celebrare, a seconda delle varie usanze locali, la sera del 3 ottobre dopo i primi vespri della Solennità di san Francesco, oppure la sera del 4 ottobre, dopo i secondi vespri.


Patriarcale Basilica di santa Maria degli Angeli (Assisi), Cappella del Transito di san Francesco

Nell’andare in processione dall’altar maggiore all’altare di san Francesco si canta l’inno:

Jam noctis umbra obdúxerat
diffúsa terris aethera,
extréma Patrem cum dies
urgébat horae praescium.

O quae viri constántia!
Secúra mentis quae fides!
Quae fervidis incéndia
flammis cremant praecórdia!

Plorant geméntes fílii
Patrémque circum cóndolent:
quid, pastor, aegrum déseris
ovíle? Flentes clámitant.

At ille in altum lúmina
mitémque tóllens déxteram:
vos, inquit, alma próvido
perfúndat imbre grátia.

Procul sit error méntibus
vestrísque labes sit procul
impúra tectis: única
virtus nitéscat córdibus.

Haec allocútus, spíritus
humána liquit: síderis
instar niténtis coetibus
nubes beátis ínserit.

Sit laus Patri, sit Fílio,
et par decus Paráclito,
qui nos perénni glória
donent per omne saeculum. Amen.


L’ombra della notte s’era già
abbondante riversata sulla terra,
quando la fine incalzava ormai
il Padre presago dell’ultima ora.

O che costanza!
O che fede di animo saldo!
Che incedi di ardenti fiamme
bruciano il suo cuore!

I figli si struggon gementi,
e soffrono attorno al Padre:
“Perché, o pastore, lasci in affanno
l’ovile?”, chiedono in pianto

Egli leva in alto gli occhi
e mite  stende sopra di loro la destra:
“Su voi scenda qual provvida pioggia
la grazia divina.

Allontani dalle menti l’errore,
il peccato impuro sia lontano
dalle vostre dimore: solo
la virtù risplenda nei cuori”.

Ciò detto, lo spirito
abbandona la terra: come una stella
lucente, fra le schiere beate,
un nube lo trasporta.

Lode al Padre e al Figlio,
pari onore al Paraclito;
che ci diano gloria perenne
per tutti i secoli. Amen.
Arrivati all’altare di san Francesco, stando in ginocchio si canta:

O Patriarca pauperum, Francisce, tuis precibus auge tuorum numerum in caritate Christi: quos cancellatis minibus caecutiens, ut moriens Jacob, benedixisti.

Francesco, Patriarca dei poverelli, con tue preghiere aumenta il numero dei tuoi figli: tu che li benedicesti con le mani piagate e cieco come Giacobbe morente.

V. Benedicat nos Deus, Deus noster, benedicat nos Deus.
R.  Et metuant eum omnes fines terrae.


V. Ci benedica Dio, il nostro Dio; ci benedica Dio.
R.  E lo temano tutti i confini della terra.
Oremus
Clementissime Deus, qui servo tuo Moysi, ut nomine sancto tuo invocato super populum tuum sic benediceret, praecepisti; nec non sanctissimo Patri nostro Francisco, ut sic benediceret, dedisti: Benedicat tibi Dominus, et custodiat te, ostendat faciem suam tibi, et misereatur tui; convertat vultum suum ad te, et det tibi pacem; imploramus clementiam tuam, ut super nos et omnes filios tuos, super habitatores hujus civitatis, ac super totum populum Christianum, super quos invocatum est nomen tuum sanctum, intercedente beata Virgine Genitrice Dei Maria, ac beat Patre nostro Francisco, et omnibus sanctis tuis, hujus sanctissimae tuae benedictionis dona plenissime descendant. Qui vivi set regnas in saecula saeculorum.
R. Amen


Preghiamo
Clementissimo Iddio, che come al servo tuo Mosè che per l’invocazione del tuo santo nome comandasti di benedire il tuo popolo; pure al santissimo Padre nostro Francesco, così desti di benedire: “Ti benedica il Signore e ti custodisca. Ti mostri il suo volto e abbia pietà di te. Rivolga  a te il suo volto e ti dia la pace”; imploriamo la tua clemenza affinché su noi e su tutti i tuoi figli, sugli abitanti di questa città e su tutto il popolo cristiano, sui quali è stato invocato il tuo santo nome, discendano pienamente, per l’intercessione della beata Vergine e Madre di Dio, e del beato Padre nostro Francesco e di tutti i santi, i doni di questa tua santissima benedizione. Tu vivi e regni nei secoli dei secoli.
R. Amen
Quindi si canta l’antifona:

O sanctissima anima, in cujus transitu cæli cives occurrunt; Angelorum chorus exultat, et gloriosa Trinitas invitat dicens: mane nobiscum in æternum.


O santissima anima, al tuo passaggio da questo mondo, i Cittadini del cielo ti corrono incontro il coro degli Angeli esulta, la Trinità gloriosa t'invita dicendo: "Rimani con noi per sempre".
Salmo 141

Voce mea ad Dominum clamavi : voce mea ad Dominum deprecatus sum.
Effundo in conspectu ejus orationem meam : et tribulationem meam ante ipsum pronuntio.
In deficiendo ex me spiritum meum : et tu cognovisti semitas meas.
In via hac qua ambulabam : absconderunt laqueum mihi.
Considerabam ad dexteram, et videbam : et non erat qui cognosceret me.
Periit fuga a me : et non est qui requirat animam meam.
Clamavi ad te, Domine, dixi : Tu es spes mea, portio mea in terra viventium.
Intende ad deprecationem meam : quia humiliatus sum nimis.
Libera me a persequentibus me : quia confortati sunt super me.
Educ de custodia animam meam
ad confitendum nomini tuo : me exspectant justi donec retribuas mihi.
Gloria Patri, et Filio, et Spirítui Sancto.
Sicut erat in principio, et nunc, et semper, et in sæcula sæculorum. Amen.


Con la mia voce al Signore grido aiuto:
con la mia voce supplico il Signore.
Davanti a lui effondo la mia preghiera : al tuo cospetto sfogo la mia angoscia.
Mentre il mio spirito vien meno : tu conosci la mia via.
Nel sentiero dove camminavo : mi hanno teso un laccio.
Guardavo a destra e vedevo : nessuno mi riconosceva.
Non c'è per me via di scampo : nessuno ha cura della mia vita.
Io grido a te, Signore, dico : Sei tu il mio rifugio, sei tu la mia sorte nella terra dei viventi.
Ascolta la mia supplica: ho toccato il fondo dell'angoscia.
Salvami dai miei persecutori : perché sono di me più forti.
Strappa dal carcere la mia vita, perché io renda grazie al tuo nome : i giusti mi faranno corona quando mi concederai la tua grazia.
Gloria al Padre, e al Figlio, e allo Spirito Santo.
Come era nel principio è ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.
V. Educ de custodia animam meam
ad confitendum nomini tuo.
R. Me exspectant justi donec retribuas mihi.

V. Strappa dal carcere la mia vita, perché io renda grazie al tuo nome.
R. I giusti mi faranno corona quando mi concederai la tua grazia.

Oremus
Pater noster seraphice, qui die sabbato in sero in hora tui ex hoc mundo ad caelum transitus, circumsedentibus, ac lacrimantibus tuis dilectissimis filiis, coram te, patriarcha pauperum, cujus jam oculi non senectute sed lacrimis caligaverant, mori proximus, ut moriens Jacob, bracchiis cancellatis, super eos manus in modum crucis extendisti, omnibusque fratribus praesentibus et futuris in Crucifixi virtute ac nomine mira caritate benedixisti; nobis, quaesumus, qui coram te humiliter prostrati gementes et flentes tuum sacratissimae mortis transitum devotissime commemoramus, paterna pietate succurre, atque praemissa tuae sanctae benedictionis effectum efficaciter obtinere digneris ab eodem Domino nostro Jesu Christo, qui mira Crucis mysteria in te beatissimo Patre, ac Patriarcha nostro multiformiter demonstravit. Qui cum Patre et Spiritu Sancto vivit et regnat Deus in saecula saeculorum.
R. Amen

Preghiamo
Padre nostro serafico, che nella sera del sabato all’ora del tuo transito da questo mondo al cielo, mentre i tuoi figli sedevano e piangevano di fronte a te, o Patriarca dei poveri, i cui occhi ormai non le vecchiaia ma le lacrime avevano spento, prossimo alla morte, come il morente Giacobbe, con le braccia piagate, su di loro estendesti le mani in forma di Croce, e benedicesti tutti i frati presenti e futuri per la virtù e nel nome del Crocifisso con carità mirabile; sovvieni a noi che, davanti a te, prostrati gementi e piangenti, devotissimamente commemoriamo il passaggio della tua sacratissima morte e degnati di ottenerci l’effetto della tua benedizione dal medesimo Signor nostro Gesù Cristo, che in te beatissimo Padre nostro e Patriarca, ha variamente manifestato gli ammirabili misteri della Croce. Egli è Dio e vive e regna col Padre e lo Spirito Santo nei secoli dei secoli.
R. Amen





Salve, Sancte Pater, patriae lux, forma Minorum. Virtutis speculum, recti via, regula morum: Carnis ab exilio duc nos ad regna polorum.
  
V. Franciscus pauper et humilis coelum dives ingreditur.
R.  Hymnis coelestibus honoratur.


Salve, Padre santo, luce della patria, modello per i Frati Minori. Specchio di virtù, via verso ciò che è retto, regola di vita. Dall'esilio della carne, conducici al regno dei cieli.

V. Il povero ed umile Francesco entra ricco nel cielo.
R.  Onorato da inni celestiali
Oremus
Deus qui hodierna die animae beati Patris nostri Francisci, aeternae beatitudinis praemia contulisti: concede: propitius, ut qui ejus migrationis memoriam piis affectibus celebramus, ad ejusdem beatitudinis praemia feliciter pervenire mereamur.  Per Dominum nostrum Jesum Christum, Filium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia sæcula sæculórum.
R. Amen.


Preghiamo
O Dio, che oggi hai concesso all’anima del beato Francesco nostro padre i premi dell’eterna beatitudine, concedici, propizio, che celebrando piamente la memoria del suo transito, meritiamo di felicemente giungere ai premi della medesima beatitudine. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.
R. Amen.
V. Dominus vobiscum.
R. Et cum spiritu tuo.
V.  Benedicamus Dómino.
R.  Deo gratias.
V.  Fidélium animæ per misericordiam Dei requirscant in pace.
R.  Amen.


V.  Il Signore sia con voi.
R.  E con il tuo spirito.
V.  Benediciamo il Signore.
R.  Rendiamo grazie a Dio.
V.  Le anime dei fedeli per la misericordia di Dio riposino in pace.
R.  Amen.

V. Jube, domne, benedicere.

V. Degnati, o padre, di benedirmi.

Il Sacerdote prende la reliquia di san Francesco e benedice il popolo dicendo:

Per intercessionem beati Patris nostri Francisci ille vos bene dicat qui sine fine vivit et regant.
R.  Amen.

Per l’intercessione del nostro santo Padre Francesco vi benedica Colui che vive e regna in eterno.
R.  Amen.







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