sabato 31 marzo 2018

Sabato Santo - Antica liturgia della Veglia Pasquale

Di seguito riportiamo i testi della liturgia della Veglia Pasquale così com’era prima delle riforme pacelliane degli anni Cinquanta.  



Benedictio ignis
Ad un ora consona si rivestono gli altari con le tovaglie. Le candele rimangono comunque spente fino all’inizio della Messa. Fuori dalla chiesa si accende poi un fuoco. Detta l’ora di Nona, il Sacerdote, indossato l’amitto, l’alba, il cingolo e la stola e il piviale violacei, accompagnato dai ministri, con la croce, l’acqua benedetta e l’incenso, benedice il fuoco nuovo, dicendo:


V. Dóminus vobíscum.
R. Et cum spíritu tuo.
Orémus.
Deus, qui per Fílium tuum, angulárem scílicet lápidem, claritátis tuæ ignem fidélibus contulísti: prodúctum e sílice, nostris profutúrum úsibus, novum hunc ignem sanctí  fica: et concéde nobis, ita per hæc festa paschália cœléstibus desidériis inflammári; ut ad perpétuæ claritátis, puris méntibus, valeámus festa pertíngere. Per eúmdem Christum Dóminum nostrum. Amen.

O Dio, che per mezzo del tuo Figlio, pietra angolare, procurasti ai fedeli il fuoco del tuo splendore, santifica questo novello fuoco, estratto dalla pietra e destinato ai nostri usi; fa che attraverso queste feste pasquali siamo accesi di celesti desideri, onde possiamo giungere con animo puro alle feste dell'eterna luce. Per lo stesso Cristo nostro Signore. Amen.

Orémus.
Dómine Deus, Pater omnípotens, lumen indefíciens, qui es cónditor ómnium lúminum: béne  dic hoc lumen, quod a te sanctificátum atque benedíctum est, qui illuminásti omnem mundum: ut ab eo lúmine accendámur, atque illuminémur igne claritátis tuæ: et sicut illuminásti Móysen exeúntem de Ægýpto, ita illúmines corda, et sensus nostros; ut ad vitam et lucem ætérnam perveníre mereámur. Per Christum, Dóminum nostrum. Amen.

Signore Dio, Padre onnipotente, lume che mai non vien meno, tu che sei il creatore di tutti i lumi, benedici questo lume, perché sia santificato e benedetto da te, che illuminasti tutto il mondo; affinché veniamo accesi dal lume e illuminati dal fuoco della tua chiarezza; e, come illuminasti Mosè nell'uscir dall'Egitto, così illumini i cuori e i sentimenti nostri, onde possiamo pervenire alla vita e alla luce eterna. Amen.

Orémus.
Dómine sancte, Pater omnípotens, ætérne Deus: benedicéntibus nobis hunc ignem in nómine tuo, et unigéniti Fílii tui, Dei ac Dómini nostri Jesu Christi, et Spíritus Sancti, cooperári dignéris; et ádjuva nos contra igníta tela inimíci, et illústra grátia cœlésti: Qui vivis et regnas cum eódem Unigénito tuo, et Spíritu Sancto, Deus: per ómnia sǽcula sæculórum.  Amen.

O Signore santo, Padre onnipotente, eterno Dio, a noi che benediciamo questo fuoco nel nome tuo e del tuo Unigenito Figlio e Signore nostro Gesù Cristo, degnati di cooperare; e soccorrici contro gl'infuocati dardi del nemico e illuminaci con la tua grazia celeste. Tu che vivi e regni Dio con lo stesso Unigenito tuo e con lo Spirito Santo per tutti i secoli dei secoli. Amen.

Quindi benedice i cinque grani d’incenso che si debbono porre nel Cero, dicendo:

Véniat, quǽsumus, omnípotens Deus, super hoc incénsum larga tuæ bene  dictiónis infúsio: et hunc noctúrnum splendórem invisíbilis regenerátor accénde; ut non solum sacrifícium, quod hac nocte litátum est, arcána lúminis tui admixtióne refúlgeat; sed in quocúmque loco ex hujus sanctificatiónis mystério aliquid fúerit deportátum, expúlsa diabólicæ fraudis nequítia, virtus tuæ majestátis assístat. Per Christum, Dóminum nostrum. Amen.

Ti supplichiamo, o Dio onnipotente: venga copiosa l'effusione della tua benedizione su questo incenso, e accendi, o invisibile rigeneratore, la luce che deve illuminare questa notte, affinché non solo il sacrificio offerto in questa notte splenda della tua arcana luce, ma ovunque sia recato il mistero di questa benedizione, siano sventate le astuzie della malizia diabolica, e trionfi la potenza della maestà tua. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Mentre il Sacerdote benedice i grani d’incenso, un accolito pone nel turibolo dei carboni presi dal fuoco. Finita l’orazione precedente, il Sacerdote infonde l’incenso nel turibolo, benedicendolo come al solito. Quindi  asperge tre volte i grani d’incenso e il fuoco, dicendo “Asperges me, Domine” senza canta e senza il salmo, e tre volte li incensa.

Benedictio cerei
Nel frattempo si spengono tutte le luci della chiesa, che si accenderanno poi col fuoco benedetto. Allora il Diacono, rivestito della dalmatica bianca, prende l’arundine con tre candele distine sul triangolo alla sommità. Precede il turiferario con l’accolito che porta i cinque grani d’incenso; segue il Suddiacono con la croce e il clero; quindi il Diacono con l’arundine e dopo di lui il Celebrante. Entrando in chiesa il Diacono inclina l’arundine e l’accolito accende col fuoco nuovo una delle tre candele; e il Diacono, innalzando l’arundine, genuflette come tutti gli altri a parte il Suddiacono che porta la Croce, e canta:

V. Lumen Christi.
R. Deo gratias.

Lo stesso, in tono sempre più alto, si fa all’accensione della seconda candela nel mezzo della chiesa, e della terza davanti all’altare.


Quindi il Celebrante sale all’altare dalla parte dell’Epistola e il Diacono consegna l’arundine a un accolito e, preso il libro, chiede al Celebrante la benedizione come si fa per il Vangelo. Il Celebrante dice:

Dóminus sit in corde tuo et in labiis tuis: ut digne et competénter annúnties suum paschále præcónium: In nómine Patris, et Fílii,  et Spíritus Sancti. Amen.

Il Signore ti sia nel cuore e sulle labbra, affinché in modo degno e conveniente tu annunzi il preconio pasquale. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.


Quindi il Diacono si porta al pulpito e, avendo a destra il Suddiacono con la croce e a sinistra i due accoliti con l'arundine e i grani d'incenso, canta il Preconio Pasquale


Exsúltet jam Angélica turba cœlórum: exsúltent divína mystéria: et pro tanti Regis victória tuba ínsonet salutáris. Gáudeat et tellus tantis irradiáta fulgóribus: et ætérni Regis splendóre illustráta, totíus orbis se séntiat amisísse calíginem. Lætétur et mater Ecclésia, tanti lúminis adornáta fulgóribus: et magnis populórum vócibus hæc aula resúltet. Quaprópter astántes vos, fratres caríssimi, ad tam miram hujus sancti lúminis claritátem, una mecum, quæso, Dei omnipoténtis misericórdiam invocáte. Ut, qui me non meis méritis intra Levitárum númerum dignatus est aggregáre: lúminis sui claritátem infúndens, Cérei huius laudem implére perfíciat. Per Dominum nostrum Jesum Christum, Fílium suum: qui cum eo vivit et regnat in unitáte Spíritus Sancti Deus: Per omnia sǽcula sæculórum.

Esulti ormai l'angelico coro degli Angeli: vibrino di gioia i divini misteri; risuoni la tromba sacra per la vittoria del Gran Re. S'allieti la terra irradiata dagli splendori di sì grande trionfo e, illustrata dai fulgori dell'Eterno Re, si senta libera dalla caligine del mondo intero. Si rallegri la Chiesa, nostra Madre, adornata dei raggi di tanta gran luce, ed echeggi questo tempio delle più sonore voci dei popoli. Perciò, o fratelli dilettissimi, qui presenti allo splendore mirabile di questa luce santa, vi supplico di unirvi a me per invocare la misericordia di Dio onnipotente; affinché dopo avermi accolto nel numero dei suoi Leviti, senza alcun mio merito, mi doni un raggio della sua luce e mi dia la grazia di cantare degnamente le lodi di questo Cero. Per nostro Signore Gesù Cristo Figlio suo, che con Lui vive per tutti i secoli dei secoli.

R. Amen.
V. Dóminus vobíscum.
R. Et cum Spíritu tuo.
V. Sursum corda.
R. Habémus ad Dóminum.
V. Grátias agámus Dómino Deo nostro.
R. Dignum et justum est.

Vere dignum et justum est invisibilem Deum Patrem omnipoténtem Filiúmque ejus unigénitum, Dominum nostrum Jesum Christum, toto cordis ac mentis afféctu et vocis ministério personáre. Qui pro nobis ætérno Patri Adæ débitum solvit: et véteris piáculi cautiónem pio cruóre detérsit. Hæc sunt enim festa paschália, in quibus verus ille Agnus occíditur, cujus sánguine postes fidelium consecrántur. Hæc nox est, in qua primum patres nostros, fílios Israël edúctos de Ægýpto, Mare Rubrum sicco vestígio transire fecísti. Hæc ígitur nox est, quæ peccatórum ténebras colúmnæ illuminatióne purgávit. Hæc nox est, quæ hódie per univérsum mundum in Christo credéntes, a vítiis sæculi et calígine peccatórum segregátos, reddit grátiæ, sóciat sanctitáti. Hæc nox est, in qua, destrúctis vínculis mortis, Christus ab ínferis victor ascéndit. Nihil enim nobis nasci prófuit, nisi rédimi profuísset. O mira circa nos tuæ pietátis dignátio! O inæstimábilis diléctio caritátis: ut servum redimeres, Fílium tradidísti! O certe necessárium Adæ peccátum, quod Christi morte delétum est! O felix culpa, quæ talem ac tantum méruit habére Redemptórem! O vere beáta nox, quæ sola méruit scire tempus et horam, in qua Christus ab ínferis resurréxit! Hæc nox est, de qua scriptum est: Et nox sicut di es illuminábitur: Et nox illuminátio mea in deliciis meis. Hujus ígitur sanctificátio noctis fugat scélera, culpas lavat: et reddit innocéntiam lapsis et mæstis lætítiam. Fugat ódia, concórdiam parat et curvat imperia.

È veramente degno e giusto che, a voce spiegata, con tutto il cuore e con tutta la nostra anima, noi celebriamo l'invisibile Iddio, Padre onnipotente, ed il suo Figlio Unigenito Gesù Cristo, nostro Signore. Egli per noi pagò all'Eterno Padre il debito d'Adamo e con le sue sante sofferenze cancellò la pena del peccato antico. Queste infatti sono le feste pasquali, durante le quali è stato immolato il vero Agnello, dal cui sangue  sono  consacrate le porte dei fedeli. Questa è la notte, nella quale facesti passare a piedi asciutti il Mar Rosso ai padri nostri, i figli d'Israele, quando uscirono dall'Egitto. Questa è dunque la notte. che, mediante la colonna di fuoco, ha spazzato le tenebre dei peccati. Questa è la notte, che sottraendo ai vizi del mondo e alla caligine del peccato quanti credono in Cristo, in tutto l'orbe li rende alla grazia e li riunisce ai Santi. Questa è la notte, nella quale, rotti i vincoli della morte, Cristo vincitore sorge dagli inferi. Che a nulla sarebbe giovato il nascere, se non fossimo stati redenti. O quanto  mirabile  la tua bontà verso di noi! O incomprensibile forza di amore, per cui sacrificasti il Figlio per riscattare lo schiavo! O certamente necessario peccato di Adamo, cancellato dalla morte del Cristo! O felice colpa che ci procurò un tale e tanto Redentore! O notte veramente beata, che, sola, vide il tempo e l'ora, in cui il Cristo risorse dagli inferi! Di questa notte è scritto: La notte sarà illuminata come giorno; e la notte mi è luce nelle mie delizie. Pertanto la santità di questa notte cancella i delitti, purifica le colpe, ridona l'innocenza ai colpevoli, la gioia , agli afflitti; fa svanire gli odi, rimette la concordia, sottomette gli imperi.

A questo punto il Diacono infigge nel Cero i cinque grani d’incenso benedetti

In hujus ígitur noctis grátia, súscipe, sancte Pater, incénsi hujus sacrifícium vespertínum: quod tibi in hac Cérei oblatióne sollémni, per ministrórum manus de opéribus apum, sacro sancta reddit Ecclési a. Sed jam colúmnæ hujus præconia nóvimus, quam in honórem Dei rútilans ignis accéndit.

In questa notte di grazia, ricevi, o Padre santo, il sacrificio vespertino di questo incenso, che la Santa Chiesa ti presenta, per le mani dei suoi ministri, nell'offerta solenne di questo Cero, opera delle api. Ma già conosciamo la gloria di questa colonna di cera, che sta per accendere una fiamma brillante in onore di Dio.

A questo punto il Diacono accende il Cero pasquale

Qui licet sit divísus in partes, mutuáti tamen lúminis detriménta non novit. Alitur enim liquántibus ceris, quas in substántiam pretiósæ hujus lámpadis, apis mater edúxit.

Mentre questo lume viene diviso in parti, non è tuttavia diminuito comunicandosi agli altri; è infatti alimentato dalla cera, che l'ape madre ha prodotto a formare la sostanza preziosa di questa lampada.

A questo punto si accendono le luci della chiesa

O vere beata nox, quæ exspoliávit Ægýptios, ditá vit Hebræos! Nox, in qua terrenis cœléstia, humánis divína jungúntur. Orámus ergo te, Dómine: ut Céreus iste in honórem tui nóminis consecrátus, ad noctis hujus calíginem destruéndam, indefíciens persevéret. Et in odórem suavitátis accéptus, supérnis lumináribus misceátur. Flammas ejus lúcifer matutínus invéniat. Ille, inquam, lúcifer, qui nescit occásum. Ille, qui regréssus ab ínferis, humáno géneri serénus illúxit. Precámur ergo te, Dómine: ut nos fámulos tuos, omnémque clerum, et devotíssimum pópulum: una cum beatíssimo Papa nostro N. , et Antístite nostro N. , quiéte témporum concéssa, in his paschalibus gáudiis, assídua protectióne régere, gubernáre et conserváre digneris. Réspice étiam ad devotíssimum (electum) Imperatórem nostrum N. , cujus tu, Deus, desidérii vota prænóscens, ineffábili pietátis et misericórdiæ tuæ múnere, tranquíllum perpétuæ pacis accómmoda: et cœléstem victóriam cum omni pópulo suo. Per eúndem Dóminum nostrum Jesum Christum, Fílium tuum: Qui tecum vivit et regnat in unitáte Spíritus Sancti Deus: per ómnia sǽcula sæculórum.
R. Amen.

O notte davvero felice, che ha spogliato gli Egizi per arricchire gli Ebrei; notte, nella quale il cielo è congiunto alla terra, e le cose divine sono legate alle umane! Ti preghiamo perciò, o Signore, perché questo Cero consacrato ad onore del tuo nome per dissipare le tenebre di questa notte, bruci senza sosta. La sua luce, accolta come profumo soave, si mescoli alle luci celesti. Ritrovi ancora le sue fiamme l'Astro del mattino, l'Astro che ignora il tramonto e che uscito dagli inferi brillò sereno al genere umano. Ti preghiamo dunque affinché concessa la pace dei tempi, durante questi gaudii pasquali, ti degni di reggere, governare e conservare con perenne protezione noi tuoi servi, il clero tutto, il popolo tuo devotissimo, insieme col beatissimo Papa nostro N. e col nostro Vescovo N. . Volgi pure il tuo sguardo sul nostro devotissimo Imperatore N. e, con ineffabile pietà e misericordia, fa convergere le loro decisioni sulle linee della giustizia e della pace, affinché dalle fatiche terrene, possano arrivare alla Patria Celeste con tutti i fedeli. Per lo stesso nostro Signore Gesù Cristo tuo Figlio che è Dio e con Te vive e regna nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.



Conclusa la benedizione del Cero, il Diacono, deposti i paramenti bianchi, assume quelli violacei e si porta dal Celebrante il quale depone il piviale e assume il manipolo e la casula violacei. Quindi si leggono le Profezie, senza il titolo e senza che alla fine si risponda Deo gratias. Il celebrante le legge a bassa voce all’altare dal lato dell’Epistola. Alla fine di ogni Profezia si dice l’Orazione.



Prophetia Prima
Gen. l, 1-31; 2, 1-2.
In princípio creavit Deus cœlum et terram. Terra autem erat inánis et vácua, et ténebræ erant super fáciem abýssi: et Spíritus Dei ferebátur super aquas. Dixítque Deus: Fiat lux. Et facta est lux. Et vidit Deus lucem, quod esset bona: et divísit lucem a ténebris. Appellavítque lucem Diem, et ténebras Noctem: factúmque est véspere et mane, dies unus. Dixit quoque Deus: Fiat firmaméntum in médio aquárum: et dívidat aquas ab aquis. Et fecit Deus firmaméntum, divisítque aquas, quæ erant sub firmaménto,ab his, quæ erant super firmaméntum. Et factum est ita. Vocavítque Deus firmaméntum, Cœlum: et factum est véspere et mane, dies secúndus. Dixit vero Deus: Congregéntur aquæ, quæ sub cœlo sunt, in locum unum: et appáreat árida. Et factum est ita. Et vocávit Deus áridam, Terram: congregationésque aquárum appellávit Maria. Et vidit Deus, quod esset bonum. Et ait: Gérminet terra herbam viréntem et faciéntem semen, et lignum pomíferum fáciens fructum juxta genus suum, cujus semen in semetípso sit super terram. Et factum est ita. Et prótulit terra herbam viréntem et faciéntem semen juxta genus suum, lignúmque fáciens fructum, et habens unumquódque seméntem secúndum spéciem suam. Et vidit Deus, quod esset bonum. Et factum est véspere et mane, dies tértius. Dixit autem Deus: Fiant luminária in firmaménto cœli, et dívidant diem ac noctem, et sint in signa et témpora et dies et annos: ut lúceant in firmaménto cœli, et illúminent terram. Et factum est ita. Fecítque Deus duo luminária magna: lumináre majus, ut præésset diéi: et lumináre minus, ut præésset nocti: et stellas. Et pósuit eas in firmaménto cœli, ut lucérent super terram, et præéssent diéi ac nocti, et divíderent lucem ac ténebras. Et vidit Deus, quod esset bonum. Et factum est véspere et mane, dies quartus. Dixit etiam Deus: Prodúcant aquæ réptile ánimæ vivéntis, et volátile super terram sub firmaménto cæli. Creavítque Deus cete grándia, et omnem ánimam vivéntem atque motábilem, quam prodúxerant aquæ in spécies suas, et omne volátile secúndum genus suum. Et vidit Deus, quod esset bonum. Benedixítque eis, dicens: Créscite et multiplicámini, et repléte aquas maris: avésque multiplicéntur super terram. Et factum est véspere et mane, dies quintus. Dixit quoque Deus: Prodúcat terra ánimam vivéntem in génere suo: juménta et reptília, et béstias terræ secúndum spécies suas. Factúmque est ita. Et fecit Deus béstias terræ juxta spécies suas, et juménta, et omne réptile terræ in génere suo. Et vidit Deus, quod esset bonum, et ait: Faciámus hóminem ad imáginem et similitúdinem nostram: et præsit píscibus maris et volatílibus cœli, et béstiis universæque terræ, omníque réptili, quod movétur in terra. Et creávit Deus hóminem ad imáginem suam: ad imáginem Dei creávit illum, másculum et féminam creávit eos. Benedixítque illis Deus, et ait: Créscite et multiplicámini, et repléte terram, et subjícite eam, et dominámini píscibus maris et volatílibus cœli, et univérsis animántibus, quæ movéntur super terram. Dixítque Deus: Ecce, dedi vobis omnem herbam afferéntem semen super terram, et univérsa ligna, quæ habent in semetípsis seméntem géneris sui, ut sint vobis in escam: et cunctis animántibus terræ, omníque vólucri cœli, et univérsis, quæ movéntur in terra, et in quibus est ánima vivens, ut hábeant ad vescéndum. Et factum est ita. Vidítque Deus cuncta, quæ fécerat: et erant valde bona. Et factum est véspere et mane, dies sextus. Igitur perfécti sunt cœli et terra, et omnis ornátus eórum. Complevítque Deus die séptimo opus suum, quod fécerat: et requiévit die séptimo ab univérso ópere, quod patrárat.

In principio Dio creò il cielo e la terra. Or la terra era solitudine e caos, e le tenebre coprivano la faccia dell'abisso, ma lo Spirito di Dio si librava sopra le acque. Allora Dio disse: «Sia la luce». E luce fu. E Dio vide che la luce era buona, e separò la luce dalle tenebre. E diede il nome di Giorno alla luce e di Notte alle tenebre. Così si fece sera e poi mattina: primo giorno. Poi Dio disse: «Ci sia uno strato in mezzo alle acque, e separi le acque dalle acque». E Dio fece lo strato, e separò le acque che erano sotto da quelle che erano sopra lo strato. E così fu. E Dio chiamò Cielo lo strato. Intanto si fece sera e poi mattina: secondo giorno. Poi Dio disse: «Le acque che sono sotto il cielo si radunino in un solo luogo, e appaia l'asciutto». E così fu. E Dio chiamò Terra l'asciutto, e Mare l'ammasso delle acque. E Dio vide che ciò era ben fatto. Quindi disse: «Produca la terra erba verdeggiante che faccia seme, e piante fruttifere che diano frutto secondo la loro specie ed abbiano in se stesse la propria semenza sopra la terra». E così fu. E la terra produsse verdura, erba che fa seme della sua specie, e piante che danno frutto ed hanno ciascuna la semenza secondo la propria specie. E Dio vide che ciò era ben fatto. Intanto si fece sera e poi mattino: terzo giorno. Dio disse ancora: «Vi siano dei luminari nella volta del cielo per distinguere il giorno dalla notte e siano segni dei tempi, dei giorni e degli anni, e risplendano nel firmamento del cielo per far luce sulla terra». E così fu. E Dio fece i due grandi luminari: il luminare maggiore, affinché presiedesse al giorno: il luminare minore, affinché presiedesse alla notte; e fece pure le stelle. E le mise nella volta del cielo, perché dessero luce alla terra e regolassero il giorno e la notte, e separassero la luce dalle tenebre. E Dio vide che ciò era ben fatto. Intanto si fece sera e poi mattino: quarto giorno. Disse poi Dio: «Brulichino le acque di animali e gli uccelli volino sopra la terra, sotto la volta del cielo». E Dio creò i grandi mostri marini e tutti gli animali viventi striscianti, di cui si popolarono le acque, secondo le loro specie, ed ogni volatile secondo la sua specie. E Dio vide che ciò era ben fatto. E li benedisse, dicendo: «Crescete e moltiplicatevi, e popolate le acque del mare, e si moltiplichino gli uccelli sopra la terra». E intanto si fece sera e poi mattino: quinto giorno. Disse ancora Dio: «Produca la terra animali viventi secondo la loro specie, animali domestici, e rettili e bestie selvatiche della terra, secondo la loro specie». E così fu. E Dio fece le fiere terrestri, secondo la loro specie, e gli animali domestici, e tutti i rettili della terra, secondo la loro specie. E Dio vide che ciò era ben fatto. Poi Dio disse: «Facciamo l'Uomo a nostra immagine e somiglianza, che domini i pesci del mare, i volatili del cielo, le bestie, e tutta la terra, e tutti i rettili che strisciano sopra la terra». Dio creò l'uomo a sua immagine, lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina. E Dio li benedì dicendo: «Crescete e moltiplicatevi, e riempite la terra e rendetevela soggetta, e dominate sui pesci del mare, e sui volatili del cielo, e sopra tutti gli animali che si muovono sulla terra». E Dio disse: «Ecco io vi do tutte le erbe che fanno seme sulla terra e tutte le piante che hanno in se stesse semenza della loro specie, perché servano di cibo a voi; e a tutti gli animali della terra, e a tutti gli uccelli del cielo e a quanto si muove sulla terra ed ha in sé anima vivente, affinché abbiano da mangiare». E così fu. E Dio vide tutte le cose che aveva fatte; ed esse erano molto buone. Intanto si fece sera e poi mattino: sesto giorno. Così furono compiuti i cieli e la terra e tutto il loro assetto. E Dio nel settimo giorno finì l'opera che aveva fatta e nel settimo giorno si riposò da tutte le opere che aveva compiute.

Oratio
Orémus.
D. Flectámus génua.
R. Leváte.
Deus, qui mirabíliter creásti hóminem et mirabílius redemísti: da nobis, quǽsumus, contra oblectaménta peccáti, mentis ratióne persístere; ut mereámur ad ætérna gáudia perveníre. Per Dominum nostrum Jesum Christum, Filium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.


O Dio, che mirabilmente creasti l'uomo e ancor più mirabilmente lo hai redento; concedici, te ne supplichiamo, di resistere alle attrattive del peccato, seguendo la retta ragione, onde meritiamo di raggiungere le gioie celesti. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.


Prophetia Secunda
Gen. 5; 6; 7 et 8.
Noë vero cum quingentórum esset annórum, génuit Sem, Cham et Japheth. Cumque cœpíssent hómines multiplicári super terram et fílias procreássent, vidéntes fílii Dei fílias hóminum, quod essent pulchræ, accepérunt sibi uxóres ex ómnibus, quas elégerant. Dixítque Deus: Non permanébit spíritus meus in hómine in ætérnum,quia caro est: erúntque dies illíus centum vigínti annórum. Gigántes autem erant super terram in diébus illis. Postquam enim ingréssi sunt fílii Dei ad fílias hóminum illæque genuérunt, isti sunt poténtes a sæculo viri famósi. Videns autem Deus, quod multa malítia hóminum esset in terra, et cuncta cogitátio cordis inténta esset ad malum omni témpore, pænítuit eum, quod hóminem fecísset in terra. Et tactus dolóre cordis intrínsecus: Delébo, inquit, hóminem, quem creávi, a fácie terræ, ab hómine usque ad animántia, a réptili usque ad vólucres cœli; pænitet enim me fecísse eos. Noë vero invénit grátiam coram Dómino. Hæ sunt generatiónes Noë: Noë vir justus atque perféctus fuit in generatiónibus suis, cum Deo ambulávit. Et génuit tres fílios, Sem, Cham et Japheth. Corrúpta est autem terra coram Deo et repléta est iniquitáte. Cumque vidísset Deus terram esse corrúptam , dixit ad Noë: Finis univérsæ carnis venit coram me: repléta est terra iniquitáte a fácie eórum, et ego dispérdam eos cum terra. Fac tibi arcam de lignis lævigátis: mansiúnculas in arca fácies, et bitúmine línies intrínsecus et extrínsecus. Et sic fácies eam: Trecentórum cubitórum erit longitúdo arcæ, quinquagínta cubitórum latitúdo, et trigínta cubilórum altitúdo illíus. Fenéstram in arca fácies, et in cúbito consummábis summitátem ejus: óstium autem arcæ pones ex látere: deórsum cenácula et trístega fácies in ea. Ecce, ego addúcam aquas dilúvii super terram, ut interfíciam omnem carnem, in qua spíritus vitæ est subter cœlum. Univérsa, quæ in terra sunt, consuméntur. Ponámque fœdus meum tecum: et ingrédiens arcam tu et fílii tui, uxor tua et uxóres filiórum tuórum tecum. Et ex cunctis animántibus univérsæ carnis bina indúces in arcam, ut vivant tecum: masculíni sexus et feminíni. De volúcribus juxta genus suum, et de juméntis in génere suo, et ex omni réptili terræ secúndum genus suum: bina de ómnibus ingrediántur tecum, ut possint vívere. Tolles ígitur tecum ex ómnibus escis, quæ mandi possunt, et comportábis apud te: et erunt tam tibi quam illis in cibum. Fecit ígitur Noë ómnia, quæ præcéperat illi Deus. Erátque sexcentórum annórum, quando dilúvii aquæ inundavérunt super terram. Rupti sunt omnes fontes abýssi magnæ, et cataráctæ cœli apértæ sunt: et facta est plúvia super terram quadragínta diébus et quadragínta nóctibus. In artículo diei illíus ingréssus est Noë, et Sem et Cham et Japheth, fílii ejus, uxor illíus et tres uxóres filiórum ejus cum eis in arcam: ipsi, et omne ánimal secúndum genus suum, univérsaque juménta in génere suo, et omne, quod movétur super terram in génere suo, cunctúmque volátile secúndum genus suum. Porro arca ferebátur super aquas. Et aquæ prævaluérunt nimis super terram: opertíque sunt omnes montes excélsi sub univérso cœlo. Quíndecim cúbitis áltior fuit aqua super montes, quos operúerat. Consúmptaque est omnis caro, quæ movebátur super terram, vólucrum, animántium, bestiárum, omniúmque reptílium, quæ reptant super terram. Remánsit autem solus Noë, et qui cum eo erant in arca. Obtinuerúntque aquæ terram centum quinquagínta diébus. Recordátus autem Deus Noë, cunctorúmque animántium et ómnium jumentórum, quæ erant cum eo in arca, addúxit spíritum super terram, et imminútæ sunt aquæ. Et clausi sunt fontes abýssi et cataráctæ cœli: et prohíbitæ sunt plúviæ de cœlo. Reversæque sunt aquæ de terra eúntes et redeúntes: et cœpérunt mínui post centum quinquagínta dies. Cumque transíssent quadragínta dies, apériens Nœ fenéstram arcæ, quam fécerat, dimísit corvum, qui egrediebátur, et non revertebátur, donec siccaréntur aquæ super terram. Emísit quoque colúmbam post eum, ut vidéret, si jam cessássent aquæ super fáciem terræ. Quæ cum non invenísset, ubi requiésceret pes ejus, revérsa est ad eum in arcam: aquæ enim erant super univérsam terram: extendítque manum et apprehénsam íntulit in arcam. Exspectátis autem ultra septem diébus áliis, rursum dimisit colúmbam ex arca. At illa venit ad eum ad vésperam, portans ramum olívæ viréntibus fóliis in ore suo. Intelléxit ergo Noë, quod cessássent aquæ super terram. Exspectavítque nihilminus septem álios dies: et emísit colúmbam, quæ non est revérsa ultra ad eum. Locútus est autem Deus ad Noë, dicens: Egrédere de arca, tu et uxor tua, fílii tui et uxóres filiórum tuórum tecum. Cuncta animántia, quæ sunt apud te, ex omni carne, tam in volatílibus quam in béstiis et univérsis reptílibus, quæ reptant super terram, educ tecum, et ingredímini super terram: créscite et multiplicámini super eam. Egréssus est ergo Noë et fílii ejus, uxor illíus et uxóres filiórum ejus cum eo. Sed et ómnia animántia, juménta et reptília, quæ reptant super terram, secúndum genus suum, egréssa sunt de arca. Ædificávit autem Noë altáre Dómino: et tollens de cunctis pecóribus et volúcribus mundis, óbtulit holocáusta super altáre. Odoratúsque est Dóminus odórem suavitátis.

Noè, essendo in età di cinquecento anni, generò Sem, Cam e Jafet. E avendo principiato gli uomini a moltiplicarsi sopra la terra e avendo procreato delle figliuole, vedendo i figliuoli di Dio la bellezza delle figliuole degli uomini presero per loro mogli quelle che più di tutte loro piacevano. E disse il Signore : Non rimarrà il mio spirito per sempre nell'uomo, perché egli è carne e i suoi giorni saranno solamente di cento veti anni. In quel tempo vi erano sopra la terra dei giganti: poiché, dopo che si accostarono i figliuoli di Dio alle figliuole degli uomini, esse generarono, e ne vennero questi uomini, forti e robusti, famosi nei secoli. Vedendo dunque Dio quanto grande era la malizia degli uomini sopra la terra, e tutti i pensieri del loro cuore erano continuamente intesi al mal fare, si pentì d'aver fatto l'uomo. E preso come da un intimo strazio a! cuore: Sterminerò, disse egli, l'uomo da me creato dalla faccia della terra, dall'uomo sino agli animali, dai rettili fino agli uccelli dell'aria; poiché mi pento di averli fatti. Ma Noè trovò grazia dinanzi al Signore. Questa è la Ascendenza di Noè. Noè fu uomo giusto e perfetto nei suoi, tempi, e camminò con Dio. E generò tre figliuoli: Sem, Cam e Jafet. Ma era corrotta la terra davanti a Dio e ripiena d'iniquità. E avendo veduto Dio come la terra era corrotta, poiché ogni uomo era corrotto nella sua maniera di vivere sulla terra, disse a Noè: Nei miei decreti è imminente la fine di tutti gli uomini; la terra è ripiena d'iniquità per opera loro, e io li sterminerò insieme con la terra. Tu costruirai un'arca con legni lavorati; tu farai delle piccole stanze nell'arca e la invernicerai di bitume di dentro e di fuori. E in questo modo la farai: la lunghezza dell'arca sarà di trecento cubiti, di cinquanta cubiti la larghezza e di trenta l'altezza. Farai una finestra nell'arca e il tetto dell'arca lo farai che vada alzandosi fino ad un cubito. La porta poi dell'arca la farai da un lato; vi farai un piano in fondo, un secondo piano e un terzo piano. Ecco che io manderò le acque del diluvio sopra la terra ad uccidere tutti gli animali che hanno spirito di vita sotto il cielo: tutto quello che è sopra la terra andrà in perdizione. Ma io farò un patto con te ed entrerai nell'arca tu, e i tuoi figli, tua moglie e le mogli dei tuoi figli. E di tutti gli animali d'ogni specie, ne farai entrare nell'arca una coppia, un maschio e una femmina, affinché si salvino con te. Degli uccelli secondo la specie e delle bestie di ogni specie, e di tutti i rettili della terra secondo la loro specie, due entreranno nell'arca con te, affinché possano conservarsi. Prenderai dunque con te di tutte quelle cose che si possono mangiare, e le porterai in questa tua casa e serviranno a te e a loro di cibo. Fece dunque Noè tutto quello che gli aveva comandato il Signore. Ed. egli era in età di seicento anni allorché le acque del diluvio inondarono la terra. Si squarciarono allora tutte le sorgenti del grande abisso, e le cateratte del cielo si aprirono: e piovve sopra la terra per quaranta giorni e quaranta notti. In quello stesso giorno entrò Noè e Sem, Cam e Jafet suoi figliuoli, la moglie di lui e le tre mogli dei suoi figliuoli con essi nell'arca: essi e tutti gli animali secondo la loro specie, e tutto quello che si muove sopra la terra secondo la loro specie. Ora l'arca galleggiava sopra le acque. E le acque ingrossarono fuor di misura sopra la terra: e rimasero coperti tutti i monti più alti sotto il cielo, Quindici cubiti si alzò l'acqua sopra i monti che aveva ricoperti. E restò consunta ogni carne che ha moto sopra la terra, gli uccelli, gli animali; le bestie e tutti i rettili che strisciano sopra la terra: e rimase solo Noè e quelli che con lui erano nell'arca. Le acque occuparono la terra per centocinquanta giorni, ma ricordandosi il Signore di Noè e di tutti gli animali e di tutte le bestie che erano con essi nell'arca, mandò il vento sulla terra, e si abbassarono le acque. E furono chiuse le sorgenti del grande abisso e le cateratte del cielo, e si arrestarono le piogge dal cielo. E si ritirarono le acque dalla terra andando e venendo: e cominciarono a scemare dopo centocinquanta giorni. E passati quaranta giorni, Noè, aperta la finestra che egli aveva fatta nell'arca, mandò fuori il corvo, il quale uscì e non tornò fino a tanto che le acque non s'asciugarono sulla terra. Mandò ancora dopo di esso la colomba per vedere se fossero sparite le acque sopra la faccia della terra. Ma la colomba, non avendo trovato ove posare il suo piede tornò a lui nell'arca: poiché le acque erano per tutta la terra: egli stese la mano e presala, la mise dentro l'arca. E avendo aspettato altri sette giorni, di nuovo mandò la colomba fuori dell'arca; ed ella tornò a lui alla sera portando in bocca un ramo d'olivo con verdi foglie. Comprese allora Noè che erano cessate le acque sopra la terra e aspettò non di meno altri sette giorni e rimandò la colomba, la quale non tornò più a lui. E parlò Dio a Noè dicendo: Esci dall'arca tu e tua moglie, i figli tuoi e le mogli dei tuoi figli con te. Tutti gli animali che sono presso di te d'ogni specie, sia di volatili sia di bestie o di rettili striscianti sulla terra, conducili con te; rientrate sulla terra: crescete e moltiplicatevi. E Noè usci coi figliuoli e sua moglie e le mogli dei suoi figli con lui. E tutti, con gli animali e le bestie e i rettili che strisciano sulla terra secondo la loro specie, uscirono dall'arca. E Noè edificò un altare al Signore e, presi tutti gli animali e uccelli mondi, ne offrì in olocausto sopra l'altare. E il Signore gradì il soave odore.

Oratio
Orémus.
D. Flectámus génua.
R. Leváte.
Deus, incommutábilis virtus et lumen ætérnum: réspice propítius ad totíus Ecclésiæ tuæ mirábile sacraméntum, et opus salútis humánæ, perpétuæ dispositiónis efféctu, tranquíllius operáre; totúsque mundus experiátur et vídeat, dejécta erigi, inveteráta renovári, et per ipsum redire ómnia in intégrum, a quo sumpsére princípium: Dóminum nostrum Jesum Christum, Fílium tuum: Qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus per omnia saecula saeculorum. Amen.

O Dio, potenza immutabile e luce eterna, volgi propizio lo sguardo sull'opera mirabile della tua Chiesa, e, secondo quanto fin dall'eternità hai decretato, degnati di operare la salvezza umana. E tutto il mondo sperimenti e veda rialzarsi le cose abbattute, le invecchiate rinnovarsi, e tutte ritornare nella loro integrità; per mezzo di Colui da cui ebbero origine, il Signore nostro Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

Prophetia Tertia
Gen. 22, 1-19.
In diébus illis: Tentávit Deus Abraham, et dixit ad eum: Abraham, Abraham. At ille respóndit: Adsum. Ait illi: Tolle fílium tuum unigénitum, quem diligis, Isaac, et vade in terram visiónis: atque ibi ófferes eum in holocáustum super unum móntium, quem monstrávero tibi. Igitur Abraham de nocte consúrgens, stravit ásinum suum: ducens secum duos júvenes et Isaac, fílium suum. Cumque concidísset ligna in holocáustum, ábiit ad locum, quem præcéperat ei Deus. Die autem tértio,elevátis óculis, vidit locum procul: dixítque ad púeros suos: Exspectáte hic cum ásino: ego et puer illuc usque properántes, postquam adoravérimus, revertémur ad vos. Tulit quoque ligna holocáusti, et impósuit super Isaac, fílium suum: ipse vero portábat in mánibus ignem et gládium. Cumque duo pérgerent simul, dixit Isaac patri suo: Pater mi. At ille respóndit: Quid vis, fili? Ecce, inquit, ignis et ligna: ubi est víctima holocáusti? Dixit autem Abraham: Deus providébit sibi víctimam holocáusti, fili mi. Pergébant ergo páriter: et venérunt ad locum, quem osténderat ei Deus, in quo ædificávit altáre et désuper ligna compósuit: cumque alligásset Isaac, fílium suum, pósuit eum in altare super struem lignórum. Extendítque manum et arrípuit gládium, ut immoláret fílium suum. Et ecce, Angelus Dómini de cœlo clamávit, dicens: Abraham, Abraham. Qui respóndit: Adsum. Dixítque ei: Non exténdas manum tuam super púerum neque fácias illi quidquam: nunc cognóvi, quod times Deum, et non pepercísti unigénito fílio tuo propter me. Levávit Abraham óculos suos, vidítque post tergum aríetem inter vepres hæréntem córnibus, quem assúmens óbtulit holocáustum pro fílio. Appellavítque nomen loci illíus, Dóminus videt. Unde usque hódie dícitur: In monte Dóminus vidébit. Vocávit autem Angelus Dómini Abraham secúndo de cœlo, dicens: Per memetípsum jurávi, dicit Dóminus: quia fecísti hanc rem, et non pepercísti fílio tuo unigénito propter me: benedícam tibi, et multiplicábo semen tuum sicut stellas cœli et velut arénam, quæ est in lítore maris: possidébit semen tuum portas inimicórum suórum, et benedicéntur in sémine tuo omnes gentes terræ, quia obœdísti voci meæ. Revérsus est Abraham ad púeros suos, abierúntque Bersabée simul, et habitávit ibi.

In quei giorni Dio provò Abramo e gli disse: Abramo, Abramo. Ed egli rispose: Eccomi. E Dio gli disse: Prendi il tuo figlio unigenito, il diletto Isacco, e va nella terra della visione e ivi lo offrirai in olocausto sopra uno dei monti che io ti indicherò. Abramo, dunque, mentre era ancora notte alzatosi, preparò il suo asino e prese con se due servi e Isacco suo figliuolo: e tagliate le legna per l'olocausto, s'incamminò verso il luogo assegnatogli da Dio. E il terzo giorno, alzati gli occhi, vide il luogo da lungi e disse ai suoi servi: aspettate qui con l'asino: io e il fanciullo andremo fin là con prestezza; e, come avremo fatto adorazione, torneremo da voi. Prese anche la legna per l'olocausto e la pose addosso a Isacco suo figliuolo: egli poi portava colle sue mani il fuoco e il coltello. E mentre tutti e due camminavano insieme, disse Isacco a suo padre: Padre mio. E quegli rispose: Che vuoi figliuolo? Ecco, disse quegli, il fuoco e la legna: dov'è la vittima dell'olocausto ? E Abramo soggiunse: Dio ci provvederà la vittima per l'olocausto, figliuolo mio. Andavano dunque innanzi assieme. E giunti al luogo mostrato a lui da Dio, edificò un altare e sopra vi accomodò la legna, e avendo legato Isacco, suo figlio, lo collocò sull'altare, sopra il mucchio della legna.. E stese la mano, e prese il coltello per immolare suo figlio. Ma ecco l'Angelo del Signore dal cielo gridò, dicendo: Abramo, Abramo. E questi rispose: Eccomi. E quegli a lui disse: Non stendere le tue mani sopra il .fanciullo e non fare a lui male alcuno; adesso ho conosciuto che tu temi Iddio e non hai risparmiato il figliuolo tuo unigenito per me. Alzò Abramo gli occhi e vide dietro a se un ariete che si dimenava tra i pruni e presolo per le corna, lo tolse e lo offerse in olocausto invece del figlio, e a quel luogo pose nome: il Signore vede! Donde fin a quest'oggi si dice: Sul monte il Signore provvederà. Per la seconda volta l'Angelo del Signore chiamò Abramo dal cielo dicendo: Per me medesimo ho giurato, dice il Signore: giacche hai fatto una tal cosa e non hai perdonato al tuo figlio unigenito per me, io ti benedirò e moltiplicherò la tua stirpe come le stelle del cielo e come l'arena che è sul lido del mare; s'impadronirà la tua stirpe delle porte dei suoi nemici; e nella tua discendenza benedette saranno tutte le nazioni della terra, perché hai ubbidito alla mia voce. Tornò Abramo dai suoi servi: e se ne andarono insieme a Bersabea, ove egli abitò.

Oratio
Orémus.
D. Flectámus génua.
R. Leváte.
Deus, fidélium Pater summe, qui in toto orbe terrárum, promissiónis tuæ fílios diffúsa adoptiónis grátia multíplicas: et per paschále sacraméntum, Abraham púerum tuum universárum, sicut jurásti, géntium éfficis patrem; da pópulis tuis digne ad grátiam tuæ vocatiónis introíre. Per Dominum nostrum Jesum Christum, Filium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.


O Dio, Padre supremo dei fedeli che, col diffondere la grazia dell'adozione, moltiplichi su tutta la terra i figli della tua promessa e, mediante il mistero pasquale, fai come promettesti, di Abramo, tuo servo, il padre di tutte le nazioni; concedi a tutti i tuoi popoli di rispondere degnamente alla grazia della tua vocazione. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

Prophetia Quarta
Exodi 14, 24-31; 15, 1.
In diébus illis: Factum est in vigília matutina, et ecce, respíciens Dóminus super castra Ægyptiórum per colúmnam ignis et nubis, interfécit exércitum eórum: et subvértit rotas cúrruum, ferebantúrque in profúndum. Dixérunt ergo Ægýptii: Fugiámus Israélem: Dóminus enim pugnat pro eis contra nos. Et ait Dóminus ad Móysen: Exténde manum tuam super mare, ut revertántur aquæ ad Ægýptios super currus et équites eórum. Cumque extendísset Moyses manum contra mare, revérsum est primo dilúculo ad priórem locum: fugientibúsque Ægýptiis occurrérunt aquæ, et invólvit eos Dóminus in médiis flúctibus. Reversæque sunt aquæ, et operuérunt currus, et équites cuncti exércitus Pharaónis, qui sequéntes ingréssi fúerant mare: nec unus quidem supérfuit ex eis. Fílii autem Israël perrexérunt per médium sicci maris, et aquæ eis erant quasi pro muro a dextris et a sinístris: liberavítque Dóminus in die illa Israël de manu Ægyptiórum. Et vidérunt Ægýptios mórtuos super litus maris, et manum magnam, quam exercúerat Dóminus contra eos: timuítque pópulus Dóminum, et credidérunt Dómino et Moysi, servo ejus. Tunc cécinit Moyses et fílii Israël carmen hoc Dómino, et dixérunt:

In quei giorni, era già la vigilia del mattino, e il Signore da una nuvola di fuoco guardò verso il campo degli Egiziani e lo scompigliò. Fece rovesciare le ruote dei cocchi, che erano trascinati nel profondo. Dissero allora gli Egiziani: «Fuggiamo Israele, perché il Signore combatte per loro contro di noi!». E il Signore disse a Mosè: «Stendi la tua mano sopra il mare, affinché le acque si rovescino sugli Egiziani, sopra i loro cocchi e i loro cavalieri». E avendo Mosè stesa la mano verso il mare, sul far della mattina, il mare tornò al suo posto di prima, e le acque piombarono addosso agli Egiziani che fuggivano: così il Signore li travolse in mezzo ai flutti. E le acque, ritornando, coprirono i cocchi e i cavalieri di tutto l'esercito del Faraone, che per inseguire erano entrati nel mare: né un solo di loro scampò. Ma i figli d'Israele camminarono sull'asciutto nel mezzo del mare, e le acque erano per loro come un muro a destra e a sinistra. Così in quel giorno il Signore liberò Israele dalle mani degli Egiziani. E gli Israeliti videro sul lido del mare gli Egiziani morti e la grande potenza che il Signore aveva dispiegato contro di essi. E il popolo temé il Signore e credettero al Signore e a Mosè, suo servo. E allora Mosè cantò coi figli d'Israele questo cantico al Signore, dicendo:

Tractus
Exodi 15, 1 et 2.
Cantémus Dómino: glorióse enim honorificátus est: equum et ascensórem projécit in mare: adjútor et protéctor factus est mihi in salútem,
V. Hic Deus meus, et honorificábo eum: Deus patris mei, et exaltábo eum.
V. Dóminus cónterens bella: Dóminus nomen est illi.

Cantiamo al Signore perché si è maestosamente glorificato; ha precipitato in mare cavallo e cavaliere. Il Signore è la mia forza ed il mio cantico;
V. Egli è il mio Dio e lo glorificherò; il Dio di mio padre e Lo esalterò.
V. Il Signore debella le guerre: il suo nome è l'Onnipotente.

Oratio
Orémus.
D. Flectámus génua.
R. Leváte.
Deus, cujus antíqua mirácula etiam nostris sæculis coruscáre sentímus: dum, quod uni pópulo, a persecutióne Ægyptíaca liberándo, déxteræ tuæ poténtia contulísti, id in salútem géntium per aquam regeneratiónis operáris: præsta; ut in Abrahæ fílios et in ísraëlíticam dignitátem, totíus mundi tránseat plenitúdo. Per Dóminum nostrum Jesum Christum, Fílium tuum: Qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus per omnia saecula saeculorum. Amen.

O Dio, le cui passate meraviglie vediamo risplendere ancora oggi, poiché per mezzo dell'acqua della rigenerazione compi a favore di ogni popolo quanto con la tua potenza compisti un tempo a favore di un solo; fa che tutti i popoli della terra diventino figli d'Abramo ed eredi della grandezza del popolo d'Israele. Per il Signore nostro Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

Prophetia Quinta
Isaiæ 54, 17; 55, 1-11.
Hæc est heréditas servórum Dómini: et justítia eórum apud me, dicit Dóminus. Omnes sitiéntes, veníte ad aquas: et qui non habétis argéntum, properáte, émite et comédite: veníte, émite absque argénto et absque ulla commutatióne vinum et lac. Quare appénditis argéntum non in pánibus, et labórem vestrum non in saturitáte? Audíte audiéntes me, et comédite bonum, et delectábitur in crassitúdine ánima vestra. Inclináte aurem vestram, et veníte ad me: audíte, et vivet ánima vestra, et fériam vobíscum pactum sempitérnum, misericórdias David fidéles. Ecce, testem pópulis dedi eum, ducem ac præceptórem géntibus. Ecce, gentem, quam nesciébas, vocábis: et gentes, quæ te non cognovérunt, ad te current propter Dóminum, Deum tuum, et sanctum Israël, quia glorificávit te. Quærite Dóminum, dum inveníri potest: invocáte eum, dum prope est. Derelínquat ímpius viam suam et vir iníquus cogitatiónes suas, et revertátur ad Dóminum, et miserébitur ejus, et ad Deum nostrum: quóniam multus est ad ignoscéndum. Non enim cogitatiónes meæ cogitatiónes vestræ: neque viæ vestræ viæ meæ, dicit Dóminus. Quia sicut exaltántur cœli a terra, sic exaltátæ sunt viæ meæ a viis vestris, et cogitatiónes meæ a cogitatiónibus vestris. Et quómodo descéndit imber et nix de cœlo, et illuc ultra non revértitur, sed inébriat terram, et infúndit eam, et germináre eam facit, et dat semen serénti et panem comedénti: sic erit verbum meum, quod egrediátur de ore meo: non revertátur ad me vácuum, sed fáciet, quæcúmque volui, et prosperábitur in his, ad quæ misi illud: dicit Dóminus omnípotens.

Questa è l'eredità dei servi del Signore, e la loro giustizia è affidata a me, dice il Signore. Voi tutti che avete sete venite alle acque; e voi che non avete argento fate presto, comprate e mangiate venite, comprate senza argento e senz'altra permuta, del vino e del latte; per qual motivo spendete voi il vostro argento in cose che non sono pane e la vostra fatica in ciò che non vi sazia? Con docilità ascoltatemi e cibatevi di buon cibo; l'anima vostra si delizierà nel sostanzioso, nutrimento. Porgete l'orecchio vostro e venite a me: Udite, e vivrà l'anima vostra, ed io stabilirò con voi un patto eterno, l'adempimento delle misericordie assicurate a David. Ecco che ho dato lui per testimoniare ai Popoli, condottiero e maestro delle nazioni. Ecco che quel popolo che tu non riconoscevi, tu lo chiamerai; le genti che non ti conoscevano, a te correranno per amor del Signore Dio tuo, e del santo d'Israele, perché ti ha glorificato. Cercate il Signore mentre lo si può trovare: invocatelo mentre egli è vicino. Abbandoni l'empio, la via sua, e l'iniquo i suoi maligni progetti, e ritorni al Signore, il quale avrà misericordia di lui; al nostro Dio, che è largo nel perdonare. Poiché i pensieri miei non sono i pensieri vostri, ne le vie vostre son le vie mie, dice il Signore. Poiché di quanto il cielo sovrasta alla terra, tanto sovrastano le mie vie alle vostre e i miei pensieri ai pensieri vostri. E come scende la pioggia e la neve dal cielo e lassù non ritorna, ma inebria la terra e la bagna e la fa germogliare affinché dia il seme da seminare e il pane da mangiare; così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca: essa non tornerà a me senza frutto, ma opererà tutto quello che io voglio, e felicemente adempirà quelle cose per le quali io l'ho mandata: così dice il Signore onnipotente.

Oratio
Orémus.
D. Flectámus génua.
R. Leváte.
Omnípotens sempitérne Deus, multíplica in honórem nóminis tui, quod patrum fídei spopondísti: et promissiónis fílios sacra adoptióne diláta; ut, quod prióres Sancti non dubitavérunt futúrum, Ecclésia tua magna jam ex parte cognóscat implétum. Per Dominum nostrum Jesum Christum, Filium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.

O Dio, onnipotente ed eterno, ad onore del tuo santo nome, moltiplica la prosperità che hai promesso ai padri nostri; e aumenta con la tua sacra adozione i figli della promessa; affinché la tua Chiesa veda già in parte compiuto quanto i santi patriarchi non dubitarono sarebbe avvenuto. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

Prophetia Sexta
Baruch 3, 9-38.
Audi, Israël, mandata vitæ: áuribus pércipe, ut scias prudéntiam. Quid est, Israël, quod in terra inimicórum es? Inveterásti in terra aliéna, coinquinátus es cum mórtuis: deputátus es cum descendéntibus in inférnum. Dereliquísti fontem sapiéntiæ. Nam si in via Dei ambulásses, habitásses útique in pace sempitérna. Disce, ubi sit prudéntia, ubi sit virtus, ubi sit intelléctus: ut scias simul, ubi sit longitúrnitas vitæ et victus, ubi sit lumen oculórum et pax. Quis invénit locum ejus? et quis intrávit in thesáuros ejus? Ubi sunt príncipes géntium, et qui dominántur super béstias, quæ sunt super terram? qui in ávibus cœli ludunt, qui argéntum thesaurízant et aurum, in quo confídunt hómines, et non est finis acquisitiónis eórum? qui argéntum fábricant, et sollíciti sunt, nec est invéntio óperum illórum? Extermináti sunt, et ad ínferos descendérunt, et álii loco eórum surrexérunt. Júvenes vidérunt lumen, et habitavérunt super terram: viam autem disciplínæ ignoravérunt, neque intellexérunt sémitas ejus, neque fílii eórum suscepérunt eam, a fácie ipsórum longe facta est: non est audíta in terra Chánaan, neque visa est in Theman. Fílii quoque Agar, qui exquírunt prudéntiam, quæ de terra est, negotiatóres Merrhæ et Theman, et fabulatóres, et exquisitóres prudéntiæ et intellegéntias: viam autem sapiéntiæ nesciérunt, neque commemoráti sunt sémitas ejus. O Israël, quam magna est domus Dei et ingens locus possessiónis ejus! Magnus est et non habet finem: excélsus et imménsus. Ibi fuérunt gigántes nomináti illi, qui ab inítio fuérunt, statúra magna, sciéntes bellum. Non hos elegit Dóminus, neque viam disciplínæ invenérunt: proptérea periérunt. Et quóniam non habuérunt sapiéntiam, interiérunt propter suam insipiéntiam. Quis ascéndit in cœlum, et accépit eam et edúxit eam de núbibus? Quis transfretávit mare, et invénit illam? et áttulit illam super aurum eléctum? Non est, qui possit scire vias ejus neque qui exquírat sémitas ejus: sed qui scit univérsa, novit eam et adinvénit eam prudéntia sua: qui præparávit terram in ætérno témpore, et replévit eam pecúdibus et quadrupédibus: qui emíttit lumen, et vadit: et vocávit illud, et obædit illi in tremore. Stellæ autem dedérunt lumen in custódiis suis, et lætátæ sunt: vocátæ sunt, et dixérunt: Adsumus: et luxérunt ei cum jucunditáte, qui fecit illas. Hic est Deus noster, et non æstimábitur álius advérsus eum. Hic adinvénit omnem viam disciplínæ, et trádidit illam Jacob púero suo et Israël dilécto suo. Post hæc in terris visus est, et cum homínibus conversátus est.

Ascolta, o Israele, i comandamenti di vita; porgi le orecchie ad imparare la prudenza: quale è la ragione, o Israele, per la quale tu sei in terra nemica? Tu invecchi in paese straniero, sei contaminato tra i morti, sei stato contuso con quelli che scendono nella fossa. Infatti tu abbandonasti la fonte della sapienza. Poiché se tu avessi camminato per la via di Dio, saresti vissuto in una pace eterna. Impara dove sia la prudenza, dove sia la fortezza, dove sia l'intelligenza; affinché sappia a un tempo dove sia la lunghezza della vita e il nutrimento, dove sia il lume degli occhi e la pace. Chi trovò la sede di essa? E chi penetrò nei tesori di lei? Dove sono i principi delle nazioni e coloro che dominano sopra le bestie della terra? Coloro che coi volatili del cielo scherzano; coloro che tesoreggiano argento ed oro, in cui confidano gli uomini, né mai finiscono di procacciarsene? coloro che lavorano l'argento, e gran pensiero se ne danno e non hanno termine le opere loro? Furono sterminati e discesero negli abissi e a loro altri succedettero. Questi, giovani, videro la luce e abitarono sopra la terra, ma la via della disciplina non conobbero e non ne compresero la direzione, né i loro figli l'abbracciarono; essa andò lungi da essi, di lei non si udì più parola nella terra di Canaan, non fu veduta in Theman. I figli ancora di Agar, che cercano la prudenza che viene dalla terra, e i negozianti di Merrha e di Theman e i favoleggiatori e gli scopritori della prudenza e della intelligenza, non conobbero la via della sapienza; né fecero tesoro dei suoi ammaestramenti. O Israele, quanto grande è la casa di Dio, e quanto grande è il luogo del suo dominio! Grande egli è e non ha termine: eccelso e immenso. Ivi furono quei giganti famosi che da principio furono di statura grande, maestri di guerra. Non scelse questi il Signore, né questi trovarono la via della disciplina; per questo perirono. E perché non ebbero la sapienza, perirono per la loro stoltezza. Chi salì al cielo e ne fece acquisto, e chi la trasse dalle nubi? Chi varcò il mare e la trovò e la portò a preferenza dell'oro più fino? Non è chi possa conoscere le vie di lei, né chi comprenda i suoi sentieri. Colui che sa tutto la conosce e la discoprì con la sua prudenza; colui che fondò la terra per l'eternità e la riempì di animali e di quadrupedi, colui che manda la luce ed essa va, la chiama ed essa ubbidisce a lui con tremore. Le stelle diffusero dai loro posti il loro lume, e ne furono liete: chiamate, dissero: Eccoci, e risplenderono con gioia per lui che le creò. Questi è il Dio nostro e nessun altro può essere messo in paragone con lui, questi fu l'inventore della via della disciplina e la insegnò a Giacobbe suo servo, e ad Israele suo diletto. Dopo tali cose egli fu visto sopra la terra, e con gli uomini ha conversato.

Oratio
Orémus.
D. Flectámus génua.
R. Leváte.
Deus, qui Ecclésiam tuam semper géntium vocatióne multíplicas: concéde propítius; ui, quos aqua baptísmatis ábluis, contínua protectióne tueáris. Per Dóminum nostrum Jesum Christum, Fílium tuum: Qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus per omnia saecula saeculorum. Amen.

O Dio, che continuamente moltiplichi la tua Chiesa, chiamando nuove genti alla fede; concedi propizio che coloro i quali tu lavi con l'acqua del battesimo tu li custodisca pure con incessante protezione. Per il Signore nostro Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

Prophetia Septima
Ezech. 37, 1-14.
In diébus illis: Facta est super me manus Dómini, et edúxit me in spíritu Dómini: et dimísit me in médio campi, qui erat plenus óssibus: et circumdúxit me per ea in gyro: erant autem multa valde super fáciem campi síccaque veheménter. Et dixit ad me: Fili hóminis, putásne vivent ossa ista? Et dixi: Dómine Deus, tu nosti. Et dixit ad me: Vaticináre de óssibus istis: et dices eis: Ossa árida, audíte verbum Dómini. Hæc dicit Dóminus Deus óssibus his: Ecce, ego intromíttam in vos spíritum, et vivétis. Et dabo super vos nervos, et succréscere fáciam super vos carnes, et superexténdam in vobis cutem: et dabo vobis spíritum, et vivétis, et sciétis, quia ego Dóminus. Et prophetávi, sicut præcéperat mihi: factus est autem sónitus prophetánte me, et ecce commótio: et accessérunt ossa ad ossa, unumquódque ad junctúram suam. Et vidi, et ecce, super ea nervi et carnes ascendérunt: et exténta est in eis cutis désuper, et spíritum non habébant. Et dixit ad me: Vaticináre ad spíritum, vaticináre, fili hóminis, et dices ad spíritum: Hæc dicit Dóminus Deus: A quátuor ventis veni, spíritus, et insúffla super interféctos istos, et revivíscant. Et prophetávi, sicut præcéperat mihi: et ingréssus est in ea spíritus, et vixérunt: steterúntque super pedes suos exércitus grandis nimis valde. Et dixit ad me: Fili hóminis, ossa hæc univérsa, domus Israël est: ipsi dicunt: Aruérunt ossa nostra, et périit spes nostra, et abscíssi sumus. Proptérea vaticináre, et dices ad eos: Hæc dicit Dóminus Deus: Ecce, ego apériam túmulos vestros, et edúcam vos de sepúlcris vestris, pópulus meus: et indúcam vos in terram Israël. Et sciétis, quia ego Dóminus, cum aperúero sepúlcra vestra et edúxero vos de túmulis vestris, pópule meus: et dédero spíritum meum in vobis, et vixéritis, et requiéscere vos fáciam super humum vestram: dicit Dóminus omnípotens.

In quei giorni la mano del Signore fu sopra di me: e lo spirito del Signore mi trasse fuori e mi posò in mezzo ad un campo che era pieno di ossa e mi fece girare intorno ad esso: esse poi erano in gran quantità sulla faccia del campo e molto inaridite: e disse a me: Figlio dell'uomo, pensi tu che possano riavere vita queste ossa? Ed io dissi: Signore Dio, tu lo sai. Ed egli disse a me: Profetizza sopra queste ossa e dirai loro: Ossa aride, udite la parola del Signore: queste cose dice il Signore Dio a queste ossa. Ecco che io infonderò in voi lo spirito e avrete la vita. E farò risalire su di voi i nervi e ricrescere sopra di voi le carni, e sopra di voi stenderò la pelle e darò a voi lo spirito, e vivrete e conoscerete che io sono il Signore. E profetai come egli mi aveva ordinato e mentre io profetavo, si udì uno strepito, ed ecco un brulichio: e si accostarono ossa ad ossa, ciascuna alla propria giuntura. E mirai, ed ecco sopra di esse i nervi e le carni vennero e si distese sopra di loro la pelle; ma non avevano spirito. Allora mi disse: Profetizza allo spirito, profetizza. figlio dell'uomo e dirai allo spirito: queste cose dice il Signore Iddio: Dai quattro venti vieni, o spirito, e soffia sopra questi morti ed essi rivivranno. E profetai come egli mi aveva comandato ed entrò in quelli lo spirito e riebbero la vita e stettero sui piedi loro, un esercito grande fuor di misura. Ed egli disse a me: Figlio dell'uomo, tutte queste ossa sono figli di Israele: essi dicono: Aride sono le ossa nostre, ed è perita la nostra speranza, e noi siamo troncati: per questo tu profetizza e dirai loro: queste cose dice il Signore: Ecco che io aprirò le vostre tombe e vi trarrò fuori dai vostri sepolcri, popolo mio, e vi condurrò nella terra d'Israele. E conoscerete che io sono il Signore allorquando avrò aperto i vostri sepolcri e vi avrò tratti dai sepolcri vostri, popolo mio, ed avrò infuso il mio spirito in voi, e vivrete, e vi avrò dato riposo nella terra vostra, dice il Signore onnipotente.

Oratio
Orémus.
D. Flectámus génua.
R. Leváte.
Deus, qui nos ad celebrándum paschále sacraméntum utriúsque Testaménti páginis ínstruis: da nobis intellégere misericórdiam tuam; ut ex perceptióne præséntium múnerum firma sit exspectátio futurórum. Per Dominum nostrum Jesum Christum, Filium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.

O Dio, che ci istruisci con le pagine di entrambi i Testamenti affinché ci prepariamo a celebrare il mistero pasquale, concedici di ben comprendere la tua misericordia, affinché i doni che in questa vita da te riceviamo, rendano più ferma la nostra speranza dei beni futuri. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

Prophetia Octava
Is. 4, 1-6.
Apprehéndent septem mulíeres virum unum in die illa, dicéntes: Panem nostrum comedémus et vestiméntis nostris operiémur: tantúmmodo invocétur nomen tuum super nos, aufer oppróbrium nostrum. In die illa erit germen Dómini in magnificéntia et glória, et fructus terræ súblimis, et exsultátio his, qui salváti fúerint de Israël. Et erit: Omnis, qui relíctus fúerit in Sion et resíduus in Jerúsalem, sanctus vocábitur, omnis, qui scriptus est in vita in Jerúsalem. Si ablúerit Dóminus sordes filiárum Sion, et sánguinem Jerúsalem láverit de médio ejus, in spíritu judícii et spíritu ardóris. Et creábit Dóminus super omnem locum montis Sion, et ubi invocátus est, nubem per diem, et fumum et splendórem ignis flammántis in nocte: super omnem enim glóriam protéctio. Et tabernáculum erit in umbráculum diéi ab æstu, et in securitátem et absconsiónem a túrbine et a plúvia.

Sette donne si disputeranno un sol uomo in quel giorno dicendo: Noi mangeremo il nostro pane, del nostro ci vestiremo; solamente dacci il tuo nome, togli la nostra confusione. In quel giorno il «Germoglio del Signore sarà in magnificenza e gloria, e il «Frutto della terra» sarà il sublime vanto e la gioia dei salvati d'Israele. Tutti quelli restati in Sion, quelli rimasti in Gerusalemme, saranno chiamati santi, tutti quelli inscritti per la vita saranno in Gerusalemme . Quando il Signore avrà lavata dalle macchie la figlia di Sion, e Gerusalemme dal sangue che è in mezzo ad essa con lo spirito di giustizia e lo spirito di fuoco, il Signore allora creerà sopra tutto il monte di Sion, e dovunque sarà invocato, una nuvola di fumo durante il giorno, e lo splendore del fuoco fiammante nella notte, e sopra tutta la sua Gloria vi sarà protezione. Il Santuario farà ombra per il calore del giorno, e di difesa contro la bufera e la pioggia

Tractus
Is 5, 1 et 2.
Vínea facta est dilécto in cornu, in loco úberi.
V. Et macériam circúmdedit, et circumfódit: et plantávit víneam Sorec, et ædificávit turrim in médio ejus.
V. Et tórcular fodit in ea: vínea enim Dómini Sábaoth domus Israël est.

Il mio diletto aveva una vigna in un colle fertile.
V. La circondò di mura e di fossati; vi piantò la vigna di Sorec ed edificò in mezzo di essa una torre.
V. E vi scavò uno strettoio, perché la vigna del Signore degli Eserciti è la casa d'Israele

Oratio
Orémus.
D. Flectámus génua.
R. Leváte.
Deus, qui in ómnibus Ecclésiæ tuæ fíliis, sanctórum Prophetárum voce manifestásti, in omni loco dominatiónis tuæ, satórem te bonórum séminum, et electórum pálmitum esse cultórem: tríbue pópulis tuis, qui et vineárum apud te nómine censéntur et ségetum; ut, spinárum et tribulórum squalóre resecáto, digna efficiántur fruge fecúndi. Per Dóminum nostrum Jesum Christum, Fílium tuum: Qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus per omnia saecula saeculorum. Amen.

O Dio, che per bocca dei santi profeti dichiarasti in tutti i luoghi del tuo dominio che nei figli della tua Chiesa, tu semini la buona semenza e che sei il coltivatore di piante elette; accorda ai tuoi popoli da te designati col nome di vigna e di messe, di sradicare lo squallore delle spine e dei triboli e diventare fecondi di buoni frutti. Per il Signore nostro Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

Prophetia Nona
Exodi 12, 1-11
In diébus illis: Dixit Dóminus ad Móysen et Aaron in terra Ægýpti: Mensis iste vobis princípium ménsium: primus erit in ménsibus anni. Loquímini ad univérsum cœtum filiórum Israël, et dícite eis: Décima die mensis hujus tollat unusquísque agnum per famílias et domos suas. Sin autem minor est númerus, ut suffícere possit ad vescéndum agnum, assúmet vicínum suum, qui junctus est dómui suæ, juxta númerum animárum, quæ suffícere possunt ad esum agni. Erit autem agnus absque mácula, másculus, annículus: juxta quem ritum tollétis et hædum. Et servábitis eum usque ad quartam décimam diem mensis hujus: immolabítque eum univérsa multitúdo filiórum Israël ad vésperam. Et sument de sánguine ejus, ac ponent super utrúmque postem et in superlimináribus domórum, in quibus cómedent illum. Et edent carnes nocte illa assas igni, et ázymos panes cum lactúcis agréstibus. Non comedétis ex eo crudum quid nec coctum aqua, sed tantum assum igni: caput cum pédibus ejus et intestínis vorábitis. Nec remanébit quidquam ex eo usque mane. Si quid resíduum fúerit, igne comburétis. Sic autem comedétis illum: Renes vestros accingétis, et calceaménta habébitis in pédibus, tenéntes báculos in mánibus, et comedétis festinánter: est enim Phase Dómini.

In quei giorni disse il Signore a Mosè ed Aronne nella terra di Egitto: questo mese sarà per voi il principio dei mesi, il primo dei mesi dell'anno. Parlate a tutta l'adunanza dei figliuoli d'Israele, e dite loro: Il decimo giorno di questo mese, prenda ciascuno un agnello per famiglia e per casa. Che se il numero delle, persone è insufficiente per mangiare tutto l'agnello, inviterà, il suo vicino di casa, in modo che si abbia il numero sufficiente per consumare l'agnello. Questo poi sarà senza macchia , maschio, di un anno; e con lo stesso rito prenderete anche un capretto. E serberete l'agnello fino al giorno quattordicesimo di questo mese; e tutta la moltitudine dei figliuoli d'Israele lo immolerà alla sera. E prenderanno del sangue suo e lo metteranno su ambedue gli stipiti della porta e sull'architrave della porta delle case nelle quali lo mangeranno. E quella notte mangeranno quelle carni, arrostite al fuoco, con pani azzimi e lattughe selvatiche. Di esso non mangerete niente di crudo, o cotto nell'acqua, ma soltanto arrostito col fuoco; mangerete anche il capo, i piedi e le interiora. Niente di esso deve avanzare per il mattino; se qualche cosa ne avanzasse lo brucerete nel fuoco. E lo mangerete in questo modo; avrete i fianchi cinti, le scarpe ai piedi, e i bastoni in mano, e mangerete alla svelta perché è la pasqua del Signore.

Oratio
Orémus.
D. Flectámus génua.
R. Leváte.
Omnípotens sempitérne Deus, qui in ómnium óperum tuórum dispensatióne mirábilis es: intéllegant redémpti tui, non fuísse excelléntius, quod inítio factus est mundus, quam quod in fine sæculórum Pascha nostrum immolátus est Christus: Qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus per omnia saecula saeculorum. Amen.

Onnipotente, sempiterno Iddio, che nella distribuzione di tutte le tue opere sei mirabile, fa che i tuoi redenti comprendano che la creazione del mondo fatta da principio, non è più eccellente di quella che è nella fine dei secoli la Pasqua nostra in cui è immolato Cristo. Lui che è Dio, e vive e regna con te,  in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

Prophetia Decima
Jonæ 3, 1-10.
In diébus illis: Factum est verbum Dómini ad Jonam Prophétam secúndo, dicens: Surge, et vade in Níniven civitátem magnam: et prædica in ea prædicatiónem, quam ego loquor ad te. Et surréxit Jonas, et ábiit in Níniven juxta verbum Dómini. Et Nínive erat cívitas magna itínere trium diérum. Et cœpit Jonas introíre in civitátem itínere diéi uníus: et clamávit et dixit: Adhuc quadragínta dies, et Nínive subvertétur. Et credidérunt viri Ninivítæ in Deum: et prædicavérunt jejúnium, et vestíti sunt saccis a majóre usque ad minórem. Et pervénit verbum ad regem Nínive: et surréxit de sólio suo, et abjécit vestiméntum suum a se, et indútus est sacco, et sedit in cínere. Et clamávit et dixit in Nínive ex ore regis et príncipum ejus, dicens: Hómines et juménta et boves et pécora non gustent quidquam: nec pascántur, et aquam non bibant. Et operiántur saccis hómines et juménta, et clament ad Dóminum in fortitúdine, et convertatur vir a via sua mala, et ab iniquitáte, quæ est in mánibus eórum. Quis scit, si convertátur et ignóscat Deus: et revertátur a furóre iræ suæ, et non períbimus? Et vidit Deus ópera eórum, quia convérsi sunt de via sua mala: et misértus est pópulo suo, Dóminus, Deus noster.

In quei giorni il Signore per la seconda volta parlò a Giona profeta e disse: Alzati e va a Ninive città grande, e predica ivi quello che io dico a te. E si mosse Giona e andò a Ninive secondo l'ordine del Signore. Or Ninive era una città grande che aveva tre giornate di cammino. E Giona incominciò a percorrere la città per il cammino di un giorno e gridava e diceva: Ancora quaranta giorni e Ninive sarà distrutta. E i Niniviti credettero a Dio; e intimarono il digiuno e si vestirono di sacco tanto i grandi quanto i piccoli. E fu portata la nuova al re di Ninive: ed egli si levò dal suo trono e gettò via le sue vesti e si vestì di sacco e si assise sopra la cenere. E pubblicò e intimò in Ninive quest'ordine del re e dei suoi principi: Uomini e bestie, bovi e pecore non mangino niente, non vadano al pascolo, e acqua non bevano. E si coprano di sacco gli uomini e gli animali, e gridino verso il Signore con tutta la loro forza e si converta ciascuno dalla sua cattiva vita e dalle sue opere inique. Chi sa che Dio non si rivolga a noi e ci perdoni: e calmi il furore dell'ira sua, e così non ci faccia perire. E Dio vide le opere loro e come si erano convertiti dalla loro mala vita, ed ebbe misericordia

Oratio
Orémus.
D. Flectámus génua.
R. Leváte.
Deus, qui diversitátem géntium in confessióne tui nóminis adunásti: da nobis et velle et posse, quæ præcipis; ut, pópulo ad æternitátem vocáto, una sit fides méntium et píetas actiónum. Per Dóminum nostrum Jesum Christum, Fílium tuum: Qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus per omnia saecula saeculorum. Amen.

O Dio, che mediante la confessione del tuo nome hai adunato la svariata moltitudine delle nazioni, dà a noi di potere e di volere operare quello che tu comandi; affinché nel popolo che tu chiamasti alla sorte della eternità, una sia la fede delle menti e la santità delle azioni. Per il Signore nostro Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

Prophetia Undecima
Deut. 31, 22-30.
In diébus illis: Scripsit Móyses canticum, et dócuit fílios Israël. Præcepítque Dóminus Josue, fílio Nun, et ait: Confortáre, et esto robústus: tu enim introdúces fílios Israël in terram, quam pollícitus sum, et ego ero tecum. Postquam ergo scripsit Móyses verba legis hujus in volúmine, atque complévit: præcépit Levítis, qui portábant arcam fœderis Dómini, dicens: Tóllite librum istum, et pónite eum in látere arcæ fœderis Dómini, Dei vestri: ut sit ibi contra te in testimónium. Ego enim scio contentiónem tuam et cérvicem tuam duríssimam. Adhuc vivénte me et ingrediénte vobíscum, semper contentióse egístis contra Dóminum: quanto magis, cum mórtuus fúero? Congregáte ad me omnes majóres natu per tribus vestras, atque doctóres, et loquar audiéntibus eis sermónes istos, et invocábo contra eos cœlum et terram. Novi enim, quod post mortem meam iníque agétis et declinábitis cito de via, quam præcépi vobis: et occúrrent vobis mala in extrémo témpore, quando fecéritis malum in conspéctu Dómini, ut irritétis eum per ópera mánuum vestrárum. Locútus est ergo Móyses, audiénte univérso cœtu Israël, verba cárminis hujus, et ad finem usque complévit.

In quei giorni Mosè scrisse un cantico e lo insegnò ai figli di Israele. E il Signore diede i suoi ordini a Giosuè figlio di Nun e gli disse: «Fatti coraggio e sii forte: tu introdurrai i figli d'Israele nella terra che ho loro promessa, io poi sarò con te». Or quando Mosè ebbe finito di scrivere le parole di questa legge in un libro, diede ordine ai leviti, che portavano l'arca del patto del Signore: «Prendete questo libro e mettetelo in un lato dell'arca del patto del Signore Dio vostro, che vi rimanga come testimonio contro di te, ; perché ben conosco la tua ostinazione e la tua durezza di testa. Se, mentre sono ancor vivo e cammino con voi, siete stati sempre ribelli contro il Signore; quanto più dopo la mia morte! Radunate presso di me tutti gli anziani di ciascuna delle vostre tribù, e i vostri prefetti, che pronunzierò dinanzi a loro queste parole, chiamando a testimonio contro di loro il cielo e la terra. Poiché so bene che dopo la mia morte agirete iniquamente, uscendo ben presto dalla strada che vi ho prescritta; e vi cadranno addosso i mali negli ultimi tempi, allorché avrete fatto il male nel cospetto del Signore, provocandolo a sdegno colle opere vostre». Mosè quindi pronunciò e recitò sino alla fine le parole di questo cantico mentre tutto Israele stava ad ascoltarlo.

Tractus
Deut. 32, 1-4.
Atténde, cœlum, et loquar: et áudiat terra verba ex ore meo.
V. Exspectétur sicut plúvia elóquium meum: et descéndant sicut ros verba mea.
V. Sicut imber super gramen et sicut nix super fænum: quia nomen Dómini invocábo,
V. Date magnitúdinem Deo nostro: Deus, vera ópera ejus, et omnes viæ ejus judícia,
V. Deus fidélis, in quo non est iníquitas: justus et sanctus Dóminus.

Udite, o cieli, quello che io dico, ascolti la terra le parole della mia bocca.
V. Si aspetti come pioggia la mia dottrina, stilli come rugiada la mia parola;
V. Come acquazzone su una pianura verdeggiante, come scroscio d’acqua su l’erba nascente; poiché il nome del Signore io proclamo:
V. Rendete onore al nostro Dio! Le opere di Dio sono perfette, tutte le sue vie sono giuste.
V. Dio è fedele e senza iniquità, giusto e santo è il Signore!

Oratio
Orémus.
D. Flectámus génua.
R. Leváte.
Deus, celsitúdo humílium et fortitúdo rectórum, qui per sanctum Móysen, púerum tuum, ita erudíre pópulum tuum sacri cárminis tui decantatióne voluísti, ut illa legis iterátio fíeret étiam nostra diréctio: éxcita in omnem justificatárum géntium plenitúdinem poténtiam tuam, et da lætítiam, mitigándo terrórem; ut, ómnium peccátis tua remissióne delétis, quod denuntiátum est in ultiónem, tránseat in salútem. Per Dominum nostrum Jesum Christum, Filium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus per omnia saecula saeculorum. Amen.

O Dio, grandezza degli umili e forza dei giusti, che per mezzo del tuo servo Mosè volesti insegnare al popolo il tuo santo cantico; affinché quella ripetizione della Legge fosse di istruzione anche a noi; fa brillare la tua potenza su tutte le nazioni, che hai giustificato e, alleviando il tuo rigore, donaci santa letizia così che, cancellati dalla tua misericordia i peccati di tutti, il minacciato castigo si volga in salvezza. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

Prophetia Duodecima
Dan. 3, 1-24.

In diébus illis: Nabuchodónosor rex fecit státuam áuream, altitúdine cubitórum sexagínta, latitúdine cubitórum sex, et státuit eam in campo Dura provínciæ Babylónis. Itaque Nabuchodónosor rex misit ad congregándos sátrapas, magistrátus, et júdices, duces, et tyránnos, et præféctos, omnésque príncipes regiónum, ut convenírent ad dedicatiónem státuæ, quam eréxerat Nabuchodónosor rex. Tunc congregáti sunt sátrapæ, magistrátus, et júdices, duces, et tyránni, et optimátes, qui erant in potestátibus constitúti, et univérsi príncipes regiónum, ut convenírent ad dedicatiónem státuæ, quam eréxerat Nabuchodónosor rex. Stabant autem in conspéctu státuæ, quam posúerat Nabuchodónosor rex, et præco clamábat valénter: Vobis dícitur populis, tríbubus et linguis: In hora, qua audiéritis sónitum tubæ, et fístulæ, et cítharæ, sambúcæ, et psaltérii, et symphóniæ, et univérsi géneris musicórum, cadéntes adoráte státuam áuream, quam constítuit Nabuchodónosor rex. Si quis autem non prostrátus adoráverit, eádem hora mittétur in fornácem ignis ardéntis. Post hæc ígitur statim ut audiérunt omnes pópuli sónitum tubæ, fístulæ, et cítharæ, sambúcæ, et psaltérii, et symphóniæ, et omnis géneris musicórum, cadéntes omnes pópuli, tribus et linguæ adoravérunt státuam auream, quam constitúerat Nabuchodónosor rex. Statímque in ipso témpore accedéntes viri Chaldæi accusavérunt Judæos, dixerúntque Nabuchodónosor regi: Rex, in ætérnum vive: tu, rex, posuísti decrétum, ut omnis homo, qui audiérit sónitum tubæ, fístulæ, et cítharæ, sambúcæ, et psaltérii, et symphóniæ, et univérsi géneris musicórum, prostérnat se et adóret státuam áuream: si quis autem non prócidens adoráverit, mittátur in fornácem ignis ardéntis. Sunt ergo viri Judæi, quos constituísti super ópera regiónis Babylónis, Sidrach, Misach et Abdénago: viri isti contempsérunt, rex, decrétum tuum: deos tuos non colunt, et státuam áuream, quam erexísti, non adórant. Tunc Nabuchodónosor in furóre et in ira præcépit, ut adduceréntur Sidrach, Misach et Abdénago: qui conféstim addúcti sunt in conspéctu regis. Pronuntiánsque Nabuchodónosor rex, ait eis: Veréne, Sidrach, Misach et Abdénago, deos meos non cólitis, et státuam áuream, quam constítui, non adorátis? Nunc ergo si estis parati, quacúmque hora audieritis sonitum tubæ, fístulæ, cítharæ, sambúcæ, et psaltérii, et symphóniæ, omnísque géneris musicórum, prostérnite vos et adoráte státuam, quam feci: quod si non adoravéritis, eadem hora mittémini in fornácem ignis ardéntis; et quis est Deus, qui erípiet vos de manu mea? Respondéntes Sidrach, Misach et Abdénago, dixérunt regi Nabuchodónosor: Non opórtet nos de hac re respóndere tibi. Ecce enim, Deus noster, quem cólimus, potest erípere nos de camíno ignis ardéntis, et de mánibus tuis, o rex, liberáre. Quod si nolúerit, notum sit tibi; rex, quia deos tuos non cólimus et státuam áuream, quam erexísti, non adorámus. Tunc Nabuchodónosor replétus est furóre, et aspéctus faciéi illíus immutátus est super Sidrach, Misach et Abdénago, et præcépit, ut succenderétur fornax séptuplum, quam succéndi consuéverat. Et viris fortíssimis de exércitu suo jussit, ut, ligátis pédibus Sidrach, Misach et Abdénago, mítterent eos in fornácem ignis ardéntis. Et conféstim viri illi vincti, cum braccis suis et tiáris et calceaméntis et véstibus, missi sunt in médium fornácis ignis ardéntis: nam jússio regis urgébat: fornax autem succénsa erat nimis. Porro viros illos, qui míserant Sidrach, Misach et Abdénago, interfécit flamma ignis. Viri autem hi tres, id est, Sidrach, Misach et Abdénago, cecidérunt in médio camíno ignis ardéntis colligáti. Et ambulábant in médio flammæ laudántes Deum, et benedicéntes Dómino.

In quei giorni il re Nabuchodonosor fece una statua d'oro alta sessanta cubiti, larga sei cubiti e la fece alzare nella campagna di Dura, provincia di Babilonia. E così il Re Nabuchodonosor mandò a radunare i satrapi e i magistrati e i giudici e i capitani e i dinasti e i prefetti e tutti i governatori delle Provincie affinché tutti insieme andassero alla dedicazione della statua alzata dal re Nabuchodonosor. Allora si radunarono i satrapi e i magistrati e i giudici e i capitani, e i dinasti, e i grandi che erano costituiti in dignità, e tutti i governatori delle Provincie per andare tutti insieme alla dedicazione della statua, eretta da Nabuchodonosor. E stavano in faccia alla statua alzata dal re Nabuchodonosor: e l'araldo gridava ad alta voce: A voi si ordina, popoli tribù e lingue che nel punto stesso in cui udirete il suono della tromba e del flauto, della cetra, della zampogna, del saltero, del timpano è di ogni sorta di strumenti musicali, prostrati adoriate la statua d'oro eretta dal re Nabuchodonosor. Se alcuno non si prostra e adora, nello stesso momento sarà gettato in una fornace di fuoco ardente. Poco dopo, dunque, appena che i popoli tutti udirono il suono della tromba, del flauto, della cetra, della zampogna, del saltero, del timpano e di ogni genere di strumenti musicali, tutti senza distinzione di tribù e di lingua prostrati, adorarono la statua d'oro alzata dal re Nabuchodonosor. Subito, in quel punto stesso andarono alcuni uomini Caldei ad accusare i giudei e dissero al re Nabuchodonosor: Vivi, o re, in eterno; tu, o re, hai fatto un decreto che qualunque uomo che avesse udito il suono della tromba, del flauto, della cetra, della zampogna, del saltero, del timpano e di ogni sorta di strumenti musicali si prostrasse e adorasse la statua d'oro: che se alcuno non si prostrasse e adorasse, fosse gettato in una fornace di fuoco ardente. Vi son dunque tre uomini giudei i quali tu hai deputati sopra affari della provincia di Babilonia: Sidrach, Misach e gli Abdenago; questi uomini han dispregiato, o re, il tuo decreto: ai tuoi dei non rendono culto, non adorano la statua d'oro, alzata da te. Allora Nabuchodonosor pieno di furore e d'ira, ordinò che gli fossero condotti Sidrach, Misach e Abdenago; i quali furono condotti al cospetto del re. E parlò Nabuchodonosor re, e disse: È vero, o Sidrach. Misach e Abdenago, che voi non rendete culto ai miei dei e non adorate la statua d'oro che io ho eretta? Ora dunque se voi siete a ciò disposti, in quel momento in cui udirete il suono della tromba, del flauto, della cetra, della zampogna, del salterio, del timpano, e ogni genere di strumenti musicali, prostratevi e adorate la statua che io ho fatta che se non l'adorerete in quel punto stesso sarete gettati in una fornace di fuoco ardente: e quale è il Dio che vi sottrarrà al mio potere? Risposero Sidrach, Misach e Abdenago e dissero al re Nabuchodonosor: Non è necessario che noi ti diamo risposta. Perché certamente il Dio nostro che noi adoriamo, può liberarci dalla fornace di fuoco ardente e sottrarci al tuo patere, o re. Ma se anche non lo volesse fare, sappi, o re, che non rendiamo culto ai tuoi dei e non adoriamo la statua d'oro da te eretta. Allora Nabuchodonosor entrò in furore, e la sua faccia cambiò di colore verso Sidrach, Misach e Abdenago, e comandò che si accendesse il fuoco nella fornace sette volte più dell'usato. E ad uomini fortissimi del suo esercito diede ordine che legassero i piedi di Sidrach, Misach e Abdenago, e li gettassero nella fornace di fuoco ardente. E tosto, questi tre uomini legati nei piedi, avendo, i loro calzoni e tiare e i loro calzari e le loro vesti, furono gettati in mezzo alla fornace di fuoco ardente: poiché il comando del re non ammetteva indugi, e la fornace era accesa straordinariamente. Ma la fiamma di, improvviso incenerì coloro che vi avevano gettato Sidrach, Misach e Abdenago: mentre questi tre e cioè Sidrach, Misach e Abdenago caddero legati nel mezzo della fornace ardente. E camminavano in mezzo alle fiamme lodando Dio e benedicendo il Signore.

Oratio
Orémus.
Omnípotens sempitérneDeus, spes única mundi, qui Prophetárum tuorum præcónio præséntium témporum declarásti mystéria: auge pópuli tui vota placátus; quia in nullo fidélium, nisi ex tua inspiratióne, provéniunt quarúmlibet increménta virtútum. Per Dóminum nostrum Jesum Christum, Fílium tuum: Qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus per omnia saecula saeculorum. Amen.

Onnipotente, sempiterno Iddio, unica speranza del mondo, che colla voce dei tuoi profeti hai manifestato i misteri dei tempi presenti; accresci pietoso i desideri del popolo tuo, poiché in nessuno dei tuoi fedeli vi sarà aumento di virtù, se tu non li aiuti con le tue ispirazioni. Per il Signore nostro Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

Benedictio fontis
                                                                          
                                   
Se nella chiesa vi è il fonte battesimale, il Sacerdote depone la pianeta e assume il piviale violaceo e, precedenti la croce e il cero benedetto, va coi ministri e il clero al medesimo fonte. Frattanto si canta

Sicut cervus desíderat ad fontes aquárum: iía desíderat ánima mea ad te, Deus.
V. Sitívit ánima mea ad Deum vivum: quando véniam, et apparébo ante fáciem Dei?
V. Fuérunt mihi lácrimæ meæ panes die ac nocte, dum dícitur mihi per síngulos dies: Ubi est Deus tuus?

Come il cervo brama una fonte d'acqua, così l'anima mia anela a te, o mio Signore.
V. L'anima mia ha sete del Dio vivente: quando verrò e comparirò innanzi alla faccia di Dio?
V. Le lacrime sono diventate mio cibo giorno e notte, mentre mi sento chiedere continuamente: dov'è il tuo Dio?

Prima di accedere al fonte il Sacerdote dice questa orazione

V. Dóminus vobíscum.
R. Et cum spíritu tuo.
Orémus.
Omnípotens sempitérne Deus, réspice propítius ad devotiónem pópuli renascéntis, qui, sicut cervus, aquárum tuárum éxpetit fontem: et concéde propítius; ut fídei ipsíus sitis, baptísmatis mystério, ánimam corpúsque sanctíficet. Per Dominum nostrum Jesum Christum, Filium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.

Onnipotente e misericordioso Signore, riguarda propizio alla devozione del tuo popolo che sta per rinascere, e che, come cervo, brama la fonte delle tue acque e concedi benigno che la sete della sua fede, mediante il mistero del Battesimo, santifichi il corpo e l'anima. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

Quindi procede alla benedizione del fonte

V. Dóminus vobíscum.
R. Et cum spíritu tuo.
Orémus
Omnípotens sempitérne Deus, adésto magnæ pietátis tuæ mystériis, adésto sacraméntis: et ad recreándos novos pópulos, quos tibi fons baptísmatis párturit, spíritum adoptiónis emítte; ut, quod nostræ humilitátis geréndum est ministério, virtútis tuæ impleátur efféctu. Per Dóminum nostrum Jesum Christum, Filium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitáte Spiritus Sancti Deus

Preghiamo
Dio onnipotente ed eterno, sii presente a questi misteri della tua grande bontà, assisti a questi sacramenti e a ricreare i popoli novelli, che il fonte battesimale ti genera, manda lo Spirito di adozione; onde per opera della tua potenza si attui, quanto sì compie dal nostro umile ministero. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo

Elevando la voce in tono di prefazio il celebrante canta

Per omnia sǽcula sæculórum.
R. Amen.
V. Dóminus vobíscum.
R. Et cum Spíritu tuo.
V. Sursum corda.
R. Habémus ad Dóminum.
V. Grátias agámus Dómino Deo nostro.
R. Dignum et justum est.

Vere dignum et justum est, æquum et salutáre, nos tibi semper et ubíque grátias ágere, Dómine sancte, Pater omnípotens, ætérne Deus: Qui invisíbili poténtia sacramentórum tuórum mirabíliter operáris efféctum: Et licet nos tantis mystériis exsequéndis simus indígni: Tu tamen grátiæ tuæ dona non déserens, etiam ad nostras preces aures tuæ pietátis inclínas. Deus, cujus Spíritus super aquas inter ipsa mundi primórdia ferebátur: ut jam tunc virtútem sanctificatiónis aquárum natúra concíperet. Deus, qui, nocéntis mundi crímina per aquas ábluens, regeneratiónis spéciem in ipsa dilúvii effusióne signásti: ut, uníus ejusdémque eleménti mystério, et finis esset vítiis et orígo virtútibus. Réspice, Dómine, in fáciem Ecclésiæ tuæ, et multíplica in ea regeneratiónes tuas, qui grátiæ tuæ affluéntis ímpetu lætíficas civitátem tuam: fontémque baptísmatis áperis toto orbe terrárum géntibus innovándis: ut, tuæ majestátis império, sumat Unigéniti tui grátiam de Spíritu Sancto.

È veramente cosa degna e giusta, equa e salutare che noi sempre ed ovunque ti rendiamo grazie, o Signore santo, Padre onnipotente, eterno Iddio. Il Quale con invisibile potenza mirabilmente raggiungi l'effetto dei tuoi sacramenti. Benché ministri indegni di così grandi misteri, Tu non abbandoni quelli che sono oggetto della tua grazia e chini l'orecchio della tua bontà anche alle nostre preghiere. O Dio, il cui Spirito, al principio del mondo, aleggiava sulle acque, affinché fin da allora l'acqua naturale ricevesse la virtù di santificare le anime. O Dio, che astergendo i crimini di un mondo colpevole mediante l'acqua, indicasti una figura della redenzione nella stessa inondazione del diluvio; così che da un medesimo elemento misteriosamente si avesse e fine dei peccati e principio delle virtù! Riguarda, o Signore, alla tua Chiesa ed in essa moltiplica le tue rigenerazioni, Tu che con l'effluvio della tua grazia rallegri la tua santa città e in tutto il mondo apri le fonti del Battesimo per rinnovare le nazioni; affinché, al comando della i tua maestà, essa riceva la grazia del tuo unico Figlio dallo Spirito Santo.

Qui il Sacerdote con la mano estesa separa l’acqua in forma di croce

Qui hanc aquam, regenerándis homínibus præparátam, arcána sui núminis admixtióne fecúndet: ut, sanctificatióne concépta, ab immaculáto divíni fontis útero, in novam renáta creatúram, progénies cœléstis emérgat: Et quos aut sexus in córpore aut ætas discérnit in témpore, omnes in unam páriat grátia mater infántiam. Procul ergo hinc, jubénte te, Dómine, omnis spíritus immundus abscédat: procul tota nequítia diabólicæ fraudis absístat. Nihil hic loci hábeat contráriæ virtútis admíxtio: non insidiándo circúmvolet: non laténdo subrépat: non inficiéndo corrúmpat.

Il Quale Spirito Santo, col suo arcano influsso, renda feconda quest'acqua preparata per la rigenerazione degli uomini; affinché avuta la benedizione, sorga dal seno immacolato di questo fonte divino una progenie celeste, una creatura rinata a nuova vita; e la Grazia, come madre, generi tutti alla medesima infanzia, senza distinzione di età e di sesso. Lontano di qui pertanto e per tuo comando, o Signore, se ne vada ogni spirito immondo; si allontani ogni malizia di diabolico inganno. Qui non possa immischiarsi alcuna potenza nemica, né insidiosa raggirarsi, né insinuante nascondersi, né col contatto infettare.

Il Sacerdote tocca l’acqua con la mano.

Sit hæc sancta et ínnocens creatúra líbera ab omni impugnatóris incúrsu, et totíus nequítiæ purgáta discéssu. Sit fons vivus, aqua regénerans, unda puríficans: ut omnes hoc lavácro salutífero diluéndi, operánte in eis Spíritu Sancto, perféctæ purgatiónis indulgéntiam consequántur.

Sia questa creatura santa ed innocente, libera da ogni assalto nemico e purificata con l'allontanamento di ogni malizia. Sia fonte vivo, acqua rigeneratrice, onda purificatrice; affinché quanti saranno lavati in questo bagno salutare, ricevano, per opera dello Spirito Santo, la grazia di una perfetta purificazione.

Il Sacerdote fa tre segni di croce sul fonte dicendo:

Unde benedíco te, creatúra aquæ, per Deum  vivum, per   verum, per Deum  sanctum: per Deum, qui te in princípio verbo separávit ab árida: cujus Spíritus super te ferebátur.

Perciò ti benedico, o creatura acqua, per il Dio vivente, per il Dio vero, per il Dio Santo; per quel Dio che, nel principio, con una parola, ti separò dalla terra; e il cui Spirito aleggiava su di te.

Il Sacerdote divide l’acqua verso i quattro punti cardinali

Qui te de paradisi fonte manáre fecit, et in quátuor flumínibus totam terram rigáre præcépit. Qui te in desérto amáram, suavitáte indita, fecit esse potábilem, et sitiénti pópulo de petra prodúxit. Be  nedíco te et per Jesum Christum, Fílium ejus únicum, Dominum nostrum: qui te in Cana Galilæ signo admirábili sua poténtia convértit in vinum. Qui pédibus super te ambulávit: et a Joánne in Jordáne in te baptizátus est. Qui te una cum sánguine de látere suo prodúxit: et discípulis suis jussit, ut credéntes baptizaréntur in te, dicens: Ite, docéte omnes gentes, baptizántes eos in nómine Patris, et Fílii, et Spíritus Sancti.

Per quel Dio che ti fece scaturire dal mezzo del Paradiso e divisa in quattro fiumi ti comandò di irrigare tutta la terra; che nel deserto da amara ti rese soave e potabile, e poi dalla pietra ti fece scaturire per dissetare il popolo. Ti benedico anche per Gesù Cristo, Signor nostro, unico suo Figlio, che in Cana di Galilea, con segno mirabile ti convertì in vino. Che a piedi asciutti camminò su di te, e in te fu da Giovanni battezzato al Giordano, Per Gesù che, unitamente al sangue, ti fece uscire dal suo costato e comandò ai discepoli di battezzare in te i credenti, dicendo: «Andate, ammaestrate tutte le genti, battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo».

Dal tono di prefazio si passa al tono di lezione

Hæc nobis præcépta servantibus, tu, Deus omnípotens, clemens adésto: tu benignus aspíra.

Dio onnipotente, guarda propizio a quanto noi facciamo in obbedienza ai tuoi precetti; benigno invia il tuo Spirito.

Il Sacerdote alita tre volte a forma di croce sull’acqua dicendo

Tu has simplices aquas tuo ore benedicito: ut præter naturálem emundatiónem, quam lavándis possunt adhibere corpóribus, sint etiam purificándis méntibus efficáces.

Tu stesso con la tua bocca benedici queste acque; affinché oltre la naturale efficacia di lavare i corpi, acquistino anche quella di purificare le anime.

Il sacerdote immerge il Cero pasquale nell’acqua e, riprendendo il tono di prefazio, dice

Descéndat in hanc plenitúdinem fontis virtus Spíritus Sancti.

Discenda su tutta l'acqua di questo fonte la virtù dello Spirito Santo.

Il Sacerdore ripete “Descendat etc” per altre due volte immergendo il Cero pasquale.
Successivamente soffia sull’acqua tre volte facendo una Ψ e prosegue:

Totamque hujus aquæ substántiam regenerándi fecúndet efféctu.

E tutta quest'acqua renda capace di conferire la Rigenerazione.

Il Sacerdote toglie il cero dall’acqua e prosegue:

Hic ómnium peccatórum máculæ deleántur: hic natúra ad imáginem tuam cóndita, et ad honórem sua reformáta princípii, cunctis vetustátis squalóribus emundétur: ut omnis homo, sacraméntum hoc regeneratiónis ingréssus, in veræ innocéntiæ novam infánti am renascátur.

Siano qui cancellate tutte le macchie dei peccati: qui la natura creata a tua immagine e restituita alla dignità originale, sia mondata da tutte le sozzure del passato; affinché ogni uomo entrato in questo sacramento  di rigenerazione rinasca alla vera innocenza di una nuova infanzia.

E leggendo dice:

Per Dominum nostrum Jesum Christum, Fílium tuum: Qui ventúrus est judicáre vivos et mórtuos, et sæculum per ignem. Amen.

Il Sacerdore sparge sull’acqua in forma di croce l’Olio dei catecumeni dicendo:

Sanctificétur  et fecundétur fons iste Oleo salútis renascéntibus ex eo, in vitam ætérnam. Amen.

Sia santificato e fecondato questo fonte con l'Olio della salute per donare la vita eterna a coloro che in esso saranno rigenerati. Amen.

Allo stesso modo infonde il Crisma

Infúsio Chrísmatis Dómini nostri Jesu Christi, et Spíritus Sancti Parácliti, fiat in nómine sanctæ Trinitátis. Amen.

L'infusione del Crisma del Signor nostro Gesù Cristo e dello Spirito Santo consolatore, avvenga nel nome della santa Trinità.  Amen.

Allo stesso modo infonde assieme l’Olio dei Catecumeni e il Crisma

Commíxtio Chrísmatis sanctificatiónis, et Olei unctiónis, et Aquæ baptísmatis, páriter fiat in nómine Pa  tris, et Fí  lii, et Spíritus  Sancti. Amen.

La miscela del Crisma di santificazione e dell'olio di unzione e dell'acqua di battesimo, sia ugualmente fatta nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

Il Sacerdote e i ministri si prostrano davanti all’altare e si cantano le litanie dei Santi

Kýrie, eléison.
Christe, eléison.
Kýrie, eléison.
Christe, audi nos.
Christe, exáudi nos.
Pater de cælis, Deus, miserére nobis.
Fili, Redémptor mundi, Deus, miserére nobis.
Spíritus Sancte, Deus, miserére nobis.
Sancta Trínitas, unus Deus, miserére nobis.
Sancta María, ora pro nobis.
Sancta Dei Génitrix, ora pro nobis.
Sancta Virgo vírginum, ora pro nobis.
Sancte Míchaël, ora pro nobis.
Sancte Gábriel, ora pro nobis.
Sancte Ráphaël, ora pro nobis.
Omnes sancti Angeli et Archángeli, oráte pro nobis.
Omnes sancti beatórum Spirítuum órdines, orate pro nobis.
Sancte Joánnes Baptísta, ora pro nobis.
Sancte Joseph, ora pro nobis.
Omnes sancti Patriárchæ et Prophétæ, orate pro nobis.
Sancte Petre, ora pro nobis.
Sancte Paule, ora pro nobis.
Sancte Joánnes, ora pro nobis.
Omnes sancti Apóstoli et Evangelístæ, orate pro nobis.
Omnes sancti Discípuli Dómini, ora pro nobis.
Sancte Stéphane, ora pro nobis.
Sancte Vincénti, ora pro nobis.
Omnes sancti Mártyres, oráte.
Sancte Silvéster, ora pro nobis.
Sancte Gregóri, ora pro nobis.
Sancte Augustíne, ora pro nobis.
Omnes sancti Pontífices et Confessóres, orate pro nobis.
Omnes sancti Doctóres, oráte pro nobis.
Sancte Antóni, ora pro nobis.
Sancte Benedícte, ora pro nobis.
Sancte Domínice, ora pro nobis.
Sancte Francísce, ora pro nobis.
Omnes sancti Sacerdótes et Levítæ, orate pro nobis.
Omnes sancti Monáchi et Eremítæ, orate pro nobis.
Sancta María Magdaléna, ora pro nobis.
Sancta Agnes, ora pro nobis.
Sancta Cæcília, ora pro nobis.
Sancta Agatha, ora pro nobis.
Sancta Anastásia, ora pro nobis.
Omnes sanctæ Vírgines et Víduæ, ora pro nobis.
Omnes Sancti et Sanctæ Dei, intercédite pro nobis.
Propíti us esto, parce nobis, Dómine.
Propítius esto, exáudi nos, Dómine.
Ab omni malo, libera nos, Dómine.
Ab omni peccáto, libera nos, Dómine.
A morte perpétua, libera nos, Dómine.
Per mystérium sanctæ incarnatiónis tuæ, libera nos, Dómine.
Per advéntum tuum, libera nos, Dómine.
Per nativitátem tuam, libera nos, Dómine.
Per baptísmum et sanctum jejúnium tuum, libera nos, Dómine.
Per crucem et passiónem tuam, libera nos, Dómine.
Per mortem et sepultúram tuam, libera nos, Dómine.
Per sanctam resurrectiónem tuam, libera nos, Dómine.
Per admirábilem ascensiónem tuam, libera nos, Dómine.
Per advéntum Spíritus Sancti Parácliti, libera nos, Dómine..
In die judícii, líbera nos, Dómine.
Peccatóres, te rogámus, audi nos.
Ut nobis parcas, te rogámus, audi nos.
Ut Ecclésiam tuam sanctam régere et conserváre dignéris, te rogámus, audi nos.
Ut domnum apostólicum et omnes ecclesiásticos órdines in sancta religióne conserváre dignéris, te rogámus, audi nos.
Ut inimícos sanctæ Ecclésiæ humiliáre dignéris, te rogámus, audi nos.
Ut regibus et princípibus christiánis pacem et veram concórdiam donáre dignéris, te rogámus, audi nos.
Ut nosmetípsos in tuo sancto servítio confortáre et conserváre dignéris, te rogámus, audi nos.
Ut ómnibus benefactóribus nostris sempitérna bona retríbuas, te rogámus, audi nos.
Ut fructus terræ dare et conserváre dignéris, te rogámus, audi nos.
Ut ómnibus fidélibus defúnctis réquiem ætérnam donáre dignéris, te rogámus, audi nos.
Ut nos exaudíre dignéris, te rogámus, audi nos.
Agnus Dei, qui tollis peccáta mundi, parce nobis, Dómine.
Agnus Dei, qui tollis peccáta mundi, exáudi nos, Dómine.
Agnus Dei, qui tollis peccá ta mundi, miserére nobis.
Christe, audi nos.
Christe, exáudi nos.

Missa de Vigilia
Statio ad sanctum Joannem in Laterano
Duplex I classis
  


Durante il canto del Kyrie il Sacerdote e i ministri recitano le preghiere ai piedi dell’altare. Finito il Kyrie il celebrante intona il Gloria e le campane suonano a festa.

ORATIO
Orémus.
Deus, qui hanc sacratíssimam noctem glória Domínicæ Resurrectiónis illústras: consérva in nova famíliæ tuæ progénie adoptiónis spíritum, quem dedísti; ut, córpore et mente renováti, puram tibi exhíbeant servitútem. Per eundem Dominum nostrum Jesum Christum filium tuum, qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti, Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.

Preghiamo.
Dio, che fai risplendere questa notte della Risurrezione del Signore, conserva nei nuovi figli della tua famiglia, lo spirito di adozione loro donato affinché, rinnovati nel corpo e nello spirito, ti prestino un servizio immacolato. Per il medesimo nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

LECTIO
Léctio Epístolæ beáti Pauli Apóstoli ad Colossénses.
Col. 3, 1-4.
Fratres: Si consurrexístis cum Christo, quæ sursum sunt quærite, ubi Christus est in déxtera Dei sedens: quæ sursum sunt sápite, non quæ super terram. Mórtui enim estis, et vita vestra est abscóndita cum Christo in Deo. Cum Christus appáruerit, vita vestra: tunc et vos apparébitis cum ipso in glória.

Fratelli, se siete risuscitati con Cristo, cercate le realtà di lassù, ove è Cristo assiso alla destra del Padre; pensate alle cose di lassù e non a quelle della terra; perché voi siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio. Quando però il Cristo, vostra vita, si mostrerà, allora anche voi comparirete con lui nella gloria.

Conclusa l’Epistola il celebrante intona tre volte, con voce sempre più alta. l’Alleluia, cui risponde il coro.
Poi il coro prosegue

Confitémini Dómino, quóniam bonus: quóniam in sæculum misericordia ejus.
Laudáte Dóminum, omnes gentes: et collaudáte eum, omnes pópuli,
V. Quóniam confirmáta est super nos misericórdia ejus: et véritas Dómini manet in ætérnum.

Celebrate il Signore perché Egli è buono, perché eterna è la sua misericordia.
Nazioni tutte lodate il Signore; popoli tutti, lodatelo!
V. Poiché la sua misericordia è stata confermata sopra di noi; e la fedeltà del Signore dura in eterno.

EVANGELIUM
Sequéntia sancti Evangélii secúndum Matthæum.
Matth. 28, 1-7
Véspere autem sábbati, quæ luce scit in prima sábbati, venit María Magdaléne et áltera María vidére sepúlcrum. Et ecce, terræmótus factus est magnus. Angelus enim Dómini descéndit de cœlo: et accédens revólvit lápidem, et sedébat super eum: erat autem aspéctus ejus sicut fulgur: et vestiméntum ejus sicut nix. Præ timóre autem ejus extérriti sunt custódes, et facti sunt velut mórtui. Respóndens autem Angelus, dixit muliéribus: Nolíte timére vos: scio enim, quod Jesum, qui crucifíxus est, quæritis: non est hic: surréxit enim, sicut dixit. Veníte, et vidéte locum, ubi pósitus erat Dóminus. Et cito eúntes, dícite discípulis ejus, quia surréxit: et ecce, præcédit vos in Galilæam: ibi eum vidébitis. Ecce, prædíxi vobis.

Dopo il sabato, mentre già albeggiava il primo giorno della settimana, Maria Maddalena e l'altra Maria tornarono a visitare il sepolcro. Quand'ecco venire un gran terremoto; perché un Angelo del Signore sceso dal cielo si appressò al sepolcro e, ribaltatane la pietra, vi si mise a sedere sopra. Il suo aspetto era come la folgore e la sua veste candida come la neve. E per lo spavento che ebbero di lui tremarono le guardie e rimasero come morte. Ma l'Angelo prese a dire alle donne: «Voi non temete; so che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui perché è risorto, come aveva detto: venite a vedere il luogo dove giaceva il Signore. Quindi, andate presto a dire ai suoi discepoli che è risuscitato dai morti: ed ecco vi precede in Galilea, ivi lo vedrete. Ecco vi ho avvertito.

SECRETA
Suscipe, quǽsumus, Dómine, preces pópuli tui, cum oblatiónibus hostiárum: ut paschálibus initiátam mystériis, ad æternitátis nobis medélam, te operánte, profíciant. Per Dominum nostrum Jesum Christum, Filium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen

Ti supplichiamo o Signore, di accogliere le preghiere del tuo popolo insieme a questi doni; affinché essi, consacrati dai misteri pasquali, ci servano, per la tua grazia, di rimedio per l'eternità. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

PRÆFATIO PASCAHLIS
Vere dignum et justum est, æquum et salutáre: Te quidem, Dómine, omni témpore, sed in hac potissímum nocte gloriósius prædicáre, cum Pascha nostrum immolátus est Christus. Ipse enim verus est Agnus, qui ábstulit peccáta mundi. Qui mortem nostram moriéndo destrúxit et vitam resurgéndo reparávit. Et ídeo cum Angelis et Archángelis, cum Thronis et Dominatiónibus cumque omni milítia cœléstis exércitus hymnum glóriæ tuæ cánimus, sine fine dicente

È veramente degno e giusto, conveniente e salutare: Che Te, o Signore, esaltiamo in ogni tempo, ma ancor più gloriosamente in questa notte in cui, nostro Agnello pasquale, si è immolato il Cristo. Egli infatti è il vero Agnello, che tolse i peccati del mondo. Che morendo distrusse la nostra morte, e risorgendo ristabilì la vita. E perciò con gli Angeli e gli Arcangeli, con i Troni e le Dominazioni, e con tutta la milizia dell’esercito celeste, cantiamo l’inno della tua gloria, dicendo senza fine

INFRA ACTIONEM
Communicántes, et noctem sacratíssimam celebrántes Resurrectiónis Dómini nostri Jesu Christi secúndum carnem: sed et memóriam venerántes, in primis gloriósæ semper Vírginis Maríæ, Genetrícis ejusdem Dei et Dómini nostri Jesu Christi: sed et beatórum Apostolórum ac Mártyrum tuorum, Petri et Pauli, Andréæ, Jacóbi, Joánnis, Thomæ, Jacóbi, Philippi, Bartholomæi, Matthæi, Simónis et Thaddæi: Lini, Cleti, Cleméntis, Xysti, Cornélii, Cypriáni, Lauréntii, Chrysógoni, Joánnis et Pauli, Cosmæ et Damiáni: et ómnium Sanctórum tuórum; quorum méritis precibúsque concédas, ut in ómnibus protectiónis tuæ muniámur auxílio. Jungit manus. Per eúndem Christum, Dóminum nostrum. Amen.

Uniti in una stessa comunione celebriamo il giorno santissimo della Resurrezione corporea del Signore nostro Gesù Cristo; e veneriamo anzitutto la memoria della gloriosa sempre Vergine Maria, Madre del medesimo nostro Dio e Signore Gesù Cristo: e di quella dei tuoi beati Apostoli e Martiri: Pietro e Paolo, Andrea, Giacomo, Giovanni, Tommaso, Giacomo, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Simone e Taddeo, Lino, Cleto, Clemente, Sisto, Cornelio, Cipriano, Lorenzo, Crisogono, Giovanni e Paolo, Cosma e Damiano, e di tutti i tuoi Santi; per i meriti e per le preghiere dei quali concedi che in ogni cosa siamo assistiti dall'aiuto della tua protezione. Per il medesimo Cristo nostro Signore. Amen.

Hanc ígitur oblatiónem servitútis nostræ, sed et cunctæ famíliæ tuæ, quam tibi offérimus pro his quoque, quos regeneráre dignátus es ex aqua et Spíritu Sancto, tríbuens eis remissiónem ómnium peccatórum, quǽsumus, Dómine, ut placátus accípias: diésque nostros in tua pace dispónas, atque ab ætérna damnatióne nos éripi, et in electórum tuórum júbeas grege numerári. Jungit manus. Per Christum, Dóminum nostrum. Amen.

Ti preghiamo, dunque, o Signore, di accettare placato questa offerta di noi tuoi servi e di tutta la tua famiglia e anche per quelli che di sei degnato di rigenerare dall'acqua e dallo Spirito Santo, concedendo loro la remissione di tutti i peccati, fa che i nostri giorni scorrano nella tua pace e che noi veniamo liberati dall’eterna dannazione e annoverati nel gregge dei tuoi eletti. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Dopo la comunione si cantano i Vespri

Ant. Allelúja, * allelúja, allelúja.
Laudáte Dóminum, omnes gentes: * laudáte eum, omnes pópuli.
Quóniam confirmáta est super nos misericórdia ejus: * et véritas Dómini manet in ætérnum.
Glória Patri, et Fílio, * et Spirítui Sancto.
Sicut erat in princípio, et nunc, et semper, * et in sǽcula sæculórum. Amen.

Lodate il Signore, voi tutte, o genti: * lodatelo voi tutti, o popoli.
Perche si è confermata su di noi la sua misericordia, * e la fedeltà del Signore dura  in eterno.
Gloria al Padre, al Figlio, * e allo Spirito Santo.
Come era nel principio e ora e sempre, * nei secoli dei secoli. Amen

Ant. Allelúja, allelúja, allelúja.

Ant. Véspere autem sábbati, * quæ lucéscit in prima sábbati, venit María Magdaléne, et áltera María, vidére sepúlchrum, allelúja.

Magníficat  * anima mea Dóminum:
Et exsultávit spíritus meus * in Deo, salutári meo.
Quia respéxit humilitátem ancíllæ suæ: * ecce enim, ex hoc beátam me dicent omnes generatiónes.
Quia fecit mihi magna qui potens est: * et sanctum nomen ejus.
Et misericórdia ejus a progénie in progénie * timéntibus eum.
Fecit poténtiam in bráchio suo: * dispérsit supérbos mente cordis sui.
Depósuit poténtes de sede, * et exaltávit húmiles.
Esuriéntes implévit bonis: * et dívites dimísit inánes.
Suscépit Israël, púerum suum, * recordátus misericórdiæ suæ.
Sicut locútus est ad patres nostros, * Abraham, et sémini ejus in sǽcula.
Glória Patri, et Fílio, * et Spirítui Sancto.
Sicut erat in princípio, et nunc, et semper, * et in sǽcula sæculórum. Amen.

L’anima mia * magnifica il Signore.
Ed esulta lo spirito mio * in Dio, mio Salvatore.
Perché egli ha riguardato alla bassezza della sua ancella: * ed ecco da questo punto tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Perché quegli che é potente ha operato in me grandi cose, * e santo è il suo nome.
E la sua misericordia di generazione in generazione * si spande su quanti lo temono.
Egli spiegò la forza del suo braccio: disperse gli orgogliosi nei pensieri del loro cuore.
Depose i potenti dal trono, * ed esaltò gli umili.
Ricolmò di beni i famelici, * e rimandò i ricchi a mani vuote.
Rialzò Israele, suo servo, * ricordandosi della sua misericordia.
Secondo quanto aveva promesso ai padri nostri, * ad Abramo ed ai suoi discendenti nei secoli.
Gloria al Padre, al Figlio, * e allo Spirito Santo.
Come era nel principio e ora e sempre, * nei secoli dei secoli. Amen.

Ant. Véspere autem sábbati, * quæ lucéscit in prima sábbati, venit María Magdaléne, et áltera María, vidére sepúlchrum, allelúja.

POSTCOMMUNIO
Orémus.
Spíritum nobis, Dómine, tuæ caritátis infúnde: ut, quos sacraméntis paschálibus satiásti, tua fácias pietáte concórdes. Per Dominum nostrum Jesum Christum, Filium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitate eiusdem Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.

Preghiamo.
O Signore, effondi in noi lo spirito della tua carità, affinché noi, che hai nutrito dei misteri pasquali, faccia, per la tua bontà, sempre concordi. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con il medesimo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.


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