giovedì 31 maggio 2018

Dottrina e canoni Tridentini della comunione sotto le due specie

Sebbene fin dai primordi della Chiesa pure i fedeli comunicassero al calice, l'insorgere in Occidente di varie eresie eucaristiche, la Chiesa Latina adottò progressivamente l'uso di comunicare i fedeli con la sola Ostia consacrata, per inculcare la verità di fede delle sostanziale presenza del Cristo tutto intero - Christus totus - sotto ciascuna delle due specie, come bene spiega san Tommaso (ST, III, q. 76, a. 2). Insorgendo gli eretici del secolo XV e XVI contro questa prassi ecclesiastica, il Concilio Tridentino con decreto del 16 giugno 1562 volle chiarire la faccenda. 


Proemio.- Il sacrosanto Concilio ecumenico e generale Tridentino, legittimamente riunito nello Spirito Santo, sotto la presidenza dei medesimi Legati della Sede Apostolica, poiché per le arti dell’iniquissimo demonio sono state messe in giro, in diversi luoghi, cose mostruose sull’adorabile e santissimo Sacramento dell’Eucarestia, per cui in alcune province molti sembrano essersi allontanati dalla fede e dall’obbedienza della Chiesa Cattolica, crede che a questo punto debbano esporsi le verità che riguardano la comunione sotto le due specie e la comunione dei fanciulli. Esso, quindi, proibisce assolutamente a tutti i fedeli cristiani di osare di credere, insegnare, predicare diversamente, in seguito, su questi argomenti, da quanto è stato spiegato e definito con questi decreti.

Capitolo I.- Dichiara, dunque, ed insegna, lo stesso santo sinodo, istruito dallo Spirito Santo, - che è Spirito di sapienza e di intelletto, Spirito di consiglio e di pietà (Cfr. Is 11, 2) -, ed attenendosi al giudizio e all’uso della Chiesa stessa, che i laici e i chierici che non celebrano, non sono obbligati da nessun precetto divino a ricevere il sacramento dell’Eucarestia sotto le due specie, e che non si può assolutamente dubitare (senza diminuzione per la fede) che basti ad essi, per la salvezza, la comunione sotto una sola specie. Poiché, anche se Cristo signore, nell’ultima cena istituì e diede agli apostoli questo Sacramento sotto le specie del pane e del vino, non è detto, però, che quella istituzione e quella consegna voglia significare che tutti i fedeli per istituzione del Signore siano obbligati a ricevere l’una e l’altra specie. Che poi la comunione sotto entrambe le specie sia comandata dal Signore, non si deduce neppure dal discorso di Giovanni VI, comunque esso, secondo le varie interpretazioni dei santi padri e dottori, debba intendersi. Infatti, chi disse: “Se non mangerete la carne del Figlio dell’uomo e non berrete il suo sangue, non avrete la vita in voi, disse pure: Se qualcuno mangerà di questo pane, vivrà in eterno” (Gv 6, 52). E Chi disse: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, ha la vita eterna” (Gv 6, 55), disse anche: “Il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”; e finalmente chi disse: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me ed io in lui” (Gv 6, 57), disse, tuttavia: “Chi mangia questo pane, vive in eterno” (Gv 6, 59).

Capitolo II.- Il Concilio dichiara, inoltre, che la Chiesa ha sempre avuto il potere di stabilire e mutare nella distribuzione dei sacramenti, salva la loro sostanza, quegli elementi che ritenesse di maggiore utilità per chi li riceve o per la venerazione degli stessi sacramenti, a seconda delle circostanze, dei tempi e dei luoghi. Cosa che l’apostolo sembra accennare chiaramente, quando dice: “La gente ci ritenga servi di Cristo e dispensatori dei misteri di Dio” (1Cor 4, 1). Ed è abbastanza noto che egli stesso si è servito di questo potere, sia in molte altre circostanze (Cfr. At 16. 3; 21, 26-27) che in relazione a questo stesso sacramento, quando, date alcune disposizioni circa l’uso di esso: “Il resto, dice, lo disporrò quando verrò” (1Cor 11, 34). Perciò la Santa Madre Chiesa, consapevole di questo suo potere nell’amministrazione dei sacramenti, anche se all’inizio della Religione Cristiana l’uso delle due specie non era stato infrequente, col progredire del tempo, tuttavia, mutato in larghissima parte della chiesa quell’uso, spinta da gravi e giusti motivi, approvò la consuetudine di dare la comunione solo sotto una sola specie e credette bene farne una legge, che non è lecito riprovare o cambiare a proprio capriccio, senza l’autorità della stessa Chiesa.

Capitolo III.- Il concilio dichiara, inoltre, che quantunque il nostro Redentore, com’è stato detto poco fa, abbia istituito e dato agli Apostoli, nell’ultima cena, questo sacramento sotto due specie, bisogna tuttavia confessare che anche sotto una sola specie si riceve Cristo tutto intero e il vero sacramento, e che, per quanto riguarda il frutto, quelli che ricevono una sola specie non vengono defraudati di nessuna grazia necessaria alla salvezza.

Capitolo IV.- Finalmente lo stesso santo sinodo insegna che i bambini che non hanno l’uso della ragione, non sono obbligati da alcuna necessità alla comunione sacramentale dell’eucarestia. Rigenerati, infatti, dal lavacro del battesimo (Cfr. Tt 3, 5) e incorporati a Cristo, non possono, a quell’età, perdere la grazia di figli di Dio, che hanno acquistato.

Non si deve, tuttavia, condannare l’antichità, se in qualche luogo ha conservato quest’uso. Come, infatti, quei padri santissimi dovettero avere un motivo plausibile, per l’indole di quei tempi, che giustificasse il loro modo d’agire, così bisogna credere che, senza dubbio, hanno agito in tal modo, senza pensare affatto che ciò fosse necessario alla salvezza.

CANONI
1. Se qualcuno dirà che tutti e singoli i fedeli cristiani devono ricevere l’una e l’altra specie del santissimo sacramento dell’eucarestia per divino precetto o perché sia necessario alla salvezza, sia anatema.
2. Chi dirà che la santa chiesa cattolica non sia stata addotta da giuste ragioni e da giusti motivi, a dare la comunione ai laici e a quei sacerdoti che non celebrano sotto una specie soltanto o che in ciò essa erri, sia anatema.
3. Se qualcuno negherà che sotto la sola specie del pane si riceve Cristo, fonte ed autore di tutte le grazie, tutto intero perché, come alcuni dicono falsamente, non è ricevuto sotto l’una e l’altra specie, secondo l’istituzione di Cristo, sia anatema.
4. Se qualcuno dirà che la comunione eucaristica è necessaria ai bambini anche prima che abbiano raggiunto l’età di ragione, sia anatema.




Nessun commento:

Posta un commento

Supplica a Nostra Signora di Loreto

"È provato da testimoni degni di fede che la Santa Vergine, dopo aver trasportato per l’onnipotenza divina, la sua immagine e la prop...